domenica 31 maggio 2015

E' impossibile definire quello che ha fatto la Bindi.

Antimafia, il costituzionalista Ceccanti: «Bindi fuorilegge»

Il giurista: «Blitz illegittimo». E i renziani la attaccano sugli impresentabili.

29 Maggio 2015
La pubblicazione da parte della Commissione Antimafia della lista dei 16 candidati impresentabili, a nemmeno 48 ore dal voto, ha suscitato un mare di polemiche.
Soprattutto, ma non solo, perché tra quei nomi c’è quello di Vincenzo De Luca, candidato per il Partito democratico - ha vinto le primarie contro il suo partito che non voleva corresse - alla presidenza della Regione Campania.
«NESSUNA INGERENZA». «L’accusa di ingerenza in campagna elettorale è in contraddizione con il fatto che comunichiamo la lista di nomi proprio all’ultimo giorno», ha provato a precisare Rosy Bindi.
« Questo dimostra che non intendiamo entrare nella campagna elettorale, non ci interessa proprio».
Ma le accuse di aver interferito - e volontariamente - con il voto di domenica arrivano da più parti.
«VIOLA LA COSTITUZIONE». «Bindi sta violando la Costituzione, allucinante che si pieghi la commissione Antimafia a vendette interne di corrente partitica», ha scritto Ernesto Carbone, avvocato e deputato Pd.
Parole cui è arrivata immediata la reazione dell’interessata: «Non mi abbasso a rispondere a Carbone».
Ma non è il solo scontro dell’ennesimo pomeriggio di tensione di questa tornata elettorale.
La legittimità dell’operato della commissione Antimafia è l’argomento di discussione più caldo.
Su cui si sono azzuffati via Twitter anche due costituzionalisti, Stefano Ceccanti e Gianfranco Pasquino.
«BINDI FUORILEGGE». «L'attenta lettura degli articoli 3 e 4 del Codice ci dice che la presidente Bindi ha agito fuori dalla legge», ha scritto Ceccanti, docente di diritto costituzionale comparato all’Università La Sapienza di Roma.
«RENZIANI PREVEDIBILI». Mentre Pasquino, professore Emerito di Scienze Politiche all’Università di Bologna, ha commentato la notizia che Vincenzo De Luca ha deciso di querelare la Bindi con il tweet: «Ho scommesso che i renziani avrebbero dichiarato Bindi impresentabile. Quanto ho vinto?», ha scritto, taggando Francesco Bonifazi, segretario del Partito democratico, e lo stesso Ceccanti.
Chiamato in causa, il giurista ha risposto: «A me non interessa l'aspetto politico, io dico che il codice non glielo consente, sta agendo contro legge».
«I PARTITI DEVONO REPLICARE». Ma perché la commissione Antimafia guidata da Bindi, al di là delle valutazioni politiche, avrebbe compiuto un passo falso?
Lettera43.it Ceccanti ha spiegato che «la commissione sta agendo sulla base del codice di autoregolamentazione. Bene, questo codice all’articolo 3 dice che dovrebbe essere concesso ai partiti il diritto di replica, come già sottolineato da Violante. Ma con questo timing, a poche ore dal voto, il diritto è negato».
«SOLTANTO MONITORAGGIO». Non solo: secondo il costituzionalista «l’articolo 4 dello stesso codice consente solo una generica attività di monitoraggio sulle candidature, ma non legittima in alcun modo la creazione di una lista di proscrizione».
Insomma, per Ceccanti si tratterebbe di una «operazione politica al di fuori della legge», e per questo non può essere analizzata nel merito dei singoli casi: «Significherebbe entrare dentro la questione, ma io ritengo che non si possa fare perché ho una pregiudiziale di legittimità sull’intera operazione».

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