Liberi cittadini contro il regime partitocratico, i privilegi della casta sindacale della triplice, la dittatura grillina e leghista, la casta dei giornalisti
venerdì 25 dicembre 2015
giovedì 24 dicembre 2015
SOLDATO BLU
Quelli che ...... aiutiamoli a casa loro oh yes!
Quelli che ......se sono chiedenti asilo sono miei fratelli altrimenti vadano a casa loro oh yes!
Quelli che ...... io non sono razzista ma se vengono in Italia devono fare il presepe come noi oh yes!
Quelli che ...... prima gli italiani anche se si tratta di italiani ladri, corrotti ed evasori fiscali oh yes!
Quelli che ...... fanno i sindacalisti a vita e campano alle spalle dei contribuenti italiani oh yes!
Quelli che ...... noi siamo certi ma poi sono diventati cattolicissimi senza aver mai letto il vangelo oh yes!
Quelli che ...... usiamo le ruspe ma non siamo razzisti oh yes!
Speriamo che esista veramente Dio e che siano chiamati a rispondere per tutti i bambini morti nel Mar Egeo.
Ovviamente in un inferno infinito.
Riceviamo e pubblichiamo.
Berlino: in autobus senza biglietto? Ti sbattono in galera
Pubblicato il 24 dicembre 2015 15:10 | Ultimo aggiornamento: 24 dicembre 2015 15:11
di Edoardo Greco
BERLINO – Se ti trovano in autobus senza biglietto ti sbattono in galera. Succede a Berlino, capitale della Germania governata dalla cancelliera Angela Merkel. Sono 68 le persone che passeranno il Natale nel carcere di Plotzensee per essere stati trovati a bordo dei mezzi pubblici senza biglietto.
Va detto che il carcere scatta quando si viene beccati senza biglietto per più di tre volte e ci si rifiuta di pagare la multa. Fra il 2013 e il 2014 i procedimenti penali contro chi viaggia senza biglietto sono aumentati di 470 volte: dai 480 del 2013 ai 33.273 del 2014.
Claudia Engfeld, portavoce dell’amministrazione giudiziaria, difende la linea dura e spiega che “non fare il biglietto è un reato”. C’è un’altra spiegazione per capire come mai c’è stata un’impennata di provvedimenti giudiziari contro i “portoghesi”: la Bvg, la società che gestisce il trasporto pubblico a Berlino, ha appaltato i controlli a una nuova azienda, che meno fa sconti più guadagna. Come funziona lo spiega Andrea D’Addio su Wired:
- See more at: http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-europa/berlino-in-autobus-senza-biglietto-ti-sbattono-in-galera-2348108/#sthash.5GUU2v0F.dpufA Berlino i controllori dei mezzi girano in borghese. Lavorano normalmente in coppia. Fanno finta di non conoscersi mentre aspettano il mezzo alla fermata. Poi, una volta saliti sul mezzo, che sia un bus, un tram o il vagone della metropolitana, alzano la voce, si presentano mostrando un tesserino e cominciano a controllare i biglietti (o la loro assenza). Chi viene trovato senza titolo di viaggio valido (il cosiddetti “Schwarzfahrer“ viaggiatori neri) viene fatto scendere e, a quel punto, ha due possibilità. O paga la multa sul momento (40 euro) o può farsela inviare a casa previo presentazione di un documento di identità. Se non si ha il documento i controllori si fanno raggiungere dalla polizia e il malcapitato viene portato in centrale.Quando si tratta di turisti o di persone che probabilmente non salderanno la contravvenzione quando gli verrà recapitata al proprio domicilio, capita spesso che i controllori berlinesi chiedano e accompagnino il contravventore a recarsi nella banca più vicina a ritirare la somma necessaria. Spesso, se si è due persone senza biglietto, una delle due viene accompagnata al bancomat da un controllore mentre l’altro rimane vicino alla fermata con il secondo trasgressore.C’è poco da piangere o spiegare: parte dello stipendio del controllore è basato sul suo rendimento con un premio tra i 50 centesimi e un euro a infrazione scoperta e pagata. Sequestro? No, anche se i controllori non hanno l’autorità per mettere le mani addosso a nessuno, l’intimidazione anche solo vocale spesso riesce nel risultato.Nelle stazioni della metropolitana di Berlino come di molte altre città tedesche non ci sono tornelli di nessun tipo, ma si entra ed esce liberamente, ma il sistema di fatto funziona. Esistono, come ovunque, persone che viaggiano senza pagare, soprattutto di notte nei weekend (la metro a Berlino funziona 24 ore su 24 dal venerdì alle due del lunedì), ma la loro percentuale rimane costante da parecchi anni (tra il 7 e l’8%) nonostante il continuo rialzo del costo del biglietto.Se per tre volte consecutive poi non si paga la multa si rischia la galera. Se si viene trovati con un titolo di viaggio falso (ne girano anche a Berlino, biglietti venduti via eBay o vicino alle stazioni da persone che si piazzano accanto alle macchinette) si viene invece accusati di truffa e si rischia il processo. Insomma, non si scherza anche se sono sempre più frequenti le iniziative “dal basso” per aggirare controlli o restrizioni.Su facebook ad agosto 2013 fu aperta una pagina per segnalare in tempo reale come sono vestiti e in che area stanno girando i controllori del momento ed altrettanto fu fatto su Twitter. Sulla stessa falsariga fu l’iniziativa lanciata lo scorso febbraio di attaccarsi uno speciale adesivo sulla giacca quando si è in possesso di un abbonamento che dà la possibilità di viaggiare in due persone, un marchio di riconoscimento per chi volesse risparmiare e fare anche una chiacchierata con uno sconosciuto/a (i regolari abbonamenti settimanali e mensili nei fine settimana e ogni giorno dalle 20 alle 3 valgono per due). In pochi però hanno e continuano a partecipare.Il prezzo del biglietto, comparato con il costo non altissimo della vita, è caro, 2.70 €, ma lo sguardo di condanna che si riceve dagli altri passeggeri quando si viene trovati in fallo è deterrente maggiore della multa stessa.
Riceviamo e pubblichiamo.
Come si può facilmente constatare i leghisti ci sono anche in Puglia.
Razzismo, in Puglia calciatore dilettante insultato dai tifosi: è la seconda partita di fila
Diagnè Ababacar, centrocampista di colore del Team Altamura (campionato di Eccellenza), insultato al grido di "scimmia, alzati!" da supporter del Trani. La domenica precedente episodio analogo a Mola
di LUCA GUERRA
Ancora pesantissimi insulti razzisti sui campi dell’Eccellenza pugliese. E ancora vittima Diagnè Ababacar, centrocampista di colore del Team Altamura. A una settimana di distanza dalla squalifica per un turno del campo dell’Atletico Mola per le offese dei tifosi molesi al calciatore 27enne nella trasferta di Altamura, lo scorso 13 dicembre, questa volta è un gruppo di sostenitori della Vigor Trani a colpire penalizzando di fatto la propria squadra: la società biancoazzurra è stata sanzionata dal giudice sportivo con la squalifica del campo per una giornata, da scontare in campo neutro e a porte chiuse per “discriminazione etnica e religiosa” nei confronti di Diagnè durante la partita giocata domenica scorsa al Comunale e terminata 1-1.
I tifosi della Vigor Trani, si legge nel comunicato ufficiale del giudice sportivo, intonavano cori razzisti urlando "negro di m…" e "scimmia, alzati". Insulti registrati dall’arbitro Borriello di Arezzo e definiti “schifosi” dal direttore sportivo dell’Altamura, Danilo Dammacco. Il calciatore senegalese era anche scoppiato in lacrime negli spogliatoi a fine partita. “E’ un ragazzo sensibile - racconta Dammacco - ha fatto fatica a terminare la partita per colpa di cinque stupidi che lo insultavano dagli spalti. Mi spiace perché è successo a Trani, una città estremamente civile, e fino a due domeniche fa Diagnè non era mai stato vittima di offese del genere sui campi”.
Dalla
società tranese arrivano secche prese di distanza dai colpevoli. “Purtroppo non possiamo controllare tutto ciò che viene detto sugli spalti - fa sapere il direttore sportivo Antonello Longo - ma non possiamo che dissociarci: chi si macchia di insulti razzisti è tutto fuorchè un tifoso”. La prossima partita interna della Vigor Trani, in calendario domenica 10 gennaio contro il Novoli, si giocherà così al Comunale di San Pio.
I tifosi della Vigor Trani, si legge nel comunicato ufficiale del giudice sportivo, intonavano cori razzisti urlando "negro di m…" e "scimmia, alzati". Insulti registrati dall’arbitro Borriello di Arezzo e definiti “schifosi” dal direttore sportivo dell’Altamura, Danilo Dammacco. Il calciatore senegalese era anche scoppiato in lacrime negli spogliatoi a fine partita. “E’ un ragazzo sensibile - racconta Dammacco - ha fatto fatica a terminare la partita per colpa di cinque stupidi che lo insultavano dagli spalti. Mi spiace perché è successo a Trani, una città estremamente civile, e fino a due domeniche fa Diagnè non era mai stato vittima di offese del genere sui campi”.
Dalla
La macchina del fango è sempre attiva nella destra becera italiana.
L’harakiri del Giornale su Sala. Perché la macchina del fango gira a vuoto
Non avendone di proprie, la destra ha deciso di giocare la sua partita nelle primarie del centrosinistra. L’obiettivo è far perdere mister Expo
La destra ha una ossessione: Beppe Sala. Non riuscendo ad esprimere lo straccio di una candidatura credibile per Milano, per il momento, l’obiettivo è mettere i bastoni tra le ruote all’uomo forte del centrosinistra. Mister Expo, secondo i sondaggi, sconfiggerebbe alle elezioni amministrative tutti i candidati finora paventati dal centrodestra con oltre 20 punti percentuali di scarto.
Tra i guru della comunicazione forzista è scattato l’allarme rosso. Ma questa volta non c’è stato neppure bisogno del brainstorming condotto da Alessandro Sallusti (numeri alla mano, uno degli incandidabili). E’ lo stesso Berlusconi a chiarire la strategia, in un’intervista a QN: “Giuseppe Sala è un uomo del centrodestra, lo è sempre stato. Pensa che uno così possa essere votato dalla sinistra?”. I sondaggi dicono di sì. “Solo perché la nostra operazione verità non è ancora iniziata. Quando, con dovizia di particolari, ricorderemo a tutti da dove viene Sala, vedrà”. Detto in parole povere: visto che non possiamo batterlo alle elezioni, lavoriamo perché Sala alle elezioni neppure ci arrivi. E l’unico modo è fargli perdere le primarie.
Il Giornale passa quindi all’azione. Ed ecco spuntare subito il titolone ad effetto: “Sala, il pugno chiuso del voltagabbana”. L’accusa rivolta all’ex Ad di Expo è quella di aver lanciato la sua candidatura alle primarie del centrosinistra, chiarendo la sua posizione politica in un’intervista a Repubblica in cui afferma che il Pd è il suo partito di riferimento e che nel 2011 aveva votato per Pisapia. Tanto basta a tal Giannino della Frattina per scatenare una sempre più spuntata macchina del fango.
Questa volta però (siccome Sala deve perdere le primarie del centrosinistra), l’house organ di Arcore non se la prende con i comunisti che mangiano bambini ma (e qui l’harakiri è completo) con un presunto passato dello stesso Sala nel campo del centrodestra. “Roba da mandare sul lettino dello psicanalista una sinistra ormai in crisi esistenziale”, si legge sulle colonne del Giornale. “Quelli che l’altra volta votarono Pisapia oggi non ci capiscono più nulla”, aggiunge della Frattina, ergendosi a massimo interprete dei tormenti del popolo democratico milanese.
La colpa di Sala? Essere stato city manager del capoluogo lombardo ai tempi di Letizia Moratti. Guarda caso le stesse critiche che gli vengono rivolte dalla sinistra-sinistra, che non ha ancora deciso con chi stare nella corsa al Comune di Milano. Sala, in effetti, ha ricoperto questo ruolo, manon è stato scelto né da Berlusconi né da Letizia Moratti. L’ex sindaca infatti, all’epoca, si affidò ad una società esterna di selezione e Sala fu scelto (da quella società e non dal Comune) per il suo curriculum di manager di successo ai vertici di Telecom e Pirelli. E già allora arrivò a Palazzo Marino con la nomea di uomo super partes e non legato in alcun modo alla giunta di centrodestra.
Questi sono i fatti. Ma i fatti, si sa, quando si fa campagna elettorale contano poco. E non avendone di proprie, la destra ha deciso di giocare la sua partita nelle primarie del centrosinistra.
E meno male che secondo Salvini Renzi era un servitore della Merkel.
Banche, Ilva, flessibilità: l'Italia prepara un 2016 di guerra con la Ue (e la Germania)
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Lo scontro tra Italia e Europa non si ferma neanche nella vigilia di Natale. Ad alimentare le tensioni ci ha pensato la Commissione, che interpellata dall'Adnkronosha voluto puntualizzare come l'esecutivo Ue agisca in modo "imparziale" e applicando le stesse regole "ad ogni Paese, e allo stesso modo all'Italia e alla Germania". Una precisione cui è arrivata la risposta acida del sottosegretario per gli Affari Europei Sandro Gozi: "Noi speriamo e ci aspettiamo un cambio di comportamento verso l'Italia da parte della Commissione europea e di altri paesi, e se questo non avvenisse tutto diventerebbe più difficile".
Banalità, se la precisazione e la controrisposta non arrivassero all'indomani del botta a risposta a distanza sul tema dei salvataggi bancari e al culmine di un conflitto che rimasto sotterraneo per molto tempo, è destinato a venire definitivamente allo scoperto il prossimo anno. Un conflitto che arriva peraltro alla vigilia di un momento - come ha ricordato Lionel Barber sul Financial Times - di grande fragilità per l'Europa, minacciata su molteplici fronti, dall'immigrazione al terrorismo fino ai rischi di una ripresa più lenta del previsto. "Come lo Stato immaginario di Cavafy, o il Sacro Romano Impero che durò per mille anni prima che Napoleone ponesse fine alla sua agonia nel 1806, la Ue potrebbe anche non disintegrarsi ma piuttosto scivolare in un declino glaciale", ha scritto il direttore de Financial Times.
Pier Carlo Padoan, uno che è abituato a dosare le parole con il contagocce, soprattutto quando si parla di Europa, nell’intervista concessa ieri al Foglio è stato insolitamente netto nel descrivere il livello di tensione che si registra negli ultimi tempi tra Roma e Bruxelles: “In questi mesi i costi delle scelte europee, per il nostro paese, stanno superando i benefici". Tradotte dal padoanese al lessico da battaglia di Palazzo Chigi, parole del genere suonano più o meno come un: “Ora basta, Bruxelles sta davvero esagerando”. Se non di più.
L’Italia si avvicina così alla fine dell’anno impostando sempre di più la linea dello scontro con l’Europa. Con la sostanziale novità che i malumori italiani non si incardinano più nel tradizionale schema poliziotto buono-poliziotto cattivo che il duo Renzi –Padoan interpreta da diversi mesi in tutte le sedi europee. A Renzi le roboanti invettive contro Bruxelles, a Padoan il compito puntuale di ricucitore.
Roba del passato. Ora anche le colombe giocano da falchi, e tutto il governo è schierato compatto contro le rigidità della Ue e dei suoi principali interpreti, Germania in testa. Un cambio di passo che si era avvertito già la scorsa settimana con lo scontro tra Matteo Renzi e Angela Merkel e che ora prosegue sui vari dossier che infiammano i rapporti con la Ue.
Ultima in ordine di tempo, la polemica sul salvataggio delle quattro banche italiane poste sotto la procedura di risoluzione. Da una parte l’Europa che ribadisce all’Italia di averci lasciato sostanzialmente campo libero, pur con paletti anche stringenti, nella scelta degli strumenti per salvare gli istituti, dall’altro il governo e Banca d’Italia che accusano l’Ue di non avere dato scampo al nostro Paese, “imponendo” il coinvolgimento dei risparmiatori nel salvataggio. In mezzo, la lettera che secondo l’esecutivo italiano testimonierebbe il diktat di Bruxelles e che per la Ue proverebbe invece la libertà di scelta concessa all’Europa. Lettera che, in ogni caso, per la rigida policy comunitaria i funzionari Ue avrebbero preferito tenere riservata.
Il braccio di ferro con l’Europa in materia di banche ha origini ben più lontane. Da oltre un anno il governo sta cercando di mettere a punto una soluzione per la vera bomba a orologeria nascosta in pancia agli istituti italiani: i 200 miliardi di crediti deteriorati che gravano come macigni sui bilanci delle banche. Prima dell’unione bancaria, lo Stato avrebbe avuto ampi margini di manovra nella costituzione di una bad bank per la gestione di questi crediti. Ora, con le maglie più strette, le soluzioni prospettate dal governo hanno sempre incontrato l’altolà dell’Europa. E il tutto si è risolto, ad oggi, un grande nulla di fatto, al netto di misure minori che non hanno aggredito il problema nella sua sostanza.
All’incandescente dossier bancario si è aggiunto – scrive oggi Repubblica – anche quello dell’Ilva di Taranto. Sotto la lente di ingrandimento della Direzione Concorrenza della Commissione sono finiti i decreti che, con il supporto delle banche, hanno garantito nuovi finanziamenti dopo che un groviglio inestricabile di decreti targati Monti, Letta e ora Renzi, ha cercato di assicurare la continuità aziendale e produttiva della più grande acciaieria d’Italia senza interferire con l’attività dei magistrati che indagano sul siderurgico. Per questo, secondo il quotidiano di Largo Fochetti sarebbe in arrivo una procedura d’infrazione nei confronti del nostro Paese. Un nuovo tassello dell’escalation che potrebbe spingere il governo – riferisce il quotidiano - ad usare un’arma nuova e insolita, il ricorso alla Corte di Giustizia contro le decisioni della Commissione. Non esattamente il modo migliore per abbassare i toni. "Tutte le nostre decisioni sono soggette allo scrutinio della Corte Ue", ha puntualizzato oggi la Commissione con un certo disappunto.
Sullo sfondo resta la battaglia delle battaglie, quella che Renzi ha provato a giocare prima alle regole di Bruxelles e che ora ha visto un netto cambio di strategia: la flessibilità sui conti. Dopo avere sventolato come un successo della presidenza italiana la comunicazione pubblicata dalla Commissione a gennaio che concedeva un’interpretazione delle rigide regole di bilancio dal Six Pack, con la legge di stabilità il governo ha deciso di premere più nettamente sull’acceleratore, prendendosi tutta la flessibilità possibile, anche quella che non era ancora stata autorizzata, e spingendosi persino oltre.
Così Renzi ha deciso di forzare al massimo, fino all’ultimo decimale possibile, la leva del deficit. Aggiungendo alla scommessa di una manovra espansiva che ha rinviato le misure più drastiche di risanamento agli anni a venire, nella speranza che la fase positiva dell’economia non si arresti, il rischio che in primavera la Commissione non mandi in frantumi un parte della manovra appena varata, bocciando il ricorso all’extra indebitamento che l’Italia ha approvato per finanziare molte misure previste nella legge di stabilità. Alcune, storcono il naso a Bruxelles, più assimilabili a mance elettorali che ai costi per implementare le riforme strutturali, gli investimenti o per fronteggiate emergenze eccezionali, come invece previsto dalle clausole europee.
Sarà questo il nodo del duello tra Italia e Europa nel 2016. E un’eventuale bocciatura della manovra italiana potrebbe diventare a questo punto il detonatore definitivo di un ordigno innescato già dalle tensioni degli ultimi mesi. Pronto ad esplodere la prossima primavera.
Il partito del presepe ha dimenticato che Gesù Cristo fuggiva da Erode ed è stato partorito in una grotta al freddo al gelo. Nessuno lo ha voluto negli alberghi. E' del tutto evidente che se una persona è al freddo o al gelo se sei cattolico non gli chiedi da quale nazione vieni. Dovrebbero andare un po' a catechismo i leghisti.
Questa è la destra di Barbieri che ovunque si riempie la bocca della parola merito e poi si complimenta con Michele Brait non perché è il più capace ma perché è un uomo di Forza Italia della prima ora. Prima gli italiani!!!!!!!!
Bufera in Forza Italia che parla di una decisione umiliante per la politica locale
«Una scelta che insulta i pavesi»
PAVIA Il coordinatore provinciale Carlo Barbieri ci prova a buttare acqua sul fuoco, ma in Forza Italia è un ribollire di rabbia di fronte alla nomina di un varesino alla presidenza e di un cda di prof. Schiuma Alessandro Cattaneo per ragioni politiche ma anche personali visto che era andato direttamente da Roberto Maroni a perorare una sua nomina al San Matteo: «E’ una brutta pagina della politica del territorio. Il policlinico di Pavia viene fatto passare come l’unico Irccs con problemi economici, con un commissariamento di fatto, con un “papa nero” alla presidenza e professori venuti da fuori come se a Pavia non ci fossero professionalità adeguate. Abbiamo toccato il fondo». Ancor più furente Vittorio Pesato che puntava tanto ad un rinnovo dell’ incarico per Davide Giraudo: «Questa è la conferma che non conta nulla chi fa politica a Pavia. E’ la disfatta del territorio, un presidente che viene da Varese poi è uninsulto per il territorio. Qui vengono umiliati tutti, non solo Forza Italia ma anche la Lega». «Di fatto il San Matteo è commissariato e la politica ci mette poco del suo – dice Barbieri – Certo è che la provincia di Pavia viene penalizzata. Io però vedo il bicchiere mezzo pieno: all’Azienda Ospedaliera è arrivato Michele Brait che è uomo di Forza Italia della prima ora». Lo è anche Ruggero Invernizzi che contava molto nell’essere nominato al vertice del San Matteo per competenze visto che è direttore sanitario nella casa di cura Cittadella di Pieve del Cairo. (l.l)
AVVISO AI NAVIGANTI
Ci sono politici di destra e sindacalisti di destra che utilizzano il loro potere per intimorire chi si oppone alle malefatte che compiono tutti i giorni.
Querelano a prescindere trovando pubblici ministeri disponibili a rinviare a giudizio persone perbene.
Gli stessi pubblici ministeri dimenticando di esercitare l'obbligatorietà dell'azione penale nei confronti di politici di destra e sindacalisti di destra quando questi ultimi vengono querelati da cittadini onesti e perbene.
Politici e sindacalisti confidano di poter costringere al silenzio chi si oppone alle loro malefatte.
In questo paese vi sono tanti codardi ma anche tante persone coraggiose.
A me politici di destra e sindacalisti di destra non fanno paura. Non mi piegheranno e non mi costringeranno al silenzio.
Loro denunciano ed io dimostro ai giudici che mentono.
Ogni anno, ogni giorno, ogni ora. Costi quel che costi.
Il nuovo che avanza è uguale alla Lega Nord.
Quarto, tra i Cinquestelle è tutti contro tutti
A Quarto un consigliere M5S ha minacciato il sindaco M5S Rosa Capuozzo ma il sindaco è protagonista di diversi episodi inquietanti
A Quarto comune nel napoletano amministrato dai Cinquestelle sembra sia arrivato il momento del “tutti contro tutti”. Ci troviamo, infatti, di fronte ad un nuovo inquietante capitolo: un consigliere comunale del movimento Cinquestelle avrebbe attuato un tentativo di estorsione ai danni del sindaco del suo stesso partito.
Che a Quarto l’atmosfera non fosse serena, era chiaro: scorrendo velocemente le ultime notizie che Unità.tv ha raccontato, è doveroso sottolineare che il sindaco M5S Rosa Capuozzo è stata protagonista di gravi episodi sia da punto di vista politico e giudiziario. Velocemente ricordiamo che Rosa Capuozzo ha fatto stampare i manifesti istituzionali del Comune dalla tipografia del marito, ha minacciato un consigliere d’opposizione per una richiesta di chiarimenti sulla gestione dello stadio comunale, ed è stata denunciata (sempre col marito) per abuso edilizio.
In quest’ultimo episodio però Rosa Capuozzo sarebbe vittima. Secondo quanto emerge da una inchiesta del pm della Dda di Napoli Henry John Woodcock che ha disposto una serie di perquisizioni eseguite dai carabinieri, il consigliere comunale Giovanni De Robbio avrebbe minacciato il sindaco.
L’uomo, già indagato anche per voto di scambio aggravato dall’aver agevolato (attraverso richieste di assunzioni e nomine) il clan camorristico dei Polverino, avrebbe minacciato il primo cittadino riferendosi a un presunto abuso edilizio nell’abitazione di proprietà del marito della Capuozzo, chiedendo l’affidamento della gestione del campo di calcio a imprenditori da lui segnalati nonché la nomina di assessori, funzionari e di un consulente, sempre su sua indicazione.
Quarto, è bene saperlo, è un comune sciolto per ben due volte per infiltrazione camorristica, prima nel 1992 poi nel 2013. Il comune è stato oggetto di un’indagine della Direzione Distrettuale antimafia di Napoli sulle attività criminali del clan Polverino-Nuvoletta e del condizionamento dello stesso sulle scelte urbanistiche. Tra le ultime notizie è bene ricordare anche le dimissioni dell’assessore del M5S con delega alla cultura Raffella Iovine che in una lettera scriveva: “Manca democrazia e trasparenza. Spesso mi sono arrivate relazioni alterate come quelle del Piano Urbanistico Comunale”.
Il M5S fa sapere ufficialmente che per Robbio “con lettera datata 14 dicembre 2015 era stata già avviata la procedura di espulsione, con sospensione immediata dal M5S” visto che il suo comportamento “ha violato in modo grave, ripetuto e sostanziale gli obblighi assunti all’atto di accettazione della candidatura, ed i principi fondamentali di comportamento degli eletti del movimento Cinquestelle”.
Rimane da capire come mai, dopo così tanti episodi e ben due interrogazioni parlamentari, un’analoga lettera non sia stata spedita anche al primo cittadino M5S Rosa Capuozzo.
Questa è la destra pavese. Lega Nord e Fratelli d'Italia sono l'espressione del livello più elevato della politica locale.
approvato dalla sua maggioranza
Galandra in autogol sul maxi schermo
PAVIA «Avete visto in piazza Petrarca la schifezza che hanno messo su?». Il commento salace è dell’ex assessore Marco Galandra e, dal suo profilo Facebook, viene scagliato contro il maxi schermo luminoso installato in piazza Petrarca e contro chi ha consentito il “misfatto”: la giunta Depaoli. Dopo alcune decine di commenti, si scopre che il pannello pubblicitario venne autorizzato nel 2013 dalla stessa giunta della quale Galandra faceva parte. «Se è vero, una volta tanto fu una decisione sbagliata», taglia corto Galandra. Polemica chiusa.
mercoledì 23 dicembre 2015
Finalmente
Legge sull’economia verde: multe fino a 300 euro a chi getta i mozziconi e chewing gum a terra
Ampio pacchetto di misure approvato in via definitiva dalla Camera: debuttano le norme sul ciclo dei rifiuti. Fondi per affrontare l’emergenza smog
23/12/2015
ROBERTO GIOVANNNINI
ROMA
Qualche norma va completata e chiarita, ma intanto dopo quella sugli ecoreati diventa legge anche il «collegato ambientale». Un ampio pacchetto di misure approvato ieri in via definitiva dalla Camera che contiene misure per la green economy e l’ambiente.
I 79 articoli contengono misure di civiltà, come le multe da 30 a 300 euro a chi getta mozziconi di sigarette o chewing gum o scontrini a terra e il divieto di pignoramento per gli animali d’affezione, da compagnia o usati a fini assistenziali. Ovviamente il capitolo più importante è quello che contiene le norme per favorire l’«economia circolare», con il recupero e il riciclo delle materie che da rifiuto possono essere trasformate in risorsa, la riduzione dei rifiuti e agevolazioni sulle tasse per i comuni virtuosi.
Arrivano 35 milioni per gli investimenti in mobilità sostenibile, quanto mai importanti per contrastare lo smog che in questi giorni sta soffocando tante città. Previsto anche un fondo per la progettazione delle opere contro il dissesto idrogeologico, 11 milioni per l’abbattimento degli edifici abusivi in zone a rischio, il credito d’imposta per le imprese che lavorano alla bonifica dall’amianto. Ci sono misure che spaziano dall’infortunio in itinere per chi va al lavoro con la bicicletta al mobility manager scolastico, con il compito di organizzare e coordinare gli spostamenti casa-scuola-casa; dalla valutazione di impatto ambientale, dalla blue economy ad un fondo di 1,8 milioni di euro per le Aree Marine Protette. E poi norme per gli acquisti verdi nel pubblico, il sistema del «vuoto a rendere» e la riforma dell’Enea. Positivi tutti i commenti, dagli ambientalisti così come dal ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti.
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dipocheparole venerdì 27 ottobre 2017 20:42 82 Facebook Twitter Google Filippo Nogarin indagato e...
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