venerdì 26 dicembre 2014

Riceviamo e pubblichiamo. La destra e la sinistra non esistono. Si che esistono.

Svezia, così la scia di attentati anti-Islam fa tremare il Paese della tolleranza

L’ultimo attacco contro una moschea di Eskilstuna, cinque feriti. La comunità musulmana: odio crescente verso gli immigrati
La moschea distrutta

26/12/2014
La profonda crisi politica e sociale che attraversa la Svezia ha fatto i primi feriti.  
Il 3 dicembre il governo di centro-sinistra del premier Stefan Loefven era caduto sulla proposta di bilancio a soli tre mesi dalle elezioni. I Democratici Svedesi, partito dell’estrema destra anti-immigrazione forte del 13% conquistato alle urne, aveva bocciato la finanziaria che puntellava la tradizionale politica dell’accoglienza del Paese scandinavo. Basta profughi, basta stranieri, «Svezia agli svedesi».  

Atto terroristico  
Da tre settimane non si parla d’altro, con le forze di destra – Cristiano democratici compresi – che invocano uno stop all’immigrazione e chiedono che sia tagliato del 90% il numero visti concessi a chi richiede asilo. Finora gli scontri più accesi erano stati tra gli scranni del parlamento e in qualche manifestazione di piazza tra antifascisti e neonazisti. Ma da ieri qualcosa è cambiato. Parole finora inedite nella tranquilla e democratica Svezia da 48 ore vengono usate ossessivamente nei dibattiti televisivi, sui titoli dei quotidiani, dagli analisti politici. Parole come terrorismo, attentato, incitamento all’odio.  

L’attacco di Natale  
Il giorno di Natale un uomo, ancora non identificato, ha lanciato una molotov nella moschea di Eskilstuna, una cittadina 90 chilometri a Ovest di da Stoccolma abitata da una numerosa comunità somala. Almeno cinque persone sono rimaste ferite – una in modo grave – mentre erano riuniti per pregare. Sono riusciti a fuggire dalle finestre mentre il fuoco si mangiava tutto.  
La rivista «Expo» ha contato un’azione di matrice islamofoba al mese da gennaio, ma fino all’incendio della moschea si era trattato «solo» di atti vandalici (finestre rotte, svastiche dipinte sui muri dei luoghi di culto). 


«Ora abbiamo paura»  
Mentre l’accogliente Svezia scopre l’intolleranza e metabolizza un altro choc - la prima presa di coscienza a settembre, quando le porte del Parlamento si erano aperte a uomini e donne che fino a pochi mesi prima giravano con svastiche dipinte sulle maglie e si salutavano a braccio teso - la comunità islamica inizia ad avere paura: secondo il leader dell’Associazione islamica svedese, Omar Mustafa, c‘è un «crescente astio verso la comunità musulmana nel Paese e verso gli immigrati». Anche i cristiano democratici, all’opposizione, reclamano norme meno permissive sull’immigrazione e un sondaggio supporta la loro proposta di limitare gli aiuti finanziari e rendere temporaneo lo status di rifugiato, in Svezia concesso molto più facilmente che in altri Paesi europei: tre anni di “prova” prima di poterlo ottenere in via definitiva. Il 43% degli interpellati ha definito l’idea molto buona, contro un 30% che l’ha ritenuta negativa. Secondo il leader dei cristiano democratici, Göran Hägglund, cambiare le regole alleggerirebbe il bilancio pubblico e spingerebbe più persone a chiedere asilo in altre nazioni. 


L’avanzata dei neonazisti  
Il dibattito sull’immigrazione ha finora messo in ombra qualsiasi altro tema in vista delle elezioni anticipate del 22 marzo ed è legato alla crescente popolarità dei Democratici svedesi che, secondo gli ultimi sondaggi potrebbero balzare dal 13% conquistato a settembre fino al 18%, e che cavalcano da mesi la crisi economica e occupazionale che, con i 95.000 profughi attesi nel 2015 «non farà che peggiorare». 
Gli ex neonazisti crescono, dunque, nonostante una lunga serie di polemiche e scandali. Il segretario dei Ds Björn Söder la settimana scorsa ha detto che ebrei, sami e curdi potrebbero avere la cittadinanza svedese, ma non devono essere considerati veri svedesi. Un commento arrivato dopo la proposta di includere l’origine etnica dei cittadini svedesi nel sistema di giustizia penale. 

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