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Mentre l’anno volge alla fine, il calo di popolarità del governo, osservato dopo l’estate, si arresta. Anzi, secondo il recente sondaggio dell’Atlante Politico di Demos, si assiste a una — per quanto limitata — inversione di tendenza. Anche la fiducia nei confronti del premier, Matteo Renzi, resiste. Mentre il consenso elettorale del PD cresce, seppur di poco. Malgrado tutto. Nonostante i problemi e le tensioni di questa fase. Scandita dalle proteste sindacali e operaie, dalle prospettive oscure dei mercati e del mercato del lavoro. Scossa, nelle ultime settimane, dallo scandalo di Mafia Capitale, ultimo, clamoroso, atto della storia di corruzione che inquina il rapporto fra politica e società in Italia. Ma vediamo più in dettaglio le principali indicazioni emerse dal sondaggio di Demos.

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1. Il consenso verso il governo si attesta al 46%: 3 punti in più di un mese fa. Ma ne aveva persi 13, il mese precedente. Parallelamente, il gradimento di Renzi resta (quasi) stabile, rispetto al mese scorso: 50%. Siamo, dunque, lontani dai livelli conosciuti prima dell’estate, ma anche dello scorso ottobre. Tuttavia, si tratta di indici elevati. Senza paragone, rispetto agli altri leader politici e di partito. Soprattutto, però, il declino subìto negli ultimi mesi si è fermato. Contrariamente ai timori o agli auspici (secondo i casi) di molti — attori e osservatori politici.

2. Le stime elettorali, peraltro, registrano una lieve crescita del PD, che si attesta al 37%. Ciò significa: 4 punti al di sotto delle elezioni europee, ma, comunque, moltissimo. Anche senza fare riferimento al disastroso 25% ottenuto alle Politiche del 2013. Se guardiamo alla fiducia nei leader, infatti, dietro a Renzi, solo Matteo Salvini, leader della Lega, supera il 30%, fra gli elettori. Dietro di lui: Giorgia Meloni e Maurizio Landini. Leader di partiti più piccoli o senza partito. Mentre i leader dei partiti (o non partiti) più grandi, Silvio Berlusconi e Beppe Grillo, sono in coda alla graduatoria. Poco sopra o sotto il 20%. Parallelamente, nelle stime di voto, la Lega di Salvini ha superato il 13% e ha, ormai, raggiunto Forza Italia. Mentre, alle loro spalle, la Sinistra, intorno a SEL, si avvicina al 7%.

3. Dunque, Renzi e il suo governo “tengono”. Nonostante la vicenda di Mafia Capitale abbia ulteriormente deteriorato il clima (anti) politico in Italia. E una larga maggioranza di italiani ritenga che la corruzione politica nel Paese, oggi, sia più diffusa rispetto agli anni di Tangentopoli. Così, Renzi non ne sembra personalmente e politicamente colpito. Perché si tratta di un male antico. E lui è, per (auto) definizione, giovane e nuovo. Peraltro, intorno al “suo” PD, non si vedono vere alternative. A Sinistra, certamente, esiste un malessere, intercettato non solo da SEL, ma anche dal dissenso interno al PD. Tuttavia, occupa uno spazio limitato. Inferiore al 10%.

4. Il dissenso della Sinistra, semmai, ha rafforzato l’appeal del Premier al Centro e, soprattutto, a Destra. Non per caso, il gradimento di Renzi è cresciuto fra gli elettori di Forza Italia. E fra gli indecisi. Gli spaesati, che si attaccano all’unico chiodo rimasto. Alla destra dello schieramento politico, d’altronde, c’è grande instabilità. Al calo (ma ormai potremmo parlare di crollo) di FI corrisponde l’avanzata di Salvini e della “sua” Lega. Tanto più ora, che si è lanciato alla conquista del Centro-Sud, con una nuova sigla: “Noi con Salvini” (NcS). Uno spin-off della Lega, trasformata in “partito personale”. Per proseguire l’espansione territoriale, avviata alle europee di giugno ed espressa, clamorosamente, alle Regionali in Emilia-Romagna. D’altra parte, se osserviamo i dati dell’Atlante Politico di Demos, l’ambizione di Salvini sembra giustificata. La fiducia “personale” nei suoi confronti è, infatti, cresciuta dovunque, ma, soprattutto, nelle regioni (rosse) del Centro (allargato all’Emilia-Romagna), dove raggiunge il 42%. Più che nelle stesse regioni del Nord. Mentre nel Centro-Sud si avvicina al 30%. Un profilo analogo a quello del voto. Visto che nelle Regioni (rosse) del Centro NcS (20%) appare più forte perfino che nella Patria Padana (19%). E nel Centro-Sud raggiunge, comunque, il 7%. In altri termini: più di quanto ottenuto in ambito nazionale alle Europee. Oggi NcS è, dunque, la “Ligue Nationale”, affine e alleata al Front National di Marine Le Pen. Oggi primo partito, in Francia. Interprete, al pari di NcS, del sentimento antieuropeo e della paura dello straniero, come risposte all’insicurezza sociale — e globale. Tuttavia, il partito di Salvini, nel breve periodo, non appare un’alternativa. Mentre i partiti di Centro e la stessa FI sembrano una protesi del PD (R).

5. Resta il M5S. Attestato oltre il 19%. Secondo partito, in Italia. Nonostante le defezioni e le polemiche ripetute che lo scuotono. Al centro e alla periferia. Nonostante sia l’unico partito non coinvolto nelle diverse Tangentopoli, romane e regionali. Nonostante che il portavoce, Beppe Grillo, risulti ultimo, nella graduatoria dei leader, in base alla fiducia. Ma ciò conferma la natura del consenso verso il M5S. Che non ha base “personale” e dipende solo in parte dai contenuti specifici dell’offerta politica. Ma riflette, piuttosto, il malessere nei confronti della democrazia rappresentativa che si respira in Italia. Un non-partito che intercetta il non-consenso verso la non-politica. Così Renzi, insieme al “suo” governo e al “suo” PD (R), prosegue la “sua” marcia.Nonostante tutto. Perché, per ora, non si vedono alternative né alternativi. E per la sua capacità mimetica. Di sfidare e imitare tutti. Berlusconiano, grillino e salviniano, al tempo stesso. Il renzismo: biografia e fotografia dell’Italia post-berlusconiana. Al governo.