venerdì 7 novembre 2014

Un articolo da non perdere.

Dirigenti scolastici, così i presidi diventano manager

Il termine più giusto è timonieri, in grado di «mettere la scuola in condizione di cambiare rotta»
Andreas Rentz/Afp/Getty Images

Andreas Rentz/Afp/Getty Images

   
Parole chiave: 
Argomenti: 
8

«Dobbiamo mettere la scuola nelle condizioni di cambiare rotta. Per farlo, il timoniere è essenziale». Il timoniere, per inciso, è il Dirigente scolastico. Una metafora impegnativa ma efficace, per evocare il profilo del Dirigente che emerge da “La buona scuola”; una metafora che rimanda alla responsabilità del “guidare”, del “condurre” ma, insieme, del “servizio”: il timoniere, infatti, conduce la nave sulla buona rotta che, però, non traccia da solo, non decide autonomamente; il timoniere non è il capitano della nave, e nella nuova governance della nave/scuola incarna, appunto, il potere “gestionale”, non quello di “indirizzo”.
Per rappresentare e descrivere una funzione, di timoniere, così rilevante e delicata ne “La buona scuola” si parla in realtà poco del Dirigente scolastico: un solo paragrafo (il 3.3 La buona governance; tre pagine su 126 complessive) è quasi interamente dedicato al nuovo Dirigente. Per il resto è citato qua e là, spesso con la vecchia denominazione di “preside”, con riferimento alla possibilità, consultati gli organi collegiali, di scegliere alcuni docenti attingendo da un imprecisato Registro pubblico nazionale oppure di utilizzare con “piena disponibilità” una quota del 10% del Fondo dell’Istituzione scolastica per remunerare docenti per particolari attività gestionali o didattiche.
Curiosamente, a fronte di questi due generici e limitati riferimenti a nuove competenze del Dirigente scolastico, quasi tutti i detrattori del piano scuola del governo Renzi, hanno sottolineato polemicamente l’aumento dei poteri del Dirigente scolastico, la loro definitiva trasformazione in manager, con il potere incontrollato finanche di assumere e licenziare i docenti attraverso la titolarità esclusiva dei processi valutativi. Ma è davvero così? O meglio, dove è scritto tutto ciò ne “La buona scuola”?
In realtà, lo scenario descritto nel documento è diverso, assai opportunamente diverso, dalla superficiale lettura di molti: nel richiamare, infatti, la necessità di “definire meglio il profilo del dirigente scolastico” in esso (par 3.3) si sottolinea come, oltre alle “indiscutibili competenze gestionali necessarie per promuovere l’efficienza di un’organizzazione complessa” serva “puntare sullo sviluppo di competenze professionali connesse alla promozione della didattica e della qualificazione dell’offerta formativa”. Risuona, in queste poche affermazioni, l’eco di un dibattito che ha animato la comunità professionale dei Dirigenti, dall’avvio dell’autonomia scolastica ad oggi, intorno alla rappresentazione del profilo professionale del dirigente, conteso tra due figure polari estreme: il manager e il coordinatore didattico, il dirigente gestionale e il leader educativo/per l’apprendimento, il dirigente con competenze giuridico-amministrative evolute e il dirigente capace di leggere, con Riccardo Massa, l’organizzazione scolastica come “dispositivo pedagogico” complesso. 
Nel descrivere il profilo del dirigente scolastico “La buona scuola” appare, contrariamente alla lettura dei suoi detrattori, più orientata verso la seconda figura polare (il timoniere) rispetto alla prima (il capitano della nave, il condottiero): resta certo un dirigente (“i presidi sono prima di tutto dirigenti”), selezionato tramite il nuovo corso-concorso della Scuola nazionale dell’Amministrazione ma mediante una procedura che tenga conto della «specificità dei compiti che i nuovi presidi saranno chiamati a svolgere», «di cosa vuol dire governare una scuola e sviluppare un progetto formativo». Presidi nuovi per nuovi compiti, che non è tanto il progetto de “La buona scuola” a definire, quanto la realtà dell’organizzazione scolastica come si è venuta definendo negli ultimi anni ad imporre. 
La prospettiva della definizione di un nuovo profilo del Dirigente scolastico, infatti, si impone assolutamente all’ordine del giorno: il mancato decollo dell’autonomia e l’evoluzione neocentralistica del sistema scolastico, la generalizzazione dell’organizzazione comprensivo verticale nel primo ciclo, il dimensionamento spesso oversize delle autonomie, la quantità di incombenze e responsabilità quotidiane di tipo burocratico-amministrativo (ben altro rispetto alla decodifica delle circolari ministeriali denunciata nel documento), la debolezza delle figure di collaborazione diretta (insieme a quello del Dirigente va ripensato totalmente il profilo professionale, le competenze e le responsabilità del DSGA) e la perdurante carenza di figure, funzioni e ruoli legati ad una prospettiva di carriera professionale docente, tutto ciò (e molto altro) impone nei fatti un ripensamento del profilo professionale del Dirigente e, probabilmente anche, una sua ridefinizione nell’ambito del quadro della dirigenza pubblica, coerente con la specificità del ruolo e rispettoso della complessità del profilo operativo e culturale.

Nessun commento:

dipocheparole     venerdì 27 ottobre 2017 20:42  82 Facebook Twitter Google Filippo Nogarin indagato e...