martedì 29 aprile 2014

Uno vale uno. Si, certo ci crediamo.

Il MoVimento 5 Stelle e la campagna «limitata» per le Europee

di   - 29/04/2014 - In piena campagnaspunta un divieto particolare per i candidati: non "sconfinare" con agorà nelle regioni altrui. A deciderlo è qualche eletto a Roma, ma la base non ci sta e insorge

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Il MoVimento 5 Stelle e la campagna «limitata» per le Europee
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«Quando un parlamentare alza un telefono e si lamenta della presenza di un candidato nella “regione sbagliata” e non vuole farlo parlare su un palco, lo può certamente fare. Nel PD però. O nella PDL. Non nel Movimento 5 Stelle». Fabio Vistori inteviene così on line in difesa della compagna di MoVimento Alice Salvatore, attivista ligure a 5 Stelle in corsa alle Europee, rea, per alcuni, di aver fatto dei giri “extraregionali”. In un lungo post il ragazzo solleva il caso di Alice e quello di tanti altri ragazzi che ora, in piena campagna elettorale, rischiano di venir additati come “invasori” delle terre altrui. Eppure si tratta solo di agorà, di incontri, che potrebbero tornare utili in regioni con un bacino elettorale più inferiore. Alice aveva da tempo fissato un appuntamento con gli attivisti in Piemonte.
alice salvatori europee candidature
CHIAMATE PER LE DATE – A spiegare cosa è accaduto in questi giorni è la candidata stessa via Facebook, che replica sotto al post di un altro utente. La bacheca è piena di messaggi di solidarietà. Un ragazzo fa notare con un post come sia rischioso limitare i tour per chi proviene dalle regioni più piccole: «In pratica – commenta – le elette in Liguria non dovrebbero andare in Lombardia, Piemonte o Val d’Aosta, se non in casi eccezionalissimi e quando viene stabilito dai referenti (che però non rispondono alle mail di richiesta di partecipazione). Considerando in numeri assoluti quanti elettori hanno Piemonte e Lombardia e quanti la Liguria, comportarsi così, significa praticamente condannare o cercare di condannare Alice Salvatore e Marika Cassimatis, in partenza, all’esclusione e mandare in Europa chi si è già deciso che deve andare in Europa, perché significa negare loro visibilità nelle regioni che più di tutte determinano il successo elettorale di un candidato». Sotto si scatena una sequela di commenti pro e contro. «Non conosco la storia che ha portato a questa polemica, ma credo che un candidato debba fare campagna elettorale all’interno del proprio collegio tra i suoi potenziali elettori», precisa un utente. E ancora: «Mi auguro che certe incomprensioni vengano sanate. Quello che conta è che il MoVimento ne esca vincitore. Poi, che ci vada su una persona piuttosto che un’altra poco importa. Semmai, dopo che avremo vinto, si dovrà ripensare il metodo di selezione dei candidati, ma questo è un mio pensiero. Nulla più».
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(Beppe Grillo a Roma, Foto LaPresse)
INTOPPI A PARTE, CANDIDATI UNITI – A chiarire come è andata è la giovane stessa che, senza sollevare ulteriori polemiche, mette in luce un problema che potrebbe coinvolgere i candidati di diverse regioni. Tutto parte da quattro date liguri piazzate all’ultimo momento quando la ragazza aveva già dato la sua adesione per un incontro ad Acqui (in Piemonte). In un lungo post spiega: «Ho informato i deputati che avevo già preso l’impegno col territorio di Acqui, non avendo nessun programma fino all’ ultimo. Al che sono partite varie telefonate tra i parlamentari delle due regioni per farmi dire dal territorio che non era più possibile la mia partecipazione. Perché? Noi siamo candidati della circoscrizione Nord Ovest che include Liguria, Piemonte, Lombardia e Val D’Aosta. Per motivi non chiari alcuni parlamentari delle regioni, che sono stati incaricati di organizzare gli eventi del tour sul territorio, e di accompagnarci sui palchi, hanno deciso che i candidati devono rimanere nelle regioni di provenienza, e solo eccezionalmente, con il loro permesso, potrebbero muoversi nel resto del loro collegio elettorale (cioè fuori dalla propria regione d’origine)». Questa prassi però non si sposa bene con il voto su territorio circoscrizionale: «Cercare di impedire a noi candidati di muoverci liberamente sul nostro teritorio (chiedendoci di ignorare gli inviti degli attivisti…) significa proprio ridurre la possibilità alle regioni più piccole di avere una rappresentanza del loro territorio su in Europa e significa non farci rispettare il codice di comportamento che abbiamo sottoscritto tutti all’atto della candidatura, che prevede che ogni candidato aiuti tutti gli altri candidati nella campagna: se però dobbiamo metterci a ringhiare (o cosi vorrebbero certi parlamentari) quando qualcuno di un’altra regione si avvicina al nostro territorio, non funziona molto nel senso della solidarietà e della partecipazione». L’attivista stessa, che ha ottenuto in regione il più alto numero di voti nelle Europarlamentarie, spiega come invece tra i candidati per Strasburgo il clima (nonostante intoppi) sia sereno: «Per fortuna tutti noi candidati facciamo invece squadra e siamo felici di incontrarci e di farci coraggio a vicenda quando dobbiamo parlare in pubblico. Nonostante questi sgradevoli episodi l’accoglienza in Piemonte è stata calorosa ed entusiasmante, sia da parte dei candidati sia da parte dei cittadini. Sono felice di aver mantenuto la parola data». Uno vale uno: il sogno di alcuni attivisti è che valga almeno per l’intera circoscrizione. Forse dovrebbero capirlo anche a Roma.

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