sabato 13 dicembre 2014

Dopo venti anni di governo Salvini e Berlusconi la sparano grossa. E il popolo italiano ci crederà? Certo che ci crederà.

FISCO 

Flat tax, perché l'idea di Berlusconi e Salvini non serve

Crea disuguaglianze. Apre voragini nei conti. Mancano prove che porti crescita. E non guarisce il cancro dell'evasione fiscale. I difetti dell'aliquota unica in Italia.More Sharing Services

La propone Silvio Berlusconi, la rilancia Matteo Salvini. Flat tax, due parole magiche che dovrebbero salvare l'Italia dalla crisi: sistema fiscale non progressivo, ma aliquota unica.
Il leader di Forza Italia ne parla dal 1994, quando la voleva al 33%.
Oggi, mentre il premier Matteo Renzi si vanta di aver diminuito le imposte di 18 miliardi e l'Italia macina record di pressione fiscale, il mantra mai realizzato è tornato.
OBIETTIVO CRESCITA. Secondo i due leader del centrodestra, il meccanismo funziona in molti Paesi: «Si combatte l'evasione, le imprese investono e assumono di più e chi paga le tasse ne paga meno», ha spiegato Salvini.
Quanto c'è di vero? Quali sono i Paesi in cui vige l'imposta unica? Quali risultati ha dato? E quali effetti potrebbe avere in Italia?
UNA FALLA NEI CONTI. La Russia ha adottato la flat tax nel 2001, aumentando del 16% le sue entrate, ma il Fondo monetario internazionale (Fmi) spiega che non ci sono prove del legame tra crescita e riforma fiscale.
La scommessa sul nostro Paese è da azzardo. «La flat tax», dice a Lettera43.itFrancesco Daveri, ordinario di Economia dell'Università di Parma, «potrebbe aiutare a portare alla luce i redditi da lavoro autonomo, ma rischia di aprire una voragine nei conti pubblici e far pagare la crisi alle famiglie». 

  • Un impiegato del fisco con i moduli delle tasse. (Getty Images).

1. I Paesi con la flat tax: Nazioni nell'Europa dell'Est e piccoli staterelli

Flat tax significa letteralmente 'imposta piatta': un'unica aliquota di imposta sul reddito netto delle persone fisiche.
Tra i 38 Paesi che hanno introdotto la flat tax non tutti sono confrontabili con l'Italia.
Il Paraguay per esempio, tra gli ultimi ad adottarla nel 2010, non aveva mai avuto un'imposta sul reddito prima dell'introduzione dell'aliquota unica.
CI SONO 13 NAZIONI MINUSCOLE. Tredici Stati sono nazioni indipendenti, ma piccolissime. Come l'isola di Jersey nella Manica o le Seychelles.
E ancora Trinidad e Tobago, le isole Tuvalu in Oceania o le repubbliche caucasiche di Nagorno Karabaki e Abkhazia. Infine la Jamaica e Hong Kong.
Il vero confronto è invece con i Paesi dell'Europa dell'Est che hanno vissuto anni di forte crescita economica e, seguendo l'esempio della Russia, nei primi Anni 2000 hanno adottato in massa il modello dell'aliquota unica. 

2. Il confronto è con la Russia: tassa al 13%, tuttora in vigore

I primi Paesi a introdurre la flat tax furono gli Stati baltici: Estonia, Lettonia e Lituania nel lontano 1994, proprio quando Berlusconi in Italia proponeva la rivoluzione liberale.
Poi nel 2001 la Russia di Vladimir Purin istituì una sola tassa, tuttora in vigore, al 13%.
Nei primi due anni dalla riforma fiscale, Mosca ha visto un aumento delle entrate fiscali superiore al 20% e successivamente, dice il Fmi, un aumento medio del 16%.
Nei quattro anni successivi anche Serbia, Ucraina, Georgia e Romania hanno introdotto la flat tax, seguite nel 2007 da Albania, Macedonia e Montenegro, tutte attratte dal boom russo.
IL FMI: PORTA CRESCITA? MANCANO PROVE. Nel 2005, però, il Fondo monetario aveva analizzato gli effetti della riforma fiscale di Mosca.
Ed era arrivato a una conclusione critica: non ci sono prove che sia stata la flat tax a portare a un aumento di Pil e entrate fiscali.
Di certo, hanno spiegato gli esperti, la riforma ha aumentato la fidelizzazione dei contribuenti. Ma non è detto che sia stata la causa dei buoni risultati economici, né dell'aumento degli investimenti.
«L'economia russa ha beneficiato allora del boom dei prodotti primari come il petrolio», osserva il professore Daveri.
«La crescita del Pil russo è stata il frutto di effetti combinati. Ed è difficile compararla con l'Italia. Noi il petrolio non ce lo abbiamo e peraltro ora non ci andrebbe neanche così bene». 

2. La Slovacchia l'ha abolita: voleva creare ridistribuzione

L'aliquota unica non funziona in tutte le stagioni.
Tra il 2010 e il 2013 Islanda e Slovacchia hanno abbandonato la flat tax.
Entrambe le nazioni lo hanno fatto sull'onda della crisi finanziaria che ha messo in difficoltà i conti pubblici.
Il governo di Bratislava ha deciso di fare retromarcia dopo nove anni e nel gennaio 2013 ha affiancato l'aliquota unica al 19% con un secondo scalino al 23%.
AUMENTANO LE DISUGUAGLIANZE. Nei primi quattro anni dall'introduzione della flat tax l'economia slovacca è cresciuta a tassi del 10%, ma sono aumentate anche le differenze di reddito.
Con la crisi tra i cittadini slovacchi, ha spiegato Andrea Peichl, il ricercatore dell'istituto per il Lavoro di Bonn, è aumentata la richiesta di una maggiore ridistribuzione del reddito che, in assenza di altri interventi, non si può ottenere tramite la flat tax.
Se la Slovacchia ha fatto marcia indietro c'è da chiedersi quale effetto avrebbe l'aliquota unica sul sistema italiano.
Che da 12 anni, secondo gli ultimi dati del Censis, ha visto un costante aumento delle disuguaglianze, con i redditi familiari annui degli operai italiani diminuiti del 17,9%, quelli degli impiegati del 12% e il solo aumento dei salari dirigenziali.

 3. Il costo dell'imposta: dai 50 ai 100 miliardi o tagli alle deduzioni

I partiti del centrodestra vogliono passare da un sistema con cinque aliquote direttamente all'imposta unica.
Con il rischio di aprire una voragine nelle già mal messe casse pubbliche italiane.
Forza Italia prevede un'aliquota unica al 20% e una no tax area fino a 13 mila euro.
Il risultato, ha calcolato Daveri con Luca Danielli per lavoce.info, sarebbe di 86,4 miliardi di euro in meno rispetto agli attuali 163 di entrate Irpef e 9 miliardi in meno di redditi societari.
«In tutto verrebbero a mancare 95,4 miliardi di entrate rispetto agli attuali 203 miliardi».
La proposta della Lega Nord non è ancora chiara. Ma stando agli annunci fatti finora - aliquota unica al 15% - il professore prevede un andamento simile.
I MERCATI CI GUARDANO. Nessun effetto fidelizzazione del contribuente? «Per essere ottimisti, una flat tax potrebbe portare nuove entrate per 50 miliardi, ma per arrivare a quelle attuali, ne mancano altri 50. E in un momento in cui non abbiamo la tripla A e i mercati ci guardano, se la manovra venisse percepita come destabilizzante rischieremmo un'altra crisi con effetto soprattutto su famiglie e consumi», dice Daveri.
«Dalla Lega», aggiunge l'economista, «mi hanno detto che le mancate entrate potrebbero essere coperte con il taglio delle deduzioni su mutui e sanità, ma allora bisognerebbe spiegarlo a chi va in ospedale o a chi ha acceso un finanziamento». La proposta del Carroccio verrà presentata il 13 dicembre, e allora si saprà se e quali sarebbero le coperture. 

4. Se lo scopo è sanare l'evasione: meglio falso in bilancio e pene certe

La flat tax potrebbe servire a portare alla luce soprattutto i redditi dei lavoratori autonomi.
Lo stesso effetto però si potrebbe ottenere con una riduzione del numero delle aliquote e la semplificazione delle procedure. È difficile che l'imposta unica da sola riesca a sanare l'evasione italiana.
IL SOMMERSO VALE UN TERZO DEL PIL. L'Eurostat stima che la nostra economia sommersa valga oggi un terzo del Pil.
E secondo gli ultimi dati del dipartimento delle Finanze, relativi al 2012, i lavoratori dipendenti italiani dichiarano di più degli imprenditori.
«Ha senso fare una semplificazione fiscale, nel momento in cui dai un giro di vite, con pene commisurate», osserva Daveri. In poche parole: falso in bilancio e pene certe. Ma per ora né Berlusconi né Salvini ne hanno parlato. 

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