sabato 29 marzo 2014

Io non so voi ma non se ne può più dei tuttologi del sindacato.

Camusso contro il dl lavoro«Non dà prospettive ai giovani»

Il segretario della Cgil contro il Jobs Act di Renzi: «Proposta uguale alle altre di questi anni. Con il precariato il Paese non riparte». E cita i dati, in Italia 4 milioni di precari

di Redazione Online

shadow
La legislazione sul lavoro «non permette di dire ai giovani che hanno una prospettiva». Susanna Camusso, intervenendo a Bari al convegno di Confindustria,attacca a testa bassa il dl lavoro .
Nulla di innovativo
La proposta del governo Renzi sul lavoro, per il leader della Cgil, Susanna Camusso «è uguale a tutti questi anni». Il segretario generale del maggior sindacato italiano rimarca che «non c’è nulla di nuovo, anche perché c’è un presidente del Consiglio diverso, ma con una maggioranza che è sempre la stessa». E ancora: «Quelli che raccontano che dobbiamo cambiare verso sono gli stessi che hanno contribuito a creare la legislazione sul lavoro che abbiamo adesso». Camusso, ricordando che la Cgil ha presentato un Piano del lavoro, torna a dire che nel dl lavoro «non c’è nulla di innovativo». E ricorda che in Italia «ci sono 4 milioni di giovani precari».C’è poi anche una replica al governatore di Bankitalia Visco: «Stiamo ancora discutendo di rigidità, quale rigidità...È la stagione in cui i colpevoli sono le imprese e i sindacati, perché va di moda. E c’è un entusiasmo di massa nel trovare questi colpevoli».

E la corruzione che non finisca mai. Povero paese mio.

Scandalo Expo 2015, intercettazione choc: "Ci sono i giornalisti, fingiamo di scavare"

Otto arresti e decine di indagati per lo scandalo di Infrastrutture Lombarde e degli appalti per Expo 2015: una sessantina i capi d'accusa, turbativa d'asta compresa. Si lavorava per finta, solo davanti ai giornalisti
Brescia Today29 Marzo 2014
171
2
6
Sono ancora otto le persone in carcere a seguito dello scandalo immobiliare della Infrastrutture Lombarde, ditta appaltante svariati lavori in corso a Milano e dintorni per l’Expo 2015. Tra gli arrestati eccellenti anche l’ex direttore generale della IL, Antonio Rognoni, e il responsabile dell’Ufficio Gare Pierpaolo Perez.
A conferma delle accuse, intercettazioni ambientali e telefoniche, movimenti anomali finanziari e bancari sui conti dei singoli accusati o delle ditte coinvolte. Secondo la Procura di Milano i capi d’accusa sono svariati e molteplici: partendo dalle presunte turbative d’asta si arriva ad un faldone di accuse che arriva a sfiorare le 60 unità.
In particolare, sotto i riflettori, i lavori relativi alla cosiddetta ‘Piastra’ in cui, stando ai rapporti degli inquirenti, nemmeno l’ad di Expo Giuseppe Sala (e con lui Carlo Chiesa e Angelo Paris) “avrebbe mantenuto un comportamento irreprensibile”.
Tutta italiana infine la gestione dell’appalto della ‘Trincea’, parte di una più ampia struttura sanitaria. Un’intercettazione racconta tutto: in vista dei giornalisti in arrivo (quotidiani e televisioni) il cantiere (fermo da tempo) riprende i lavori, ma solo per finta. Un non meglio identificato "Ale", annota la Gdf, in una telefonata a Pierpaolo Perez, comunica che il giorno seguente gli manderà "il video dove si vede che hanno iniziato i lavori per la trincea, dice che c'era l'Eco (L'Eco di Bergamo) con i giornalisti, la televisione e gli escavatori che facevano finta di scavare dove uno scavava e l'altro riempiva giusto per fare cinema".
Si scava e si scava, quando le telecamere filmano e le macchine fotografiche scattano. Poi,quando i cronisti si allontanano, le buche vengono ricoperte di terra. “Questa è l’Italia, bellezza”.

Povero paese che va a fondo a causa di questi politici.

Calabria, il governatore Scopelliti condannato a 6 anni di reclusione



Giuseppe Scopelliti è stato condannato per falso ideologico e abuso d’ufficio nell’ambito di un processo riguardante fatti dell’epoca in cui era sindaco di Reggio Calabria.
Scopelliti si dimette. A seguito della sentenza di condanna a sei anni di reclusione Giuseppe Scopelliti ha deciso di presentare al Consiglio regionale le proprie dimissioni. Il presidente, pur sottolineando come a suo avviso la decisione presa dai giudici riguardo alla sua responsabilità nei fatti contestati non è giustificata da nessuna prova incontrovertibile, e pur dicendosi sorpreso per questa “clamorosa sentenza che lancia un messaggio inquietante e pericoloso per tutti gli amministratori del Paese”, ha deciso di far prevalere il senso delle istituzioni e di rassegnare le proprie dimissioni, dichiarando: “Le sentenze vanno rispettate soprattutto quando si è uomini delle istituzioni. La Calabria ha bisogno di un governo legittimato”.
La Calabria verso nuove elezioni. Il governatore sarebbe stato comunque sospeso in ottemperanza alla legge Severino, ma in quel caso la legislatura sarebbe proseguita con a capo della giunta il vice presidente, mentre il governatore avrebbe continuato a percepire la sua indennità di Presidente, seppur in misura ridotta. Così facendo Scopelliti con le sue dimissioni provoca anche lo scioglimento del Consiglio e quindi si dovrà procedere con una nuova tornata elettorale. Probabilmente il prossimo 25 maggio i calabresi saranno chiamati alle urne, oltre che per il rinnovo del Parlamento europeo, anche per le regionali.
Aggiornamento 12:23:59 -Scopelliti verso la sospensione, la legge Severino non fa sconti. La legge Severino prevede che in caso di condanna in primo grado per i reati contro la pubblica amministrazione, tra cui è esplicitamente citato l’articolo 323 del codice penale che punisce l’abuso d’ufficio, scatti la sospensione per almeno diciotto mesi. Il presidente Scopelliti, che è stato condannato proprio per abuso d’ufficio, oltre che di falsità ideologica (quest’ultimo reato ha portato anche alle condanne dei tre revisori dei conti), ora dovrà scegliere se dimettersi o aspettare il compimento dell’iter previsto dalla legge, che prescrive che il Tribunale debba trasmettere al prefetto di Catanzaro la sentenza di condanna, questi invierà comunicazione al Presidente del Consiglio dei ministri il quale a sua volta, sentiti i ministri dell’Interno e degli Affari regionali, adotta il provvedimento che accerta la sospensione. Tale provvedimento sarà poi notificato, a cura del prefetto, al consiglio regionale per l’adozione dei conseguenti adempimenti di legge. Qualunque sarà la decisione di Scopelliti, il suo destino alla guida della regione sembra compromesso, gli resta solo da decidere il suo vice presidente, che sarà il suo probabile successore alla guida della giunta calabrese fino alle elezioni.
Scopelliti candidato alle Europee. Giuseppe Scopelliti dovrà subire una sospensione di almeno 18 mesi dalla carica di governatore della calabria a causa della condanna in primo grado riportata ieri. Tale sospensione durerà oltre le prossime elezioni regionali, previste per la primavera del prossimo anno, per cui è chiara la preoccupazione dell’ex sindaco reggino di uscire da tutti i giochi della politica. Ecco però che subito si prospetta a Scopelliti una ciambella di salvataggio che potrebbe giungergli dal suo segretario di partito Angelino Alfano. Dopo lo scandalo Gentile, infatti, Alfano non può permettersi di mettere a rischio l’altro uomo forte del suo partito in Calabria e i voti che porta in dote. Se Gentile assicura un ampio consenso nel cosentino, Scopelliti fa altrettanto nel reggino e nel catanzarese, ecco perché è probabile che Alfano decida di offrire a Giuseppe Scopelliti un posto in lista per le Europee, elezioni per le quali non è prevista alcuna limitazione ai diritti di elettorato per il governatore calabrese. In questo modo il Nuovo centro destra si assicurerebbe un importante pacchetto di voti, utili per cercare di raggiungere la soglia di sbarramento del 4%, e nello stesso tempo, qualora riuscisse a raggiungere lo scranno di Strasburgo, Scopelliti si assicurerebbe il prestigio e i privilegi di parlamentare europeo, almeno fino all’eventuale sentenza definitiva di condanna.
Il presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, è stato condannato in primo grado a 6 anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, oltre al pagamento di una provvisionale pari a 120mila euro, per i delitti di falso ideologico e di abuso d’ufficio. I fatti risalgono all’epoca in cui Scopelliti era sindaco di Reggio Calabria e riguardano la falsificazione del bilancio comunale.

Scopelliti è stato condannato per aver falsificato i bilanci di previsione e il rendiconto di gestione gonfiando le voci attive, trovando così in bilancio denaro, che in realtà non c’era, da utilizzare per fini clientelistici, finanziando spettacoli pubblici, pagando incarichi e consulenze e sponsorizzando associazioni varie.

Insieme a Scopelliti sono stati condannati anche i revisori dei conti del comune di Reggio Calabria all’epoca dei fatti, 3 anni e sei mesi è la pena per ciascuno dei tre revisori, che rispondono del reato di falso ideologico in concorso con l’ex sindaco.

L’accusa. Come spiega in aula il pm Sara Ombra: “Già nel 2006 la Corte dei conti rilevava il disequilibrio di bilancio e lo sforamento del patto di stabilità interno. Tutto ciò avrebbe dovuto comportare il blocco delle assunzioni di personale e degli acquisti di nuovi beni e servizi e la cessazione dell’utilizzo di consulenze e professionalità esterne all’ente, ma tutto questo non fu fatto. Il buco di bilancio era una situazione tragica, come peraltro è emerso dalla successiva ispezione del Ministero delle Finanze voluta dalla Procura di Reggio Calabria”. Il pm avrebbe poi chiesto cinque anni di reclusione per Scopelliti.

Articolo da leggere. Impossibile non approfondire l'argomento.

Visco accende le code di paglia. I Rigidi a guardia del lavoro che non c’è

lucio-fero-opinioni

Leggi tutti gli articoli di Lucio Fero
ROMA – Andatelo a chiedere a uno che ha di età tra i trenta e i quaranta anni, andategli a chiedere se gli cambia la vita in meglio o in peggio il contratto a tempo determinato lungo tre anni invece di uno e senza interruzioni tra un rinnovo e l’altro. Andateci, magari ci andassero a chiederlo, a porla questa domanda i vari Cesare Damiano e Stefano Fassino che il decreto che porta quel contratto lo stanno boicottando in Parlamento. E magari ci andasseSusanna Camusso a cui il contratto di tre anni invece che uno fa orrore.
Cgil e un bel pezzo di Pd, quello dei molti Damiano e Fassina, vogliono il contratto a tempo indeterminato. Sono dalla parte dei lavoratori perbacco! Certo, non ce dubbio che lo siano. Però non c’è dubbio neanche sul fatto che siano dalla parte del 30 per cento dei lavoratori assunti negli ultimi anni. Il 30 per cento assunto a tempo indeterminato. Il restante settanta per cento è entrato e sta lavorando con un contratto a tempo. Questi sette lavoratori su dieci stanno meglio o peggio, la vita gli cambia in meglio o in peggio con il contratto per tre anni invece che uno e senza interruzioni ai rinnovi? Andate a chiederlo a chi ce l’ha o sta per averlo un contratto a tempo e vedrete come vi risponde. Ma i Damiano, i Fassina e le Camusso  cercano, fortemente cercano di limitare il danno: contratto a tempo lungo due anni invece che tre e qualche interruzione tra i rinnovi. Andatelo a chiedere ai giovani con contratto a tempo qual è il danno, lavorare senza pause per uno, per due o per tre anni? Con o senza l’andare a pietire, l’attendere con ansia la finzione della “causale” ad ogni rinnovo? Con o senza l’interruzione, la pausa, anche dello stipendio?
Poche ore fa il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco in una delle tante relazioni sullo stato della crisi italiana ha detto quel che tutti possono dirsi e si dicono, quel che è ovvio e accertato: siamo un paese immobile e fermo. Si può dire, ma guai  fare nomi e cognomi. No, questo non non si può fare. Che mai ha detto Visco? Ecco, letteralmente: “Ci sono rigidità legislative, burocratiche, corporative, imprenditoriali, sindacali”. E che sarà mai, forse che non è nozione comune che il Parlamento è lento e rigido come lo è la Pubblica Amministrazione, anzi di più? E rigide e immobili sono le corporazioni cui più o meno tutti in Italia sono di fatto iscritti, anzi militanti. E rigido è il sistema imprenditoriale, come dimostra la struttura delle imprese. E rigida è la cultura e la prassi sindacale, il cui comandamento primo e quasi unico è: non toccare nulla, giù le mani da quel che c’è. Visco ha detto l’ovvio e il risaputo ma ha acceso le ode di paglia.
La più infiammabile di tutte è quella dei sindacati e infatti Bonanni della Cisl ha detto che Visco “parla a vanvera” e Camusso della Cgil ha detto che Visco sforna “ricette antiche e già perdenti” (la frase piace alla Camusso, la applica a qualunque cosa non sia la proposta di un tavolo permanente con i sindacati). Perché si è accesa la coda di paglia? Perché Visco ha detto quel che i Rigidi, la Grande Guardia del lavoro che non c’è, non vogliono sentire. Né i partiti politici, né la Pubblica Amministrazione alta e bassa, né le corporazioni professionali e di mestiere, né l’imprenditoria e men che mai i sindacati possono ammettere che dica chiaro. Cosa? Che non c’è “incremento della spesa pubblica” e neanche “riavvio del credito” che possono da soli ricreare lavoro e reddito.
Leva ai Rigidi, alla Grande Guardia l’aumento della spesa pubblica e riavvio dei crediti bancari e hai tolto loro l’ossigeno, la ragione di vita. Togliere ai partiti che chiedono voti e ai sindacati l’aumento della spesa pubblica? Pazzia! Togliere a imprenditori e corporazioni la grande esimente del credit crunch? Blasfemia! Ma che vogliamo fare, vogliamo togliere al paese tutto i suoi grandi alibi? Quel provocatore di Visco se ne va in giro a dire che il problema è la “produttività”. Cioè che facciamo esile e stentata impresa e sbagliata e penalizzante organizzazione del lavoro. Ma non lo sa Visco che, come dice Grillo, è tutta colpa delle banche e dell’Europa? Che c’entra come facciamo impresa e come lavoriamo? Non lo sa Visco che, come dice la sinistra Pd e anche Vendola e anche la Cgil e, se per questo anche Forza Italia, è tutta colpa dell’Europa sbagliata? Che c’entriamo noi, che c’entra l’Italia? Basta correggere l’Europa, è lei quella da correggere, mica noi.
Non lo sa Visco che…” a noi ci ha rovinato la crisi, noi dovevamo stare distesi”. L’Italia più o meno tutta perfetta nella parte che fu di Alberto Sordi che davanti al pretore argomentava la sua innocenza-estraneità con l’argomento appunto ” a me m’ha rovinato la malattia, io dovevo ‘sta a Londra”. E’ un blocco enorme quello dei Rigidi, un blocco sociale vastissimo e storicamente radicato. Il più forte in Italia, una montagna. Anzi una catena di montagne fatta di varie e diverse cime. Cima Lega estrema destra, Cima Berlusconi populista, Cima M5S altopiano della grande e bella ignoranza, Cima sinistra detta anche del “come stamo, stamo  e guai e chi cambia, Cima, anzi Cresta della mille colline dell’anti Stato. I Rigidi sono i più forti, con loro si vince, un posto da disoccupati.

Straordinario Crozza. Se questi sono i nostri politici.........siamo messi male.


Chi potrà dare a questa donna la felicità e l'allegria perdute. Chi potrà darle la salute perduta. Chi potrà darle il futuro. Mai più violenza sulle donne. Mai più.

Lucia Annibali: l’ex fidanzato Luca Varani condannato a 20 anni

di   - 29/03/2014 - L'ex compagno dell'avvocatessa di Pesaro punito per aver commissionato aggressione con l'acido

Lucia Annibali: l’ex fidanzato Luca Varani condannato a 20 anni<1/7>

Lucia Annibali: l’ex fidanzato Luca Varani condannato a 20 anni
SCOPRI >>
Luca Varani, l’avvocato trentasettenne presunto mandante dell’agguato con l’acido a Lucia Annibali, e’ stato condannato a 20 anni di reclusione dal Gup di Pesaro Maurizio Di Palma, dopo una breve camera di consiglio. La sentenza e’ stata accolta da applausi.
lucia annibali 5
PROCESSO SUL CASO DI LUCIA ANNIBALI - Lucia Annibali, vittima di un’aggressione a colpi di acido che ha messo in pericolo la sua vita e le ha provocato la devastazione del volto, ha ricevuto giustizia. Il suo ex fidanzato, Luca Varani, è stato condannato a 20 anni di carcere, come aveva richiesto il pubblico ministero, per esser stato il mandato del crimine. I due esecutori assoldati da Varani, Rubin Ago Taleban e Altistin Precetaj, due cittadini di origine albanese, per compiere l’aggressione con l’acido a Lucia Annibali sono stati invece condannati ad una pena più leggera, 14 anni di reclusione. Il processo si è svolto con il rito abbreviato, ed è arrivato a conclusione dopo quattro udienze a porte chiuse nel tribunale di Pesaro. Il gup della città marchigiana, Maurizio Di Palma, ha emesso la condanna, dopo che nel corso del dibattimento di questa mattina era emerso un mistero che sembrava poter rafforzare la tesi della difesa.
LUCIA ANNIBALE CONTENTA – Lucia Annibali ha espresso felicità per la sentenza, nella conferenza stampa tenuta subito dopo la fine del processo. «Sono contenta perché penso che sia giusta questa sentenza e sono contenta per la mia famiglia. Rimane comunque una vicenda molto triste. Il mio incubo in realtà è finito un anno fa, ora vado avanti per la mia strada». Per l’Annibali la priorità è ora godersi un po’ la vita, come ha detto ai giornalisti che l’intervistavano dopo la condanna dell’ex fidanzato a 20 anni di carcere. ”Nessun rancore, ora penso alla mia vita”, ha aggiunto Lucia Annibali, la donna sfregiata con l’acido e per la cui aggressione l’ex fidanzato è stato condannato a 20 anni. L’avvocatessa ha ringraziato tra gli altri anche i medici che in questi anni l’hanno curata.
APPLAUSI PER LUCIA ANNIBALI – Lucia Annibali, racconta l’agenzia Ansa, è stata salutata da molti applausi quando è uscita dall’aula del tribunale di Pesaro. Anche dopo la lettura della sentenza di condanna per Luca Varani, Rubin Ago Taleban e Altistin Precetaj si erano sentiti applausi di consenso per la pena inflitta al mandante e agli esecutori dell’aggressione. L’Annibali ottiene una giustizia circa un anno dopo l’assalto con l’acido che le ha distrutto la vita. In questi mesi è stata sottoposta a una decina di operazione che le hanno ricostruito il volto.
LUCIA ANNIBALI E L’AGGRESSIONE - Sul luogo dell’aggressione era stato ritrovato un orologio d’oro. Lucia Annibali ha negato che fosse suo, così da determinare un’iniziativa della difesa di Luca Varani. I legali dell’ex della Annibali hanno rimarcato come l’orologio dimostrasse la vera natura dell’aggressione, un furto andato a male, e non una punizione per la rottura come sostenuto dall’accusa nei confronti dell’imputato. Una tesi che però è stato subito smentita quando la stessa Lucia Annibali ha ammesso di non aver visto bene l’immagine dell’orologio. Il Gup Di Palma ha applicato la pena richiesta dalla pubblica accusa, 20 anni di carcere, per l’ex compagno dell’avvocatessa di Pesaro. I vari crimini contestati a Varani avrebbero portato ad una sanzione di 37 anni di carcere, ma visto il limite dei 30 anni, e il rito abbreviato, il Pm si è fermato alla pena che poi è stata confermata dal Gup Di Palma.

dipocheparole     venerdì 27 ottobre 2017 20:42  82 Facebook Twitter Google Filippo Nogarin indagato e...