sabato 13 settembre 2014

Grillo e Salvini avevano detto che Renzi sarebbe andato in Europa con il cappello in mano. Mai un presidente del consiglio italiano si é presentato in Europa con piú fermezza ed autorevolezza. Bravo Grillo!!!!!!! Bravo Salvini!!!!!!!

Matteo Renzi e Jyrki Katainen, ex scout in collisione. Il premier non ribatte e prepara il ritorno in scena

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RENZI


“Non prendiamo lezioni dall’Europa…”, twitta in mattinata Matteo Renzi. Non è la prima volta che lo dice. Ma stavolta trova chi gli risponde. Da Milano, dove partecipa al vertice dell’Ecofin, è Jyrki Katainen a ribattere al presidente del Consiglio italiano: “Non siamo maestri ma interpreti di quanto tutti i paesi rispettano gli impegni presi e di quello che hanno promesso gli altri paesi…”. Katainen è lo spettro rigorista che Roma e Parigi hanno tentato di tenere lontano dalla nuova commissione Juncker senza riuscirci. Ora è commissario all’Occupazione e agli Investimenti. Anzi è il commissario che di fatto ‘commissaria’ Pierre Moscovici, l’anti-rigorista che Italia e Francia sono riuscite a piazzare all’Economia, ma che appunto non potrà decidere da solo. Il Popolare finlandese Katainen si fa sentire subito con il Democratico Renzi. Prime scintille tra i due, lontani eppure simili: entrambi giovani e rampanti in politica, determinati tanto da riuscire a scalare in fretta le vette del potere in patria e in Europa, addirittura accomunati da un passato negli scout. Insomma, due ex lupetti in rotta di collisione. Il confronto europeo dei prossimi mesi passerà anche da qui.
Renzi non ribatte. Né i suoi attaccano. Tanto più che il premier si ritiene soddisfatto dell’indicazione dell’Eurogruppo emersa nel vertice di Milano: tagliare le tasse sul lavoro e tagliare la spesa. Sulla prima questione, Renzi sa di aver giocato d’anticipo, visto che qualche giorno fa ha annunciato la riduzione del carico fiscale delle imprese nella prossima legge di stabilità. La seconda questione, quella difficile, è allo studio del governo, sulla base della spending review elaborata da Carlo Cottarelli. Ma sotto sotto a Roma prevale la convinzione che, ferma restando l’esigenza di andare avanti sulle riforme (come ha sottolineato anche oggi Mario Draghi sempre a Milano), i richiami di Katainen e dei rigoristi non potranno tradursi in procedure di infrazione per l’Italia perché non siamo l’unico paese con un debito pubblico pesante (c’è anche la Francia) e perché la recessione interessa tutta la zona Euro. Insomma, lo scenario è cambiato rispetto a quando Bruxelles faceva la voce grossa con la Grecia in difficoltà. E’ cambiato rispetto a quando proprio Katainen, da premier finlandese, chiese di poter ipotecare Acropoli e Partenone in cambio del sì di Helsinki agli aiuti europei per Atene.
Dunque, Renzi lascia correre. In recessione, nota qualche parlamentare del Pd, “ci sta anche la Finlandia, lasciata così a giugno da Katainen” che si è dimesso da premier per assumere l’incarico pro-tempore di commissario all’Economia nella squadra di Barroso, su indicazione naturalmente di Angela Merkel. In pratica, si è dimesso per fare carriera in Ue. E ora Helsinki ha un ministro dell’Economia socialista, Antti Rinne, scelto apposta per cambiare rotta rispetto al rigore adottato dall’ex premier conservatore. Non può che cambiare anche la politica europea, si conclude a Roma. Il target del deficit al 2,6 per cento era “un obiettivo compatibile con un quadro macroeconomico diverso”, rimarca a Milano il ministro Pier Carlo Padoan, assicurando comunque che “rispetteremo i vincoli”. Ma la battaglia è appena iniziata. Del resto, è lo stesso Katainen ad aprire sull’uso di maggiore flessibilità: “Bisogna garantire politiche di bilancio sostenibili. Il denaro è poco, ci vuole flessibilità a patto che si possa dimostrare che si possono cambiare gli obiettivi dal punto di vista economico”.
Il premier intanto prepara il suo ‘ritorno in scena’, dopo giorni di silenzio e studio a Palazzo Chigi, se si eccettuano i cinque tweet di oggi. Domani parlerà di rilancio del Mezzogiorno all’inaugurazione della Fiera del Levante a Bari: l’appuntamento che nelle stagioni di governo di Silvio Berlusconi funzionava un po’ come rilancio dopo la pausa estiva. Ma in Puglia Renzi farà tappa anche a Taranto, dove incontrerà una delegazione dei lavoratori dell’Ilva, e a Peschici, dalle popolazioni colpite dal maltempo. Domenica invece potrebbe essere il giorno giusto per mettere a punto la segreteria del Pd, che Renzi dovrebbe annunciare martedì prossimo in direzione. In squadra dovrebbero entrare Enzo Amendola, Micaela Campana e Andrea Giorgis di Area Riformista e il lettiano Francesco Russo. Mentre il renziano Davide Faraone, ora responsabile Welfare, potrebbe essere spostato al governo, per sostituire il sottosegretario all’Istruzione Roberto Reggi di recente trasferito al vertice dell’Agenzia del Demanio. Lunedì invece visita a Palermo per inaugurare l’anno scolastico in un istituto intitolato a don Puglisi, vittima di mafia.

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