venerdì 22 agosto 2014

Certo, fino a quando i membri dell'ARAN saranno tutti ex sindacalisti sarà difficile scrivere un contratto che valorizzi i capaci ed intelligenti e metta in un angolo quelli che vanno avanti nella carriera grazie ad una tessera sindacale, possibilmente della Cisl.

Stipendi pubblici, lo Stato non spende tanto ma male
I 3,3 milioni di statali pesano per 164 miliardi ovvero l’11% del Pil. Meno che Francia e Uk. Il problema è l’età e la produttività


Di Maurizio Grosso
Non è questione di quanto si spende, ma di come si spende. Perché in assoluto l’Italia non distribuisce molti più soldi di altri paesi europei per pagare gli stipendi pubblici. Il problema è che spende in modo non proprio virtuoso, in particolare sul fronte della produttività. Sulla questione infuocata del blocco per un altro biennio dello stipendio degli statali, ipotesi alla quale starebbe lavorando il Tesoro alla disperata ricerca di risorse per una legge di stabilità che si annuncia tra i 20 e i 25 miliardi di euro, qualche tempo fa era già intervenuta la Corte dei conti con un rapporto rilanciato ieri da Repubblica.it. Il dossier ricorda che nel 2013 lo stato italiano ha speso per i sui 3,3 milioni di dipendenti pubblici 164 miliardi di euro, in calo del 4,6% nell’ultimo triennio per un risparmio complessivo di 8 miliardi di euro. Il peso di questa cifra sul Pil complessivo è dell’11%, inferiore rispetto al 19% della Danimarca, al 14,4% della Svezia, al 13,4% della Francia e all’11,5% della Gran Bretagna. La solita Germania spede meno, visto che gli stipendi dei suoi dipendenti pubblici corrispondono all’8% del prodotto interno lordo. Il punto, dicevamo, è semmai come l’Italia corrisponde questi 164 miliardi. Le scelte sin qui fatte, per la Corte dei conti, non sono incisive per la qualità della distribuzione delle retribuzioni e della composizione della forza lavoro pubblica. A partire dall’età: “La percentuale di dipendenti con età superiore a 50 anni è pari a circa il 50%” per l’Italia, mentre i maggiori Paesi industrializzati hanno “valori prossimi al 30%”. In Francia il 6% degli occupati ha meno di 25 anni e il 22% è tra 25 e 34 anni; nel Regno Unito sono rispettivamente al 5 e 20%. “Per l’Italia la prima percentuale risulta irrisoria, mentre i lavoratori sotto i 35 anni sono appena il 10%”. E poi c’è una questione produttività. A tal proposito la Corte dice che “il punto cardine del nuovo assetto retributivo” dovrebbe essere “la creazione di un effettivo sistema incentivantee premiale con una entità di risorse adeguata, correlata a parametri macroeconomici, da distribuire tra le varie amministrazioni secondo criteri che privilegino i risultati ottenuti nella spending review”.

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