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Un'altra scuola è possibile, anche grazie alla lezione dei tanti insegnanti "della vita" ricordati nei messaggi- testimonianza inviati dagli utenti di Repubblica.itdopo il nostro invito a raccontare le vostre storie. "Il ricordo più bello e importante che ho di lui, è una frase che mi ha detto quando ci siamo rivisti dopo la mia laurea: "Per te ci sarebbe voluto un altro tipo di scuola" ... è per quello che sto "lottando", caro prof.!". E' il post diantonellaz, oggi a sua volta insegnante, che riassume il significato che molti hanno voluto dare alla nostra iniziativa: un ideale passaggio di testimone che possa impedire la rinuncia a una scuola pubblica migliore e più stimolante, nonostante la continua sottrazione di risorse umane ed economiche. Un elogio a quei docenti che spingono i loro alunni a trasformarsi in "piccoli eroi immaginari", come ha scritto landofiorentino, e ad allargare il loro orizzonte culturale riuscendo ad andare oltre i programmi ministeriali.

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I post raccontano spesso di esperienze esemplari: "La riprova la avemmo sin dal primo giorno di scuola - racconta  eupo - spaventati dal cambiamento dalle medie al liceo, impauriti essendo parte di un gruppo di persone per la maggior parte sconosciute tra di loro. Ci presentò davanti un foglio bianco con su scritto: AUTOCRISI. Dovevamo parlargli di noi, e consegnargli quel foglio che sarebbe diventato per lui la chiave per capirci. E l'indomani ci assegnò una ricerca su colui che dava il nome al nostro liceo. Era un modo per farci capire che non potevamo dirci alunni di una scuola che non sapevamo neanche a chi fosse intitolata, così come non si potrà mai essere cittadini di una nazione che non si conosce sino in fondo o promotori di una cultura che troppo spesso si dimentica da dove viene". Un approccio formativo di cui molti hanno potuto ususfruire, come testimonia lo stesso eupo: "Fu chiaro sin da subito che per lui non eravamo una classe, ma eravamo 29 Persone, ognuna diversa da sé ed ognuna importante, e che erano le nostre singole menti a creare la IV C".

Esempi virtuosi che arrivano anche dalle scuole medie, come il prof di italiano ricordato da Patrizia Di Luca: "Insegnava un modo rispettoso e attento di relazionarsi, gentilezza e passione civile, uno sguardo sincero verso i problemi nostri e degli altri, la volontà di capire prima di giudicare. Mi ha insegnato che si è cittadini da subito, nonostante la minore età, sempre responsabili delle proprie azioni, sempre responsabili della realtà, alla quale si deve attenzione. L'indifferenza come massimo errore, più grave anche degli errori commessi. Mi ha insegnato che occorre avere il coraggio di essere cittadini, mai sudditi. Con l'esempio, ci dimostrava che è possibile credere nell'uguale dignità di ogni uomo e che i pregiudizi sono nemici da riconoscere e trasformare, senza paura". O addirittura dalle elementari, come il maestro ricordato da corrado65: "Stampavamo in ciclostile un giornalino di classe, imparavamo a cucire. Un giorno mi chiese di sedermi in banco con Davide, un ragazzo portatore di handicap dalla forza straordinaria. Arrivai a picchiarmi con Davide, cercavo, senza saperlo, il mio limite. Il maestro ci portava a casa sua, in mezzo al verde. E ci mostrava la corsa delle lumache, un elogio alla lentezza".

Ma questi racconti aprono, come era facile immaginare, un gran numero di argomenti di discussione: dall'inadeguatezza intellettuale di alcuni docenti ("Io ricordo uno dei miei "professori" di una scuola desolata in un piccolo paesino quando avevo 13 anni consigliò a miei genitori di non farmi proseguire gli studi... Ora 20 anni dopo vi scrivo da una scrivania nell'università più prestigiosa al mondo... Nel mezzo c'è stata l'università pubblica italiana, ed il diritto allo studio conquistato in anni di lotte...", ha scritto rf81), al mai completamente risolto tema del diritto allo studio, inteso in un senso molto più strutturato rispetto al semplice obbligo di frequenza, fino alla capacità di fare didattica senza prescindere dalla passione per la materia. "Mi ha dato una chance quando una scuola più elitaria mi aveva distrutta psicologicamente, mi ha insegnato molto, mi ha ridato la voglia di studiare": un messaggio, quello di sarahmicol, che assume un significato particolare in un momento storico in cui la scuola sembra voler privilegiare la competizione al suo primario scopo formativo ("Chi valuterà i valutatori?", si domanda kanitty, "Burocratizzare quella che dovrebbe essere un'etica professionale è il miglior sistema per ammazzare quel poco che ne rimane"). Proprio oggi l'Ocse ha reso noti i dati del suo report annuale sulla scuola: una fotografia scoraggiante, soprattutto per la dilagante sfiducia dei ragazzi sul loro stesso futuro e sull'utilità del percorso di studi.

Queste testimonianze raccontano a volte di professori inadeguati e poco partecipi, ma anche di tentativi di allargare lo sguardo oltre i libri: "Oggi dovremmo continuare a parlare di Kant, ma passando davanti al cinema ho visto che c'è in programmazione "Easy Rider", ed è un film troppo importante perché non se ne parli. Perciò oggi, invece che di Kant, parliamo di questo film", è il ricordo di ugojazz. O come quel professore che, come raccontafabgab65, spiegava come la filosofia fosse "un cammino alla ricerca di un perché, dove ognuno aggiunge il suo pezzo... Siamo dominati dalla ricerca delle risposte, non di farsi le domande. C'è un vuoto di domande". O ancora, come quell'insegnante di inglese ricordato da flavio52, che utilizzava "libri, giornali letti in classe, musica dei Beatles & tv: ecco i suoi strumenti di lavoro".

Come era facile prevedere, non è sempre facile scindere la memoria lucida, seppure legata all'esperienza personale, dall'inevitabile effetto nostalgia. Ma il disegno collettivo sembra raffigurare il bisogno di una scuola che non prescinda dalla cultura di base, dalla voglia di metterla a disposizione degli altri e, soprattutto, dall'umanità. "Ce ne sono stati anche altri di professori eccezionali nella scuola pubblica, non necessariamente per la preparazione e la bravura nell'insegnamento, ma per qualcosa che potrei definire interesse disinteressato, il sogno di una cosa", scrive boggifranco. Una scuola capace di far dire a un professore "Il ragazzo ha le ali" (gurka29) o di metterle, ove possibile, a chi non ha capito di averle. "Chi dice che la scuola non serve è pronto per essere comandato e ricattato, e magari è anche contento così".