martedì 24 giugno 2014

I parlamentari del M5S sono come bambini delle elementari hanno bisogno di sapere che cosa devono fare dal loro Generale.

Renzi e la tensione a 5 stelle: a Roma arriva Beppe Grillo?

di   - 23/06/2014 - Oggi a Montecitorio il leader genovese dovrebbe presentarsi per chiarire con alcuni eletti le modalità di incontro con il Pd: una apertura non decisa dai parlamentari e una delegazione troppo "ortodossa"

Renzi e la tensione a 5 stelle: a Roma arriva Beppe Grillo?
Sì al dialogo ma non così, sì al confronto ma non con gli azzardi dei pasdaran («O Berlusconi o noi»). Il Movimento 5 stelle a Roma è in tensione. Mentre si avvicina mercoledì, data dell’incontro tra la delegazione grillina e quella dem, l’amaro per quella apertura verso Renzi, “decisa dall’alto”, continua. Non solo: non era questo il sogno a cui mirava l’ala critica del Movimento. Non perlomeno in queste modalità. L’occasione di rivincita sembra diventare sempre più una (ennesima) «occasione sprecata». Oggi Beppe Grillo dovrebbe passare a Montecitorio per poter incontrare i suoi. Non lo fa da diverso tempo e la sua assenza prolungata ha pesato non poco negli umori degli eletti a Roma. Così, in vista del grande appuntamento, piovono critiche della base e degli eletti sia sui social che sui media.
LaPresse
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I DUBBI DI CURRÒ E TANTI ALTRI – «Confrontarsi sui temi comuni è scodinzolare (poi se non ce ne sono, amici come prima)? No perché è né più né meno quello che andranno a fare mercoledì da Renzi…». A discutere stavolta è il deputato Giuseppe Vacciano che, in un lungo flame sotto un post facebook del collega Cristian Iannuzzi, risponde agli attacchi di alcuni attivisti critici verso l’appuntamento del collega con la co-presidente dei Verdi Europei Rebecca Harms. Vacciano non è solo. A chiedersi il perché di tali modalità d’incontro è anche il deputato Tommaso Currò. Oggi il Corriere della Sera, in un pezzo a firma di Emanuele Buzzi, raccoglie il suo pensiero:
Diverse le criticità evidenziate da Currò: sia sulla delegazione («Non è chiaro perché Luigi Di Maio debba prendere parte al vertice»), sia sulle mosse dei cinquestelle («Oggi facciamo accordi con Nigel Farage in Europa e cerchiamo come interlocutore il Pd in Italia: è tutta una contraddizione»).
Il problema è quell’apertura dall’alto, mai stabilita con gli eletti di Roma. «Ribadisco. Abbiamo discusso di errori fatti. Ma nessun voto su legge elettorale e dialogo col PD. Gli stessi capogruppo lo hanno saputo venerdì», ha precisato nei giorni scorsi con un tweet la deputata Mara Mucci.
I 5 STELLE IN EUROPA E LO SPOSTAMENTO AL “CENTRO” - C’è decisa confusione sulla rotta da prendere nei prossimi mesi. Mentre in Italia il Movimento apre ai democratici in Europa i 5 stelle cercano di sedersi il più possibile lontani dai seggi d’estrema destra nell’emiciclo di Strasburgo. Come racconta il sito Eunews il capo delegazione del M5S, Ignazio Corrao, ha mostrato una certa irritazione. «Non voglio passare tutta la legislatura a spiegare a giornali e televisioni che con la destra non c’entriamo niente. Cosa devo fare, cominciare a venire in Aula con la maglietta di Che Guevara?», ha incalzato. «Ho cominciato una battaglia per poterci spostare al centro, vicino all’Alde», ha spiegato al giornale on line. L’obiettivo però non è semplice. A scegliere la sistemazione dei gruppi nel Parlamento Europeo è la Conferenza dei Presidenti: a decidere tutto i capigruppo delle altre fazioni, il cui voto pesa in base al numero dei deputati che rappresentano.

DUE ANIME NEL MOVIMENTO – Se a Strasburgo l’alleanza con Farage crea fastidi, il cambio di rotta deciso a Milano ha creato due realtà diverse a Roma: da un lato gli ortodossi, che spingono ad un dialogo stile “prendere o lasciare”, dall’altro un gruppo di eletti che diffida dall’appuntamento di mercoledì, messo su quasi come una strategia o di recupero consensi o di rafforzamento di quella base delusa dalle basse percentuali delle Europee. Ne è un esempio la linea lanciata dall’ortodosso Luigi Di Maio in queste ultime ore:
Il Pd voterà l’ennesimo vergognoso privilegio alla politica pur di tenere in piedi l’accordo (ancora in alto mare) con Berlusconi e Lega? Sappiate che il vostro alibi preferito “non ci sono alternative” ormai non funziona più. Avete avuto la nostra disponibilità a discutere di riforme. Date una risposta agli italiani.
Prendere o lasciare. Se mercoledì andrà male i portavoce perlomeno “ci hanno provato”. Sarà una occasione in più per chiudere il Movimento nell’eremo dell’opposizione? Di diverso avviso è l’eletta marchigiana Serenella Fucsia che vede bene il dialogo con il Pd. «Il M5S – ha spiegato agli attivisti – ha presentato, a mio avviso, un’ottima Legge elettorale. Sottolineo che il M5S nelle Commissioni ed in Aula è stato sempre molto propositivo, ma mediaticamente ai cittadini questa volontà di fare non è arrivata in modo chiaro».

Intanto una parte degli eletti a Roma aspetta Grillo con ansia. Sono diverse le cose da chiarire. Il genovese, che ieri si è goduto il concerto dei Rolling Stones al Circo Massimo, potrebbe però non presentarsi. Finora, tra Montecitorio e Madama, non sono arrivati né sms né mail che di solito preannunciano il suo arrivo. Anche se la sua presenza pare cosa oramai certa non sono squillati i cellulari di chi di solito sta nella parte critica del Movimento: quella che ha bisogno di chiarirsi con lui.
—EDIT—
Il leader 5 stelle starebbe incontrando in queste ore in un albergo di Roma Danilo Toninelli e Luigi Di Maio. A rivelarlo su Twitter è Caris Vanghetti, ex collaboratore pentastellato:

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