venerdì 3 ottobre 2014

I filo cinesi sono come i nostri sindacati confederali.

Hong Kong, scontri in piazza con i filo-cinesi. Gli studenti: “Nessun colloquio con il governo”

Esplode la violenza, diversi i feriti. I manifestanti abbandonano il tavolo delle trattative
AP
Alcuni residenti provano a rimuovere le barricate degli studenti

03/10/2014
Prima l’assalto degli attivisti filo-cinesi, poi il gran rifiuto degli studenti che hanno detto no ai colloquio con il governo. Hong Kong è nel caos dopo una giornata di violenze e tensione, scoppiata improvvisamente proprio quando sembrava che la situazione si stesse decantando.  

In serata la Federazione degli studenti, il gruppo che era stato invitato a dialogare con la «numero due» del governo Carrie Lam, ha annunciato l’annullamento dell’incontro. In un comunicato, la Federazione ha affermato di «non aver altra scelta» che quella di cancellare gli incontri, dato che la polizia «ha chiuso gli occhi» sugli attacchi contro i manifestanti condotti oggi in diverse zone della città e in particolare contro il presidio degli studenti a Mongkok, in una zona commerciale della penisola di Kowloon. 

Il commento da Hong Kong di Ilaria Maria Sala 

Benny Lai, il professore di legge fondatore del gruppo Occupy Central e leader della protesta, ha sostenuto la versione degli studenti affermando che gli aggressori, che hanno ferito una decina di giovani, erano membri delle «triadi», le organizzazioni mafiose del sud della Cina, alcune delle quali sono tradizionalmente favorevoli al governo di Pechino. Martin Lee, il 76/enne fondatore del Partito Democratico di Hong Kong ha rincarato la dose, affermano che le scene che si sono viste oggi a Mongkok, non sono altro che «una tattica comunista» che consiste nell’ «usare la gente contro la gente per eliminare coloro che non gli sono graditi».  

Ecco il quartiere dov’è scoppiata la rivolta: 

Lee, che con un gruppo di militanti è accorso ad Admiralty sull’ isola di Hong Kong, dove si trova il più grande concentramento di manifestanti, ha aggiunto che «a causa della presenza della stampa internazionale, la polizia non userà i gas lacrimogeni per mandare via i manifestanti...invece, usano membri delle triadi per creare delle scene drammatiche e minacciare la gente». A partire dalla mattina di oggi, quando le concentrazioni di manifestanti per la democrazia si stavano lentamente svuotando, gruppi di persone che affermavano di essere «cittadini esasperati» o «sostenitori del governo di Pechino» hanno cominciato ad attaccare, a volte con violenza, i partecipati alle proteste. Gli attacchi più violenti, oltre che a Mongkong, si sono verificati a Causeway Bay sull’ isola di Hong Kong, dove erano rimaste poche decine di persone dopo che molti dei manifestanti erano tornati a casa, esausti dopo cinque giorni di bivacco e una notte, quella scorsa, nella quale sembrava essere stato raggiunto un accordo, seppur molto vago, per tentare la via del dialogo. 

Nessun commento:

dipocheparole     venerdì 27 ottobre 2017 20:42  82 Facebook Twitter Google Filippo Nogarin indagato e...