giovedì 25 dicembre 2014

Assurdo e inaccettabile.

Scrive sul web che "questa società è ingiusta": 30enne condannato a morte

Il dramma di Mohamed Cheikh Ould Mohamed, condannato in Mauritania per apostasia dell'Islam. Il giovane ha criticato "la società di Maometto" su internet. Dopo un anno di prigione, la decisione del tribunale: pena capitale
Redazione 25 Dicembre 2014
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In foto, Mohamed Cheikh Ould Mohamed
In foto, Mohamed Cheikh Ould Mohamed
MAURITANIA - Mohamed Cheikh Ould Mohamed. Un nome da imprimersi bene in mente. Già, perché Mohamed da un momento all'altro potrebbe essere ucciso per il reato di "apostasia dell'Islam". E così, dal p1987, potrebbe essere la prima vittima del governo mauritano che da quell'anno non ha più applicato la pena di morte. Mohamed è stato condannato ieri da un tribunale di Nouadhibou, nel nordest del paese, alla pena capitale per aver criticato, in un articolo pubblicato su internet, "la società di Maometto". 
FESTA NEL PAESE - Ad aggravare la situazione, il fatto che nel suo paese la sentenza è stata accolta con una vera e proprio festa, con tanto di caroselli di auto e gente in strada. 
L'ACCUSA - Per l'accusa l'imputato "aveva parlato con leggerezza del Profeta". Tanto basta in Mauritania per meritare la pena di morte, prevista dal codice penale in caso di apostasia dell'islam. 
LA DIFESA - Il giovane, oggi 30enne, arrestato un anno fa si era difeso affermando di non aver voluto offendere Maometto, ma "difendere uno strato della popolazione maltrattato. Se dal mio testo si è potuto comprendere quello di cui sono accusato io lo nego completamente e me ne pento apertamente". 
L'ARTICOLO - Nel suo articolo Mohamed aveva accusato la società mauritana di portare avanti un "ordine sociale iniquo ereditato dai tempi del Profeta". Durante il processo, il primo di questo genere in Mauritania, si erano tenute manifestazioni nel paese che chiedevano la pena di morte per il giovane. Un famoso avvocato locale che lo difendeva aveva rinunciato all'incarico per le minacce subite. 

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