mercoledì 13 maggio 2015

Caro Matteo vai avanti, i sindacati non rappresentano il nostro paese ma solo gli interessi dei privilegiati.

Scuola, Matteo Renzi allo scontro con i sindacati. I suoi: bloccano gli scrutini? Un boomerang

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Sulla scuola si va avanti. Dopo l’incontro a Palazzo Chigi tra alcuni ministri del suo governo, Boschi e Delrio in testa, e i sindacati, Matteo Renzi ingaggia lo scontro frontale con Cgil, Cisl, Uil e le altre sigle promotrici dello sciopero di categoria del 5 maggio scorso. Il ddl ‘La Buona scuola’ verrà approvato a Montecitorio martedì prossimo, come previsto. E arriverà in aula al Senato subito dopo le regionali per diventare legge entro la metà di giugno. I sindacati minacciano di bloccare gli scrutini? “Un boomerang”, dicono dalla cerchia del premier intravedendo per la prima volta un’occasione positiva da sfruttare in questo brutto affare della riforma della scuola, nata male, comunicata peggio come ammette lo stesso premier e ora diventata ormai il test più difficile dei rapporti tra Renzi e la base del Pd.
Dal governo non si dicono sorpresi della reazione dei sindacati, dopo l’incontro di oggi in ‘Sala verde’, primo incontro ‘concertativo’ dell’era Renzi a Palazzo Chigi, anche se il premier non era presente e dunque di vera e propria concertazione non si può parlare. E infatti non c’è stata. Le parti non si muovono dalle posizioni di partenza. Sindacati insoddisfatti. Governo irremovibile, anche se a Palazzo Chigi speravano di riuscire a staccare la Cisl dalla Cgil. Non è successo. E ora tutte le sigle sindacali minacciano il blocco degli scrutini (mentre il malumore si riflette sui test Invalsi, boicottati nelle scuole seconde della scuola superiore). “Ci fanno un favore”, dicono fonti renziane.
Perché tra Palazzo Chigi e Nazareno in questi giorni sono stati commissionati studi e sondaggi per capire esattamente l’effetto provocato dallo sciopero sull’elettorato del Pd e sugli italiani. Il risultato, spiegano parlamentari vicini al premier, è che le famiglie con figli a scuola non simpatizzano con la protesta sindacale, ma sono con il governo. E anzi, è la previsione, potrebbero esserlo sempre di più man mano che si avvicinano le vacanze estive. Di più: il blocco degli scrutini potrebbe allontanarle, causando evidentemente un danno alle famiglie. Da qui la conclusione: “L’ultima minaccia dei sindacati può essere un boomerang per loro”.
Sono questi i ragionamenti che inducono il premier ad andare avanti sulla riforma, malgrado lo sciopero della scuola sia stato massiccio, malgrado rappresenti una prova di forza con la base del Pd. Ed è così che ha deciso anche di riprendere in mano un vecchio arnese della sua comunicazione politica: il ‘Matteo risponde’, botta e risposta con gli utenti su twitter. Lo usava alle primarie per la segreteria del Pd o comunque prima di diventare premier, quando programmava le mosse contro Enrico Letta. Ora decide di ritornare online per affrontare il mondo della scuola che ha messo in subbuglio bypassando i sindacati, che oggi non ha voluto incontrare. Il vero nodo, è convinto il premier, è aggrovigliato intorno al meccanismo di valutazione dei professori inserito nella riforma: non sta bene ai professori, che non vogliono essere giudicati da studenti e genitori; e non sta bene ai sindacati, che perderebbero il loro ruolo nella contrattazione degli scatti. Non è un caso che proprio oggi Renzi abbia sottolineato: “La scuola non è né dei sindacati, né del governo ma delle famiglie”.

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