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TERAMO - Mentre in Emilia il sindaco 5 Stelle di Parma,Federico Pizzarotti, se la prende con gli organizzatori della festa dell'Unità di Bologna - manifestazione del Pd - per aver inserito il suo nome tra i partecipanti alla kermesse, tornano le guerre intestine dentro il Movimento Cinque Stelle. Il nuovo caso di 'scomuniche' scoppia all'interno del meet up di Teramo dove l'assemblea degli attivisti ha sfiduciato Paola Cardelli, consigliera comunale eletta il 25 maggio scorso in quota M5S, provocando una dura reazione dell'altro suo collega 5 Stelle eletto, il capogruppo Fabio Berardini. Proprio lui, regolamento alla mano, difende la collega  e 'scomunica',di contro, gli attivisti.

"In base alla liberatoria ricevuta da Beppe Grillo, gli unici autorizzati ad utilizzare il logo ed a parlare in nome del Movimento 5 Stelle sono gli eletti dal popolo sovrano" dice oggi Berardini che  si appella all'autorizzazione di Grillo "a tutela del nostro onore". In tale autorizzazione autenticata dal notaio, sostiene il capogruppo, si afferma che "solo coloro che vengano eletti  potranno legittimamente parlare a nome del M5S ed utilizzarne il simbolo". Invece "non è in alcun modo possibile che sedicenti attivisti possano parlare a nome del Movimento, convocare conferenze stampa e rilasciare interviste".

"Queste persone - prosegue il capogruppo - parlano esclusivamente a titolo personale e utilizzano in modo assolutamente illegittimo il simbolo del Movimento 5 Stelle". Di più: "Solo lo Staff del Movimento 5 Stelle può revocare l'uso del simbolo ad un eletto e pertanto, fino a quel momento, l'eletto può parlare a nome del Movimento 5 Stelle ed usarne il simbolo".

Una reazione, questa, alla disposizione presa dall'assemblea del gruppo di Teramo che il 30 luglio scorso ha formalmente revocato la fiducia alla Cardelli. Nel documento dell'assemblea, riportato anche sul sito del gruppo, si spiega che "le motivazioni che hanno condotto alla decisione sono da ricondurre alla natura e ai principi di un Movimento ispirati alla "orizzontalità, condivisione, rispetto rigoroso delle decisioni assembleari, alla negazione di qualsiasi rapporto di gerarchia tra gli attivisti". Princìpi, sostiene la maggioranza degli attivisti, a cui "sono ovviamente, ed a maggior ragione, obbligati ad attenersi anche i consiglieri comunali" e a cui è invece " è sistematicamente venuta meno la portavoce Cardelli".