sabato 21 gennaio 2017

Doppio calcio volante di Borghi e Marattin al 5 stelle Manlio Di Stefano

La "marcia delle donne" contro Donald Trump, a Washington attesa folla oceanica (c'è anche Michael Moore). Ma la protesta è globale

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È già considerata una delle mobilitazioni di piazza più massicce della storia americana la 'marcia delle donne' in programma oggi a Washington, nel primo giorno dell'amministrazione Trump, in segno di protesta contro il nuovo presidente. 
Dall'iniziale stima di 200.000 persone scese in strada a Washington per partecipare alla manifestazione delle donne, cui partecipano anche tanti uomini, contro il presidente Donald Trump, si è arrivati ad almeno mezzo milione. Ad fornire la cifra è il vicesindaco della capitale, Kevin Donahue, secondo il quale altre persone continuano ad arrivare.
Independence Avenue, una delle due principali arterie della città che corrono accanto al National Mall, il lungo viale verde che attraversa il cuore della Washington monumentale e dei musei, è così affollata che è impossibile immettersi nel serpentone di manifestanti lungo 1,5 km. I dimostranti sono così tanti che decine di migliaia stanno vagando sullo stesso Mall, impossibilitati a raggiungere il centro della manifestazione.
Le donne hanno un cappello rosa in testa e hanno battezzato la manifestazione la marcia delle "Pussyhats", nomignolo che deriva da una gaffe video dello stesso Trump in campagna elettorale.
Ma la protesta non si svolge solo a Washington. Altre manifestazioni sono state organizzate a Boston, New York, Denver e Chicago. Qui, nella città adottiva di Barack Obama, il Chicago Tribune riferisce di 150.000 manifestanti che non riescono materialmente a marciare per le strade e si sono riunite nel centro della città per un happening.
La protesta contro Donald Trump si fa 'globale' e si stima fino ad un milione di persone nelle piazza di tutto il mondo con manifestazioni e marce ispirate alla massiccia mobilitazione di Washington. Da Londra a Berlino, da Atene a Parigi, da Milano a Roma, da Sidney a New Delhi a Stoccolma si sono già svolte o sono in corso numerose dimostrazioni.
Tanti anche i personaggi illustri che prendono parte alla manifestazione. La prima a intervenire a Washington è Cecile Richards, presidente della federazione americana delle organizzazioni Planned Parenthood. In seguito, fra gli altri, parlerà Ilyasah Shabazz, figlia di Malcom X, Maryum Ali, la figlia di Muhammad Ali, Rgea Suh, presidente del Natural Resources Defence Council, Sophie Cruz, una attivista per i diritti dei migranti, la storica attivista e ora professore emerita all'Università della California a Santa Cruz Angela Davis, la scrittrice femminista Gloria Steinem, le attrici Ashley Judd e Scarlett Johansson, la direttrice di Elle Melissa Harris-Perry, il regista e attivista Michael Moore.
E poi Sybrina Fulton, la madre di Trayvon Martin, il ragazzo nero ucciso dalla polizia nel febbraio del 2012, caso che ha innescato le prime proteste massicce del movimento che sarebbe diventato "Black Lives Matter", ma anche Maria Hamilton, Gwen Carr e Lucia McBath rispettivamente mamme di Dontre Hamilton, Eric CGarner e Jordan Davis, altre tre vittime della polizia, la sindaca di Washington, Muriel Bowser.
Ma l'elenco degli artisti che hanno sottoscritto il manifesto della Marcia delle donne è lunghissimo e include Cher, Julianne Moore, Lena Dunham, Angelique Kidjo e Robert De Niro.
Trump in visita alla Cia per fermare le polemiche. Il presidente Usa, Donald Trump, sarà in visita alla sede della Cia, con una mossa che dovrebbe portare a rasserenare il clima dopo le polemiche sui cyber attacchi russi durante la campagna elettorale. Particolarmente duri gli attacchi al presidente da parte del capo uscente dello spionaggio Usa, John Brennan. "Il presidente - ha twittato il suo portavoce, Sean Spicer - è impaziente di ringraziare gli uomini e le donne dell'intelligence". Trump ha scelto il deputato repubblicano italo-americano del Kansas, Mike Pompeo, come nuovo direttore dell'Agenzia. L'incaricato non ha ancora ricevuto il via libera del Senato.
ALESSANDRO D'AMATO
Oggi è intervenuto persino Beppe Grillo per sostenere Antonio Cozzolino, il sindaco di Civitavecchia in difficoltà nel Consiglio Comunale:
Voglio ringraziare Antonio e la sua squadra per i risultati raggiunti in questi due anni e mezzo di amministrazione 5 Stelle e li invito ad andare avanti uniti e compatti, nonostante in questi giorni stiano vivendo momenti difficili, perché due consiglieri comunali eletti con il MoVimento sono passati al gruppo misto. La storia è sempre la stessa: personaggi che si fanno eleggere grazie al MoVimento 5 Stelle e poi tradiscono il voto degli elettori. Chi viene eletto e cambia idea, deve dimettersi, non cambiare casacca. Chi segue le logiche della vecchia politica si pone automaticamente fuori dal Movimento 5 Stelle.

A Civitavecchia il sindaco M5S rischia 

Cosa sta succedendo? Sta succedendo che la maggioranza del MoVimento 5 Stelle nella cittadina in provincia di Roma è in bilico. La presidente del Consiglio Comunale Alessandra Riccetti ha annunciato il suo addio al MoVimento 5 Stelle in una conferenza stampa un paio di settimane fa, Patrizio Carlini si è dimesso e al suo posto è subentrato Luciano Girolami, che nel suo primo giorno di lavoro ha partecipato alla riunione di maggioranza dei 5 Stelle e poi si è iscritto al gruppo misto: il casus belli, sostiene il sindaco Cozzolino, è stato un articolo di Civonline in cui si diceva che sarebbero andati a gara i servizi delle aziende partecipate; Cozzolino ha smentito sostenendo che invece «Nell’ambito della procedura del concordato è prevista una asta pubblica per l’affidamento dei beni delle società in liquidazione – afferma ma non dei servizi» ma nel frattempo Girolami aveva già preso cappello sostenendo che il M5S stava tradendo il suo programma originario. La decisione ha scatenato il consueto pogrom sul profilo del consigliere ma ora la maggioranza è appesa a un filo.
antonio cozzolino civitavecchia 1
Ora il sindaco in Consiglio può contare infatti su 14 voti su 25. Ma due consigliere – Raffaella Bagnano e Fabrizia Trapanesi – sono da tempo su piede di guerra: la prima non si presenta da mesi in consiglio comunale e quindi tutte le speranze di mantenere in vita la maggioranza si concentrano sulla seconda, che aveva già fatto parlare di sé qualche tempo fa per aver consegnato la fascia tricolore a una consigliera dell’opposizione.

I casaccari e Cozzolino

La Trapanesi aveva sostenuto anche la presidente del consiglio comunale in occasione di un’altra polemica (con pogrom) sul forno crematorio e aveva firmato lo scorso ottobre insieme alla Bagnano un comunicato di solidarietà nei confronti della Riccetti:
«Chi ha montato gogne su facebook non dimostra nulla dello spirito fondante del programma elettorale, né democrazia né partecipazione – scrivono le due grilline rivoltose – bensì intolleranza nei confronti di tutto ciò che non alimenta l’autoreferenzialità. Esprimiamo la nostra piena solidarietà alla presidente del consiglio Alessandra Riccetti – dichiarano Raffaella Bagnano e Fabrizia Trapanesi – che ha sempre svolto in maniera impeccabile il suo ruolo istituzionale e la stima che le arriva ogni giorno dai cittadini lo testimonia ampiamente. Per quanto riguarda il forno crematorio – proseguono le consigliere grilline – esistono ampie evidenze dell’occasione mancata di utilizzare lo strumento della autotutela. Nessun confronto con la città, nessun referendum, nessun confronto con la maggioranza se non il grido “non si può fare nulla per bloccare, pena danno erariale”. Sarebbe stato opportuno coinvolgere da subito i cittadini, invece le delibere della giunta Cozzolino hanno caricato tutti gli oneri e le responsabilità sia politiche che contabili sulle spalle del Movimento Cinque Stelle».
antonio cozzolino civitavecchia fabrizia trapanesi
Foto da: Civonline
Ma Cozzolino non sembra molto impressionato né disposto a una mediazione: «Il fenomeno dei casaccari è una piaga alla quale a Civitavecchia spesso abbiamo assistito per interessi personali», ha scritto oggi su Facebook. Una pretesa curiosa, visto che i consiglieri vengono votati dai cittadini che li scelgono di volta in volta e quindi non dovrebbero rispondere a nessun altro se non alla cittadinanza. Lunedì le opposizioni hanno annunciato l’intenzione di presentare una mozione di sfiducia: senza il voto di una delle due consigliere Cozzolino si troverà senza maggioranza. Una piccola storia che dovrebbe far risuonare una domanda nel silenzio dei 5 Stelle: ma la classe dirigente del M5S chi la sceglie? E se la scelgono “i cittadini”, allora perché non ascoltarla?

I fascisti di Coblenza (con Salvini) fanno paura

Destra
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Dopo Trump la destra ultra nazionalista si è ringalluzzita
 
Paradossalmente, i nuovi fascisti europei (ringalluzziti dall’avvento di Donald Trump) pur essendo ultra-nazionalisti hanno pensato bene di darsi un appuntamento internazionale. A Coblenza, in Germania.
C’era Marine Le Pen, che si gioca la vita nella corsa all’Eliseo (scommettiamo qui che non vincerà), c’era l’olandese Geert Wilders, anch’egli in attesa di un gran risultato alle politiche del suo paese, c’era Matteo Salvini, capo di un partito in grado di sfasciare il centrodestra senza peraltro poter credibilmente correre per il governo (tranne – ma fa impressione pensarlo – che un Di Maio assetato di potere non voglia stringere un’alleanza col Carroccio).
Salvini ha trovato il modo di rinnovare l’odioso paragone fra gli aiuti ai terremotati e quelli ai migranti, una roba che per molti cittadini ha un senso ma che è solo cinica propaganda sulla pelle di chi soffre.
Il clima della adunata di Coblenza, sovreccitato dalla vittoria di Trump è stato ben descritto da Tonia Mastrobuoni su Repubblica.it:  “Nel ‘day after’ dell’insediamento di Trump, i leader della destra europarlamentare sono esaltati. E in una cornice di paranoia e odio manifesto verso i giornalisti, nei giorni scorsi è scoppiata una polemica enorme perché gli ospiti, i tedeschi dell’Alternative fuer Deutschland, hanno negato gli accrediti ad alcuni dei principali media tedeschi (Spiegel e Faz per citare solo i più importanti)”.
Le analogie con i fascismi post-Grande guerra sono inquietanti. Questa destra odia tutto, a partire dai simboli della modernità e – temiamo – della cultura. È per la distruzione dell’Europa intesa come aggregato di pace, cultura e mediazione politica. Esalta le patrie – la propria patria –  riecheggiando l’America first del nuovo Presidente americano. È intollerante e violenta. Tutti ingredienti che ben conosciamo.
L’ultra-nazionalismo porta alla guerra. Così è stato prima della Grande guerra, così è stato negli anni Trenta. Alla lunga, l’urto delle singole “patrie” è praticamente inevitabile. Altro che isolazionismo.
Matteo Salvini intende raccogliere il malcontento di chi è uscito impoverito dalla globalizzazione, o anche solo di chi si sente colpito dalla globalizzazione: esattamente come i fascismi diedero uno sbocco tragico alla frustrazione del primo dopoguerra.
Non c’è da scherzare. In Europa e in Italia ci sono forze – non solo la Lega – che si sono messe in testa di snaturare le democrazie. Questo sarà il senso del 2017: nel rinnovato scontro fra democrazia e reazione.

Il pasticcio della giunta Raggi sul Papa e l’Imu del Vaticano

Osservatore Romano/Handout Reuters

Il sindaco costretta a smentire il suo assessore che aveva attribuito a Papa Francesco la volontà di pagare l'imposta

La giunta Raggi ha più volte chiesto al Vaticano di pagare l’Imu sui beni ecclesiastici, con entusiastico consenso di Beppe Grillo. Le dichiarazioni dell’assessore Meloni sulla volontà del Papa di pagare la tassa sugli immobili di proprietà della Chiesa hanno però costretto Virginia Raggi a correggere il tiro, per evitare nuove tensioni con le gerarchie ecclesiastiche.

LA GIUNTA RAGGI E L’IMU DELLA CHIESA

Il Vaticano dovrebbe pagare circa 400 milioni di Imu al comune di Roma. Una stima, che calcola il gettito delle centinaia di strutture ecclesiastiche che sono esentati dal pagare l’imposizione sugli immobili nonostante pratichino prezzi non lontano dagli altri operatori per quanto riguarda il vitto e l’alloggio dei turisti. Da molto tempo si discute di questa esenzione garantita alla Chiesa. Virginia Raggi aveva detto più volte in campagna elettorale che si sarebbe impegnata a far pagare l’Imu al Vaticano, ma in realtà senza un intervento normativo a livello nazionale la fine dell’esenzione appare difficile.
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LA GIUNTA RAGGI E IL PASTICCIO CON PAPA FRANCESCO

L’assessore Adriano Meloni ha dichiarato nei giorni scorsi che il Papa si sarebbe reso disponibile a pagare l’Imu della Chiesa dopo l’incontro del sindaco con Francesco. Una affermazione fin troppo esplicita e forzata, che ha suscitato più di una reazione nelle gerarchie ecclesiastiche, come racconta il Fatto Quotidiano di oggi in un pezzo di Andrea Managò, irritate per il coinvolgimento del pontefice. Il sindaco Virginia Raggi ha sostanzialmente smentito tutto quanto detto da Meloni, evidenziando come nessuno possa permettersi di attribuire pensieri al Papa, che parla in autonomia, senza intermediari. Una correzione di linea per evitare un incidente diplomatico col Vaticano.
Foto copertina: Osservatore Romano/Handout Reuters

Milioni di persone hanno votato i grillini. Povera Italia!!!!!!!

L' attrice sotto contratto Raggi è eleggibile . Sgarbi : Grillo = merda

Dopo la propaganda il dietrofront: la sindaca smentisce l'assessore Meloni proprio mentre Beppe Grillo diceva che era giustissimo che la Chiesa pagasse. D'altro canto è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago...
ALESSANDRO D'AMATO
Ieri Adriano Meloni, assessore al Commercio della Giunta Raggi, aveva dichiarato garrulo ai giornali romani che «Il Papa si è reso disponibile» a pagare l’IMU. Anche Beppe ci aveva creduto: «Giustissimo che il Vaticano paghi l’IMU», aveva detto il Capo Politico del M5S ai giornalisti mentre era in visita a Roma. Poi è arrivata la gelata:  “Nessuno può permettersi di attribuire al Papa virgolettati o dichiarazioni. Il Pontefice, quando vuole, parla autonomamente, non ha bisogno di intermediari”, ha fatto saperela sindaca di Roma Virginia Raggi “in riferimento ad articoli pubblicati nelle pagine romane di alcuni quotidiani in cui si riporta la disponibilità del Papa al pagamento dell’Imu sugli immobili commerciali della Chiesa”, come ha riferito il suo ufficio stampa alle agenzie. E siccome a parlare era stato il suo assessore, si è subito capito che l’aria che tirava era piuttosto gelida.

Il Vaticano paga l’IMU alla Raggi? Non ci avete mica creduto, vero?

E adesso la memoria torna a un anno fa, quando era stata l’allora candidata grillina al soglio capitolino a sostenere che se il Campidoglio avesse preteso il balzello, «come anche il Papa ha detto essere giusto», sarebbero arrivati «400 milioni». E fu sempre Raggi, il 1 luglio, nel corso della sua prima udienza privata con il Papa, a portare una video-raccolta di appelli e testimonianze dalle periferie della capitale, tra cui quella di un trentenne che a Bergoglio chiedeva di «concretizzare gli auspici espressi circa il pagamento dell’Imu per gli esercizi della Chiesa». Ed è stata ancora lei a dicembre a confermare: «Stiamo lavorando anche per quello». E Paolo Rodari su Repubblica riporta le parole del cardinale Domenico Calcagno: «Noi paghiamo tutto, nel rispetto della legge. Parlo in ogni caso degli immobili di proprietà dell’Apsa — l’amministrazione del Patrimonio della sede apostolica — Mentre di quelli degli istituti religiosi e delle varie congregazioni religiose presenti a Roma non posso dire nulla, occorre chiedere a loro. Ritengo in ogni caso che tutti debbano pagare e che, come ha più volto sostenuto Francesco, un convento che lavora come un albergo debba pagare la giusta imposta allo Stato».
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Le proprietà immobiliari della Chiesa
E Il Messaggero ricorda oggi l’infinita disponibilità immobiliare della chiesa in città:
Anche perché c’è di tutto, tra le 297 strutture alberghiere, gestite da enti religiosi, che sono state censite a Roma. Per chi vuole trascorrere qualche giorno da turista, nella Città eterna ci sono tante possibilità, nel panorama delle proprietà religiose. Sui siti specializzati sul web si può facilmente trovare una buona sistemazione a Monteverde, pochi minuti a piedi dalla passeggiata del Gianicolo, con camere climatizzate e dotate di wi-fi e tv satellitare. Oppure una comoda struttura con 72 camere a ridosso della Basilica di San Pietro, dotata anche «di un’ampia meeting room per tenere conferenze, convegni e seminari».
Poi c’è la casa per ferie dotata di piscina, e quella che promette «gustose esperienze gastronomiche» ai suoi ospiti. Insomma, un’offerta ricettiva vasta e con tariffe in linea con il mercato, ossia molto spesso comprese tra i 100 e i 200 euro per notte. Tra le strutture di questo tipo, censite sul sito del dipartimento turismo del Campidoglio, il 62 per cento risulta non in regola con i versamenti dell’Imu e più del 40 per cento non è presente nei database dell’Ama per il pagamento della tariffa rifiuti. Per un contenzioso totale, con l’amministrazione comunale, di circa 19 milioni di euro.
Insomma, dopo la propaganda è arrivato il dietrofront. D’altro canto è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, rispetto a che un soldo di IMU entri nelle casse del Comune.

dipocheparole     venerdì 27 ottobre 2017 20:42  82 Facebook Twitter Google Filippo Nogarin indagato e...