sabato 29 marzo 2014

Riceviamo e pubblichiamo.

Cosa rischia davvero l'Italia

Beppe Grillo, il baratro antidemocratico

Perché il M5S è una minaccia reale per la democrazia italiana, il baratro su cui siamo sospesi

Beppe Grillo, il baratro

 
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Sabato scorso ho fatto colazione leggendo il reportage di Carlotta Gall sulla connivenza fra l’Isi, il servizio segreto pakistano, e Bin Laden. Un bel pezzo che racconta come degli apparati di sicurezza pakistani riescano da anni a giocare su due tavoli, avendo dall’altra parte non San Marino, ma la più grande potenza militare e tecnologica del mondo. Una volta finito di leggerlo, come sempre si fa con tutto il male che esce dalle pagine dei giornali, sia esso uno tsunami in Indonesia o un editoriale di Polito, ho riposto questa storia da qualche parte sul fondo della mente, sicuro che non ci avrei ripensato presto. Ero anche altrettanto sicuro che l’etichetta giusta per archiviare quei fatti fosse “cose che accadono dall’altra parte del mondo / riflessioni metodologiche sul giornalismo / fatti una vita Quit”.
La storia però è tornata fuori prima del previsto quando in serata ho ricevuto una mail di un amico che mi segnalava come L’INYT in Pakistan fosse uscito privo dell’articolo della Gall. Il tipografo locale non aveva trovato niente di meglio che lasciare in bianco due terzi della prima pagina e confermare così implicitamente tutto l’impianto accusatorio del pezzo.
gall-islamabad
Il mio amico aveva accluso alla mail anche un commento alla vicenda
«Se Grillo vince le elezioni, l’INYT arriverà così anche in Italia»
Nonostante le cose che ho scritto su Grillo sul momento l’ho trovata un po’ un’esagerazione. Di nuovo ho archiviato il tutto aggiungendo le tag “censura” e “Maracaibo mare forza nove /partire si ma dove”.
Gradualmente però ho realizzato che l’ipotesi del mio amico non era affatto campata in aria. Grillo ovviamente non c’entra nulla con i Taliban, né con i servizi segreti, e il contesto dell’Italia contemporanea è totalmente diverso rispetto a quello del Pakistan, ma forse è proprio questa diversità, il nostro dare per scontato un certo grado di libertà, che non ci permette di vedere un fenomeno come il movimento 5 stelle per quello che è realmente: qualcosa di pericoloso per la democrazia e per la libertà di stampa. Seriamente pericoloso.
Il movimento di Grillo si autocelebra come portatore della verità rivelata e assoluta, espressione unica e univoca della volontà popolare, in opposizione a un magma indistinto di affaristi, corrotti uniti dalla volontà di nascondere la suddetta verità per i propri sordidi scopi personali a cui gli elettori possono credere solo nella misura in cui non capiscono.
La visione rientra nella più classica delle strutture complottiste-paranoiche, secondo le quali chi “non è con noi” non solo “è contro di noi” ma è anche in malafede e al soldo di qualcun altro. La politica per i cinquestelle non è rappresentanza d’interessi compositi, ma si configura come la dialettica di illuminati vs resto del mondo. La struttura delle sette, degli estremisti religiosi e dei sistemi totalitari.
L’idea originaria, lo sappiamo bene, era: esiste una verità unica e indivisibile magicamente evocabile attraverso la consultazione sul web. Questo è stato il cavallo di battaglia durante la scorsa campagna elettorale, poi il tema è finito un po’ in ombra, forse perché ha tutta l’aria di un postulato idiota se in vita vostra avete avuto almeno un Gameboy. Nel primo, disastroso, anno dei 5 stelle in parlamento (quello che dovevano aprire come “una scatola di tonno”, qualsiasi cosa questo significhi) le famose piattaforme di voto promesse non sono state realizzate e sono finite nel dimenticatoio, sostituite da brevi processi politici per le espulsioni di parlamentari “traditori” avallati tramite votazioni non certificate da enti terzi, tenute sul sito di proprietà di Beppe Grillo. Durante l’intervista da Mentana, Grillo si è lasciato sfuggire anche una raffinata analisi a più livelli dei rischi insiti nelle forme di consultazione online dell’elettorato:
«I Piraten si sono liquefatti con il liquid feedback»
Una spiegazione esauriente, un po’ come quando, poco dopo, interrogato su come si comporterebbe con la Merkel recita in un pessimo tedesco una filastrocca e una barzelletta su un wurstel, risposte che se non altro hanno il pregio di spiegare come mai Scanzi lo giudichi uno statista.
Al di là della croccante scorza urlata di democrazia totale, il movimento 5 stelle ha il più classico funzionamento dei partiti totalitari: Grillo di fatto decide tutto o direttamente oppure tramite strutture che rispondono ai suoi voleri o nella migliore delle ipotesi sono totalmente prive di trasparenza. Per farlo si avvale talvolta di stratagemmi puerili, come decidere in maniera unilaterale un regolamento e poi cacciare chi non lo rispetta. Il segreto immagino sia scrivere un decalogo e poi uscire dalla stanza quando lo fai firmare, in questo modo non si chiama più “fai quel cazzo che ti dico io” ma “democrazia interna”. Chi si oppone al leader maximo viene prima emarginato poi espulso, inevitabilmente.
grillo-fischia
(“Democrazia” è quando Casaleggio fischia)
Grillo poi mente. Mente di continuo, e se una dose fisiologica di menzogna politica è il prezzo che dobbiamo pagare per non essere governati da un sanguinario faraone che può permettersi il lusso della verità assoluta sorretto dall’irrilevanza del popolo, Grillo riesce sempre a essere irritante come una suora che canta Alicia Keys dato che, quando non mente esplicitamente o semplifica capziosamente, sta accusando gli altri di mentire.
Il 21 marzo ad esempio, sempre da Mentana, fa l’apologia dei movimenti “leaderless”, come cito foneticamente “Occupi uoll strit”. Sfortunatamente Mentana non è quel reazionario tenerone di Will McAvoy e lascia Grillo libero di ribadire un’infinità di volte di essere solamente il portavoce del movimento. Interrogato sulle alleanze europee dichiara: «Poi decideremo insieme, non arrivano decisioni così importanti da me o da Casaleggio». Infatti il 23 Marzo pubblica sul suo sito il “codice di comportamento per i candidati del movimento 5 stelle alle elezioni europee” dove è messo nero su bianco non solo che Grillo è «il capo politico del m5s» ma che lui solo possiede la prerogativa di proporre alleanze in sede europea. L’esatto contrario. Ma gli altri mentono!
Come tradizione dei leader che piacciono agli italiani, Grillo è anche uno che accusa gli altri di fare quello che fa lui.
A proposito della candidatura di Rodotà a presidente della repubblica dichiara:
«Il Pd ha detto di no perché l’avevamo proposto noi. Sono dei bambini»
Detto dal “capo politico” del partito che non tratta mai con nessuno perché “sono tutti morti”.
Oppure
«Questi (D’Alema ndr) vanno in televisione a presentare il libro» (disgustato).
Detto dal leader politico che appare in tv per un’ora e dieci alla vigilia di sette comizi a pagamento, dove però, spiega, «Farò vedere delle cose» intendendo cioè oggetti. Ehi dove si comprano i biglietti?
Capolavoro supremo dell’intervista comunque è la ricostruzione che Grillo fa dell’arrivo dei 5 stelle in parlamento
«È apparso l’onesto. L’onesto intellettualmente».
In genere questo è il momento in cui se avete in casa una copia di 1984, questa incomincia a salutare il cuginetto in televisione.
L’elenco delle menzogne del movimento a 5 stelle è pressoché infinito e in continua espansione, perché la falsità è nel suo dna: è un partito azienda, personale e antidemocratico che si spaccia come uno strumento di democrazia radicale.
Il dualismo verità/menzogna è, cioè, costituivo della sua forma politica, non è un accidente storico come potrebbe essere il caso di un partito classico snaturato da oligarchie inamovibili, fenomeni corruttivi endemici ecc… Date queste premesse, Grillo ha il dovere costitutivo di mentire.
Da qui gli spettacolini da due soldi degli streaming che Grillo mette su per ricreare la tv-verità (che è il contrario della verità), lo pseudo giornalismo marketing di cui Grillo è il figlio. Come per primo ha notato Giuliano Santoro in Un Grillo qualunque, e come ioho ribadito qui, il Movimento 5 Stelle comunicativamente non è altro che la versione politicizzata di Striscia la notizia. Con gli stessi meccanismi persecutori e semplificanti, la stessa retorica squadrista. Il vero diventa super-vero (quindi inevitabilmente falso) in uno spettacolo contraffatto dall’autore.
È la politica della TV verità che si risolve regolarmente in pagliacciata, come nel caso patetico dello streaming Renzi-Grillo, dove la consapevolezza della telecamera rende impossibile ogni forma reale di azione politica. Tra l’altro: a che titolo Grillo si è recato a quell’incontro? Non può essere eletto ma può fare le consultazioni con il presidente del consiglio? Il non politico, l’incandidabile, il disinteressato, sta a capo dei politici ma senza passare per il vaglio del voto. Comodo.
Alla base di tutto ciò c’è sempre un radicale fraintendimento di cosa sia la politica. Il tentativo di trasportare la “trasparenza” negli ambiti che richiedono contrattazione e agire politico propriamente detto non genera magicamente onestà o verità, ma semplicemente un ulteriore grado di finzione. Se la telecamera entra nella stanza del potere, ne esce inevitabilmente la politica e rimane la TV-verità, ovvero il simulacro menzognero della politica. Basti pensare al caso dei pizzini Renzi-Di Maio scritti con in mente i social network, impedendo così ogni possibile contrattazione reale e realizzando l’ennesimo teatrino.
Chi vuole imporre la verità in ogni ambito non fa altro che espandere il regno del falso.
La cosa ha effetti particolarmente tragicomici quando il giovane apprendista gerarca Di Battista cerca la rissa con Speranza del Pd usando gli stessi metodi di uno Staffelli. Speranza gli sfiora la spalla e lui incomincia a urlare «Che fai mi tocchi? Che fai tocchi?» Un uomo dietro di loro dice «Puttana Eva, fai una dichiarazione».
E Di Battista urla:
«Mi hai detto figlio di puttana Eva? Eh? Eh? Eh?»
Per qualche motivo però l’uomo non gli risponde: «Guarda cosoche ‘figlio di puttana Eva’ non è nemmeno italiano».
Di Battista allora evoca «gli italiani che hanno fame» poi chiude girandosi verso la telecamera dichiarandosi «dipendente del popolo italiano». Speranza, è cosa nota, lo pagano gli alieni.
In questo siparietto squadrista c’è tutto il geist politico dei 5 stelle.
Basta guardarli negli occhi per capire che vogliono fare gli interessi esclusivamente dei banchieri, dei lobbisti e purtroppo del crimine organizzato». Fortunatamente però Di Battista lisbugiarderà, «perché chi guarda questi occhi lo sa che dico la verità». E se clicchi “mi piace” Di Battista ti fa la dedica sul diario dei ricordi)
Questo rito della politica-verità, magari fatturabile sui siti della galassia di Casaleggio, è quello che i 5 Stelle vorrebbero sostituire in toto al giornalismo, che per loro è compattamente al servizio di banche, massoni e interessi plutocratici vari ed eventuali. La battaglia grillina contro il finanziamento pubblico ai giornali è stata una delle più grandi battaglie reazionarie degli ultimi cento anni, nella misura in cui limita drammaticamente il pluralismo dell’informazione in un momento già devastante per la sopravvivenza stessa del giornalismo, Grillo però è riuscito a farla passare come un atto di equità. D’altro canto a cosa serve il pluralismo quando tu hai già l’unica verità? E per saperla basta cliccare su questo link, generando traffico sul sito di Grillo!
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Il capo politico, durante l’intervista da Mentana, ha dichiarato con la più grande naturalezza del mondo
«Dovrebbero essere processati i giornali di questo Paese»
Mentana, invece che inchiodarlo per un’ora e mezzo alle responsabilità per la bestialità che aveva appena detto, ha riso.
Al che Grillo ha ribattuto
«Lei è lì lì, non rida tanto»
Ora questa dichiarazione apertamente fascista in tv è rimasta impunita per due motivi fondamentali: 1. Non c’era un giornalista in studio. Non dico uno che abbia il tesserino e che secondo wikipedia sia un “giornalista italiano”. Intendo uno facente funzione attiva di giornalista. 2. Grillo, capo tirannico di un partito che ha preso 8,7 milioni, viene considerato uno che queste cose le dice “per scherzo”.
Siamo aiutati in questo fraintendimento dalle uniche due modalità che Grillo usa nei suoi discorsi, ovvero “l’invettiva sbraitante” e “il mugugno insinuante”.
Il mugugno insinuante, prediletto in tv, è quando sbanfa cose tipo «maaa dai, ma lo sanno anche i bambini che le energie devono essere tutte rinnovabili» «sì ok, e come crede di riuscirci?» «Maaa dai che una volta sono andato in Germania a parlare con ‘inserisci nome scienziato a caso’, mi sono informato io. E poi c’è la rete. È che non vogliono perché sono tutti in combutta, sono tutti mooooorti!».
E qui ti rendi conto di una cosa ancora più inquietante: Grillo non è solo un politico dall’animo intimamente autoritario, anti-democratico, sistematicamente incline alla menzogna, ma è anche un cazzaro.
Grillo è il tipo di persona che al bar incomincia a parlare di un argomento per sentito dire e, quando le sue scarse conoscenze in merito vanno a schiantarsi sul muro di calcestruzzo della loro evidente insufficienza, fa un generico riferimento al fatto che tutti rubano, tutti sono falsi, tutti sono disonesti. Esclusi i presenti ovviamente.
Ecco, questo pressapochismo che parla alla frustrazione dell’italiano medio per cui il male sono sempre e solo gli altri è il suo capitale politico di base ed è quello che lo rende fondamentalmente una bomba ad orologeria.
Grillo non è solo un leader dispotico con un alto potenziale elettorale, ma anche uno che, tecniche di marketing aziendale per l’organizzazione del consenso a parte, non ha la benché minima idea di quello che sta facendo.
È, in altre parole, un irresponsabile che gioca con i destini di una nazione.
Per una sorta d’istinto naturale che ha probabilmente a che fare con l’evoluzionismo, tendiamo a sottovalutare persone di questo tipo. Una parte di noi ci dice istintivamente che individui del genere non potranno mai diventare i capi del nostro clan animale. A conti fatti è già tanto che riescano a procurarsi del cibo e un posto dove passare la notte.
La ragione che alberga in noi ci dice che prima che uno come Di Battista possa esercitare una funzione di governo dovranno bruciare tutte le biblioteche del mondo, si debba perdere la memoria storica (leggi: uccidere i vecchi), le università debbano implodere.
Ma questa ovviamente è una visione ottimistica delle cose.
Talvolta i cazzari vincono e possono fare molti più danni delle persone altrettanto in malafede ma organizzate. Gli improvvisati arrancano, sbagliano e si incattiviscono, hanno bisogno di fare il doppio delle cose sbagliate per ottenere quello che uno tirranico ma con un po’ di pulizia mentale otterrebbe nella metà del tempo.
Eppure noi continuiamo a sottovalutarli.
Sentiamo i deliri fascisti di un Grillo o di un Di Battista, ma quando vediamo una copia del New York Times censurato in Pakistan pensiamo d’istinto che non c’entri nulla con noi, con la nostra vita, perché i nostri esemplari di uomini antidemocratici ogni tanto fanno delle battute e poi sono così ignoranti e pressapochisti che non ce la faranno mai ad arrivare così in alto, a diventareveramente pericolosi. Eppure vanno in tv e dichiarano le loro intenzioni illiberali nella massima tranquillità.
Forse sarebbe più sensato cominciare a prenderli sul serio e a considerarli per quello che sono realmente: una potenziale minaccia per la democrazia e la libertà di espressione.

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