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Sorpasso storico dei licei sugli istituti tecnici e professionali. L'epoca dei ragionieri, dei geometri e dei periti industriali che hanno fornito il loro sapere alle industrie nascenti del Belpaese, contribuendo al boom industriale degli anni Sessanta, sembra un pallido ricordo. Il ministero dell'Istruzione ha appena comunicato il bilancio delle iscrizioni alle scuole superiori, per l'anno 2014-2015, che si sono chiuse lo scorso 28 febbraio. E per la prima volta da diversi decenni a questa parte coloro che hanno preferito i nuovi licei gelminiani superano il 50 per cento del totale. In altre parole più della metà dei ragazzini che stanno frequentando l'ultimo anno della scuola media medita di continuare il proprio percorso scolastico al liceo.

Sul risultato ha inciso certamente l'ampliamento dell'offerta, perché quattro anni fa la riforma delle superiori ha dato vita a sei licei  -  classico, scientifico, artistico, delle scienze umane, linguistico e musicale/coreutica  -  usciti dal cappello dell'allora ministro Mariastella Gelmini. Perdono ancora terreno, invece, gli istituti tecnici e i professionali, che la ministra di Leno aveva provveduto ad alleggerire tagliando le ore delle discipline professionalizzanti, sperando di renderli più appetibili ai nati del terzo millennio.

Ma le cose sembrano andare in un'altra direzione. Così le scelte delle famiglie italiane vanno in controtendenza rispetto a quanto auspicato da Confindustria e dalle associazioni degli artigiani che speravano in una ripresa proprio degli istituti tecnici e professionali.

Il dato odierno in realtà è anche frutto di un processo che negli ultimi anni ha visto un costante aumento di diplomati della scuola media orientati verso la scelta del liceo: dal 46,2 per cento del 2010/2011 si è arrivati al 50,1 per cento del prossimo anno scolastico. Una percentuale che probabilmente sarà destinata ad incrementarsi negli anni successivi al primo perché i tassi di dispersione - abbandoni, bocciature ed evasioni -  nei licei sono nettamente inferiori.

Guardando al dettaglio, i licei classici registrano un lieve calo, passando dal 6,1 al 6 per cento di preferenze. Consolidano le proprie posizioni i licei scientifici che, grazie alla nuova sezione sportiva che partirà a settembre, sfiorano il 23 per cento delle iscrizioni. Crescono i licei linguistici, quelli delle scienze umane e gli artistici.

Gli istituti tecnici, dall'altra parte, perdono quasi mezzo punto a carico del settore economico, mentre tiene il settore dell'offerta didattica tecnologica e retrocede di quasi un punto l'istituto professionale. Quella che si prospetta nei prossimi anni è dunque una generazione di liceali diretti verso l'istruzione universitaria. Sembrano invece destinati a calare gli operai specializzati e i tecnici diplomati che le aziende, anche in periodo di crisi, fanno sempre più fatica a reperire nel mercato del lavoro in Italia.

Secondo una stima della Fondazione studi consulenti del lavoro del 2013, nel nostro Paese le aziende non riescono a trovare persone disposte a lavorare come panettieri, falegnami, sarti, pasticcieri, ma anche infermieri e installatori di infissi. In tutto sarebbero disponibili circa 150mila posti di lavoro che, tuttavia, a dispetto della disoccupazione, restano scoperti. Il ministero dell'Istruzione ha sperato almeno in parte di colmare questo vuoto sul piano della formazione, facendo leva sull'orientamento scolastico. Ma finora non si vedono risultati.

Dieci anni fa, le scelte degli studenti delle medie erano diverse. Nel 2004/2005 i liceali iscritti al primo anno delle superiori erano 42 su cento e solo sette anni prima - nel 1997/1998  - coloro che dopo le medie sceglievano il liceo erano ancora meno: 38 su cento.