mercoledì 13 agosto 2014

Qualcosa di intelligente su Robin Williams dopo le tante ovvietà di questi giorni. Tutti a cliccare mi piace sotto le frasi più belle dell'Attimo Fuggente. Tutti a sottoscrivere ...anche io sono un sognatore..... Ecco coca è la rete. La proiezione del falso se stesso. I tre quarti di quelli che scrivono mi piace sotto quelle frasi o vive una grigia vita quotidiana senza coraggio o non ha il coraggio neanche più di sognare perché sognare costa molto.

Robin Williams morto, Paolo Crepet: "E' stato più studente fragile che professore. Il suicidio rientra nelle libertà dell'uomo"

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ROBIN WILLIAMS MORTO PAOLO CREPET
"In fondo, Robin Williams era quel ragazzo dell'Attimo Fuggente, quello che sogna la poesia, che vuole da uscire con la creatività da un sistema che lo stritola ma alla fine non ce la fa. E si suicida. Era quel ragazzo forse più di quanto non fosse quel professore sensibile, che pure ha interpretato così bene". Paolo Crepet, noto psichiatra, parla con Huffington Post della morte del celebre attore americano.
Il pubblico è così colpito da questa morte improvvisa anche perchè Williams ha sempre interpretato ruoli di chi curava anime in crisi: il professore, il medico di Risvegli, ancora insegnante con un ragazzo difficile in Will Hunting.
"C'è nella sua vita professionale una complicità con il dolore, un dare aiuto agli altri che suggerisce una questione riflessa: di un uomo che si aspettava di avere indietro dagli altri e dalla vita almeno una parte di quello che aveva dato. Evidentemente questo non è successo, e lui alla fine ha tirato una riga, si è reso conto che quel lato umano dell'esistenza che lui ha messo in scena in modo così efficace mancava proprio nella sua vita. L'Attimo Fuggente è un film così struggente proprio perchè mette in scena quello che manca. E' un film anti-neorealista, che descrive l'assenza di quei valori di onestà, profondità, rapporto fecondo tra le generazioni. E non a caso Williams in più occasioni ha detto che quello era "il suo film". Il film che riassumeva quello che lui avrebbe voluto e che la vita non gli ha dato. In quella villetta californiana alla fine c'era un uomo terribilmente solo, angosciato dal futuro, che non è riuscito a inventarsi un secondo tempo, una nuova carriera nella regia, o nella politica. Era troppo genuino per farlo, e invece in quel mondo sopravvivono solo le persone meno sensibili. Insisto, nell'Attimo Fuggente c'è quasi una profezia sulla vita stessa del suo protagonista".
Alcuni suoi colleghi sottolineano quanto la depressione sia ancora poco curata, sostengono che questa morte come tante altre meno note potesse essere evitata...
"Non sono assolutamente d'accordo. Anzi, spesso in questi casi dalla mia categoria vengono dette sciocchezze, anche un po' strumentali. Discuto di questo tema fin dalla morte di Primo Levi, ci fu una polemica col New Ytork Times. Si dice spesso: "E' stato lasciato solo...". Non è così. Laicamente esiste un diritto a morire, a dire che è arrivato il momento di spegnere la luce. Non condivido l'idea di una psichiatria chiamata a fare da terapia coatta per chi ha perso la voglia di vivere. Non esiste l'onnipotenza dello psichiatra che salva la vita, c'è un tratto di strada in cui ognuno risponde alla propria responsabilità. Cosa bisognava fare con quest'uomo? Rinchiuderlo? Trattarlo come Jack Nicholson sul Nido del Cuculo? Noi psichiatri possiamo fare del nostro meglio, i farmaci negli ultimi anni si sono molto evoluti, ma non c'è nessuna salvifica onnipotenza del medico. Il suicidio rientra nelle libertà dell'uomo".
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I mille volti di Robin Williams
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Ap
Molte persone sono colpite dalla vitalità dei personaggi di Williams, dalla sua istrionicità. Il suicidio sembra un controsenso...
"Le risparmio le solite banalità sulla malinconia dei comici. Mi ha colpito invece vedere in queste ore alcuni spezzoni di sue vecchie interviste tv, talk show in cui appariva sempre su di giri, come se lui per appagare il pubblico dovesse essere sempre "iper", far ridere, fare imitazioni. E invece, evidentemente, Williams aveva bisogno di essere accettato per quello che era davvero, un uomo con le sue debolezze, le sue grandi fragilità. E' un diritto che dovrebbe essere riconosciuto a tutti. Colpisce la sequenza con la morte pochi mesi fa di un altro attore per certi versi simile, Philip Seymour Hoffman: due star non certo attraenti come un Brad Pit, due attori incredibili, due vite simili, due uomini che non riescono a salvarsi da una macchina terribile che li stritola, quella dello star system. Un altro attore simile per sensibilità e talento, che invece ce l'ha fatta, è Dustin Hoffman, che interpreta Rain Man, o Tootsie che tanto somiglia a Ms Doubtfire: il travestimento come ricerca di una via d'uscita che però è sempre più difficile del previsto".
Ritiene dunque che sia la macchina di Hollywood a schiacciare i più fragili?
"Lo star system è solo la punta dell'iceberg della società americana nel suo complesso, ne esaspera alcune caratteristiche micidiali come l'egoismo, i rapporti d'amore regolati da pletore di avvocati che mungono l'attore fino a quando non è spolpato".
Eppure nel volto di Williams si percepiva un risvolto malinconico al di là delle tante risate che scatenava...
"Assolutamente sì. Mi viene in mente il suo personaggio in Good Morning Vietnam: era un dj comico ai bordi di una immensa tragedia, un personaggio incredibile, che svegliava le truppe con le barzellette. Io credo che lui somigliasse a questo personaggio, costretto a ridere sulla tragedia di una desertificazione sentimentale e affettiva. Quel dj resta un'immagine meravigliosa".
E tuttavia è sempre complicato accettare che un uomo con queste risorse, e con questa vita, possa arrivare a impiccarsi...
"La sua immagine di successo è solo una fiction: la realtà è quella di un uomo solo in una villetta, di un telefono che non suonava più, di figli grandi che ormai hanno la loro vite. Un uomo al tramonto, che si sente finito, che probabilmente non trova più nel cinema di oggi grandi storie da interpretare. Di fronte a una crisi esistenziale del genere, reiventarsi è molto difficile. Così come tagliare i ponti e cambiare vita. E' più facile rifugiarsi in una bottiglia. A mio parere con la sua morte viene a galla in modo dirompente anche la crisi del grande cinema occidentale. Non a caso i festival vengono vinti da film di paesi emergenti, perchè lì stanno le grandi storie da raccontare, non più da noi".

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