giovedì 10 aprile 2014

Nessuno sapeva niente, nessuno ha visto niente, nessuno immaginava niente. Meno male che abbiamo la magistratura. E chi è il candidato di Formigoni a Pavia? Ma certo, l'assessore Trivi. Quello che come assessore non conosce nessuno.

Roberto Formigoni: sequestrati conti e case dell’ex governatore lombardo

di   - 10/04/2014 - Sigilli anche per la villa ad Arzachena, in Sardegna. Un provvedimento preventivo per un valore di 49 milioni di euro, nell’ambito dell’inchiesta San Raffaele-Maugeri. L'ex governatore lombardo sarà processato dal 6 maggio per corruzione e associazione per delinquere

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Roberto Formigoni: sequestrati conti e case dell’ex governatore lombardo
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La procura di Milano ha sequestrato i conti bancari di Roberto Formigoni, la villa ad Arzachena, in Sardegna, altre proprietà immobiliari e tre auto dell’ex governatore lombardo, nell’ambito dell’inchiesta San Raffaele-Maugeri.
Conferenza stampa di Roberto Formigoni, dopo aver ricevuto in giornata un avviso di garanzia
Un sequestro preventivo da 49 milioni di euro, disposto, su richiesta dei pm Laura Pedio, Antonio Pastore e Gaetano Ruta, dal gip Paolo Guidi. Gli importi sequestrati verranno trasferiti sul Fondo Unico Giustizia come recupero del profitto dei reati contestati allo stesso Formigoni. Il senatore del Nuovo centrodestra sarà processato dal 6 maggio per corruzione e associazione per delinquere, insieme ad altri nove imputati, in merito allo scandalo delle tangenti pagate dalla Fondazione Maugeri di Pavia per ottenere i rimborsi sanitari della Regione Lombardia. Con il “Celeste” un mese fa sono stati rinviati a giudizio, tra gli altri, anche l’ex assessore regionale Antonio Simone e il faccendiere Pierangelo Daccò.
INCHIESTA MAUGERI – FORMIGONI E IL SEQUESTRO PER 49 MILIONI DI EURO -  Formigoni si è visto sequestrare tutti i conti in banca – tranne uno, quello in cui percepisce l’indennità parlamentare mensile, ndr – , così come la maxi villa di quattrocento metri quadri (più di 10 mila di parco, ndr) in provincia di Olbia. La stessa che venne ceduta nel 2011 da Daccò a un prezzo ritenuto di favore dagli inquirenti – un milione e mezzo di euro di risparmio stimato rispetto al valore reale di mercato, ndr - a un coinquilino di Formigoni nella comunità del Memores Domini, Alberto Perego.  La villa lussuosa era quindi considerata dagli inquirenti tra i vantaggi ottenuti dall’ex governatore lombardo in cambio di delibere di giunta che avrebbero consentito alla Fondazione Maugeri, così come al San Raffaele, di ottenere finanziamenti e rimborsi. Dal prossimo mese il “Celeste” dovrà difendersi nel processo, dopo aver sempre negato le accuse rivolte dalla procura milanese. Lo scorso 4 marzo, dopo cinque ore di camera di consiglio e numerose udienze preliminari in oltre due anni di indagini, la decisione di rinviare a processo il governatore. In attesa del processo, è arrivato il sequestro preventivo per il valore di 49 milioni di euro, tra i quali il gip ha individuato non soltanto gli otto milioni di euro che l’allora governatore avrebbe ricevuto sotto forma di benefici di lusso, ma anche una parte del denaro distratto dalle casse della Maugeri e poi finito agli intermediari. Così come i fondi utilizzati per mantenere la rete di società all’estero utilizzate per alimentare fondi neri.
LE ACCUSE A FORMIGONI  - Per i pm, l’attuale senatore di Ncd avrebbe beneficiato di una serie di «utilità economiche» dal faccendiere Daccò: non solo il maxi sconto per la villa sarda, ma anche vacanze ai Caraibi, viaggi aerei per oltre 18 mila euro, «l’uso esclusivo» di uno yacht dal giugno 2007 all’ottobre 2011. Oltre a 600mila euro per finanziare la campagna elettorale del 2010. Tutto in cambio di finanziamenti regionali a favore della Fondazione Maugeri per circa 200 milioni di euro. Per la Procura Formigoni, «a fronte di remunerazioni illecite», avrebbe così garantito la protezione globale per la Maugeri, prodigandosi «affinché fossero adottati da parte della Giunta» lombarda quelle delibere che violavano l’interesse pubblico. Ricevendo come contropartita i già citati benefit, per un totale di 8 milioni di euro circa. Già in passato “il Celeste” aveva tentato di difendersi, ma non ha mai esibito alcuna ricevuta in grado di provare che non avesse viaggiato e soggiornato a spese del faccendiere Daccò. Anche dalle analisi dei conti correnti, emergerebbero, di fronte alle entrate, uscite per importi poco rilevanti. Allo stesso modo non è risultata alcuna restituzione di denaro sui biglietti aerei, come aveva promesso lo stesso ex governatore, al mediatore Daccò (già condannato in appello per il crack San Raffaele, ndr)

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