venerdì 27 giugno 2014

Riceviamo e pubblichiamo.

I costi del non fare, un’altra prospettiva nell’era dei No-TAV

Pubblicato il 26 giugno 2014 da Gianni Balduzzi 
No-TAV, i No-TEM, gli anti-Gronda, e tutta la miriade di attivist Nimby (Not in my backyard) si diverte da sempre in calcoli per verificare i costi e i benefici delle opere proposte e a cui si oppongono, spesso con metodologie discutibili, visti i risultati di una bocciatura senza appello cui si arriva.
All’università Bocconi è stato creato,  nel 2005, al contrario, l’“Osservatorio per i Costi del Non Fare”, valuta gli impatti economici, sociali e ambientali dei ritardi nelle infrastrutturazioni strategiche nel nostro Paese.
La metodologia, sviluppata dai ricercatori di Agici (società di ricerca e consulenza specializzata nel settore delle utilities e delle infrastrutture), si basa tra l’altro sulla Cost-Benefit Analysis, l’attenzione si concentra sui progetti infrastrutturali relativi ai settori dell’energia, dei rifiuti, dellaviabilità stradale e ferroviaria, dell’idrico e delle telecomunicazioni. Il progetto, inoltre, approfondisce le cause dell’inerzia e formula proposte concrete per il loro superamento.
L’idea di fondo è che se la realizzazione di una infrastruttura genera dei benefici, la sua mancata attuazione produce dei costi pari alla mancata utilità.

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