martedì 20 maggio 2014

Un articolo sul quale riflettere.


Mario Margiocco

Europeisti, armatevi e replicate a Grillo & co

Nel voto del 25 maggio gli anti-euro possono conquistare una larga fetta di seggi. Diventando un ostacolo per le istituzioni europee. Ecco perché serve un nuovo progetto d'Europa. Promosso da tutti i governi.

BASSA MAREA
editoriale
Gli euroscettici hanno sempre definito il voto europeo il più inutile di tutti. Ma questa volta, l'ottava per un parlamento eletto direttamente per la prima volta nel 1979 e da allora rinnovato sempre al nono e quarto anno di ogni decade, i risultati sono destinati a dare una scossa all’Europa.
Soprattutto se, come prevedono molti, i vari gruppi euroscettici conquisteranno una cospicua quota di seggi, almeno un quarto, e forse più.
ORA 60 EUROSCETTICI IN UE.Attualmente nel settimo parlamento eletto nel 2009 gli anti-Europa e anti-euro controllano, con un gruppo parlamentare organizzato, 34 seggi sui 766 (dal 2014 si torna a 751) che fanno dell’assemblea elettiva europea il secondo organismo parlamentare del mondo per dimensioni, dopo quello dell’India.
Riuniti nell’Europe of freedom and democracy (Efd), più altrettanti 'indipendenti' che portano il totale a circa 60, gli euroscettici hanno come gruppi nazionali più rappresentativi i 10 britannici dell’Ukip (Uk independence party) e gli otto italiani della Lega.
L'INCOGNITA DEGLI ANTI-EURO. Ce la faranno gli anti-euro a scardinare l'Europa? Serve un exploit italiano di Beppe Grillo, del Front national di Marine Le Pen al quale le intenzioni di voto danno circa il 30% in Francia (alle recenti municipali ha preso al secondo turno il 6,84% e il 5% al primo, ma presentandosi solo in un numero molto ridotto dei 36 mila comuni), dei britannici dell'Ukip di Nigel Farage e degli olandesi di Geert Wilders.
Se ce la dovessero fare, il percorso europeo è destinato a diventare accidentato, non solo per il segnale di profondo scontento e avversità diffusa, ma anche perché il nuovo parlamento avrà poteri più ampi, come dice il Trattato di Lisbona, e la sua forte minoranza ostile sarebbe una spina nel fianco per Commissione, Consiglio e, anche, per la Banca centrale europea.
IN ATTESA DELLA SCOSSA. Anche se i risultati di chi vuole portare la Gran Bretagna fuori dalla Unione europea e l’Italia, la Francia e l’Olanda fuori dall’euro - la moneta unica a quel punto morirebbe - dovessero risultare sensibilmente inferiori alle aspettative, la scossa è destinata a realizzarsi. Perché il successo degli anti-euro e anti-Europa sarà comunque cospicuo (basta una netta avanzata). E i governi, a quel punto, dovranno reagire, e cercare di rendere l'Ue più propositiva e rilanciare il progetto europeo, completando l’Unione monetaria prima di tutto e rivedendo le politiche di austerità.
SPINTE NAZIONALISTE EUROPEE. Gli anti-Europa e anti-euro hanno tinte nettamente nazionaliste in Francia, Olanda e, naturalmente, in Gran Bretagna che non ha la moneta unica ma ne attende, metà dell’elettorato almeno, ansiosamente la morte.
Si tratta di una sfiducia nell’azione collettiva e di un desiderio di tornare a dimensioni nazionali, protezionistiche se necessario, con una politica propria, sociale e dell’immigrazione e altro. Orizzonti certi e noti insomma, che puntano a semi-cancellare 60 anni di lavoro europeo e facendo dell'Ue, alla fine, solo un’area di libero scambio.
A Londra molti l’hanno sempre desiderato. Il caso olandese è un po’ diverso, ma il Paese è comunque il cuore di quell’area fiamminga da sempre tenacemente nazionalista, localista e indipendentista.

In Italia la moneta unica è considerata il male peggiore

In Italia la situazione è più complessa perché il nostro Paese sembra passato nel giro di pochissimi anni, se i sondaggi hanno ragione, da un forte filo-europeismo un po' ingenuo ma spiegabile, a un forte antieuropeismo e soprattutto a un forte sentimento anti-euro, facendo della moneta comune il crogiolo dei nostri guai.
L’accoppiata Grillo-Salvini è martellante: l’euro distrugge l’export (cosa curiosa visto che quest'ultimo complessivamente va bene da molti mesi ormai e la moneta unica è altissima sui cambi), distrugge il lavoro e - non si capisce come visto che non distrugge l’export - ci assoggetta alla Germania.
FARE I CONTI COI VICINI. Gli slogan sono semplici: siamo europei e non tedeschi; riprendiamoci il nostro futuro; riprendiamoci la lira, che sarebbe il nostro futuro; rifiutiamo l’austerità di Bruxelles.
Parole vuote, visto che non siamo una grande isola nel bel mezzo del Pacifico e non siamo lontani da tutto. Abbiamo infatti un'economia come quella che abbiamo e quindi resta la necessità di commerciare. E poi ci sono i conti nazionali. Quindi una politica di austerità non troppo diversa da quella attuale dovremmo comunque autoimporcela lo stesso.
IDEE CONFUSE SULLA LIRA. La lira e una 'libera' politica di spesa ci salverebbero? Chi lo dice confonde l’Europa con l’America Latina dei momenti più avventurosi e meriterebbe, se fosse possibile farlo senza danneggiare - e molto - il prossimo, che l’esperimento avesse corso, per vedere e toccare con mano l’abisso procurato a noi tutti.
Siamo al livello del «non paghiamo più il debito» di Grillo, che notoriamente ha studiato economia e storia sulle panchine dei giardinetti di piazza Martinez, a Genova, circa un chilometro dritto dopo il vecchio ponte di Sant’Agata, sul Bisagno.
RITORNO DEL NAZIONALISMO? Come mai una cospicua minoranza di italiani, addirittura una maggioranza secondo alcuni, è diventata sensibile a queste posizioni? Nazionalismo?
Non è particolarmente forte fra gli italiani, se non di tipo nostalgico, per alcuni. Gli italiani anzi tendono a non fidarsi troppo delle soluzioni nazionali, anche se sono affezionati al loro mondo, come tutti, fin troppo a volte.
Sta riemergendo piuttosto, e prende le forme di un rifiuto dell’euro e di un allontanamento dall’Europa, un senso di differenza - e a volte di estraneità - rispetto ai nostri vicini 'più progrediti' che è stata una costante nella storia italiana nell’800 e per gran parte del 900.
SCORCIATOIA PER LA MODERNITÀ. Una sintesi di sentimenti contrapposti, di inferiorità e superiorità, che anche altre nazioni conoscono in versioni diverse, ma che in Italia ha assunto forme particolari fino a diventare, innescando il filone futurista sul nazionalismo, parte diffusa della storia nazionale.
Il futurismo come scorciatoia di una nazione arretrata verso la modernità. Il nazionalismo come 'vittoria tradita' dal sopruso dei più forti. Il fascismo frullava il tutto nella sua sintesi… guerriera.
UNIONE NATA 60 ANNI FA. La scelta europea, in Italia, l’ha fatta la povera gente che andava a lavorare in Belgio, in Francia, in Germania e l’hanno fatta le élite politiche di una stagione, 60 anni fa, che poteva contare ancora sulle energie e la visione di una classe politica pre-fascista.
Il resto del Paese, a partire da molti industriali spaventati come noto dalla concorrenza, ha accettato l’Europa quando le vacche erano grasse o si sperava lo diventassero presto.
REDDE RATIONEM NEL VOTO. Ora lo sono meno, pur in un Paese molto più ricco di allora, e il voto europeo di domenica 25 maggio dovrebbe dirci quanti italiani optano per un ritorno a 'l’Italia farà da sé'.
Ci dirà invece, con notevole confusione tra Europa e Italia, tra euro e Tasi, tra Bruxelles e Roma, a che livello è la protesta di chi non vede un futuro accettabile. E ha deciso che l’Ue è il nostro problema, e vorrebbe cambiare. Tornando alla lira.
Martedì, 20 Maggio 2014© RIPRODUZIONE RISERVATA

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