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CITTA' DEL VATICANO - La Chiesa non può sbarrare la strada allo spirito, non può chiudere le porte in faccia a nessuno. E' il messaggio lanciato da Papa Francesco nella sua omelia a Santa Marta. E per far comprendere appieno la sua visione, Bergoglio porta un esempio inizialmente sorprendente: gli extraterrestri, sempre più chiaro man mano che il discorso prosegue, quando appare evidente che il Papa rivolge il suo messaggio soprattutto ai vescovi che nei prossimi due Sinodi dovranno esprimersi sul problema dell'ammissione ai sacramenti dei divorziati risposati e di un diverso approccio pastorale alle coppie di fatto. Con parole nuove e nuovi riferimenti, torna cosìla domanda che il Papa si fece davanti ai giornalisti in volo con lui nel ritorno da Rio de Janeiro quando, era fine luglio del 2013, la conversazione cadde su gay e divorziati: "Chi sono io per giudicare?".

"Se domani - chiede Bergoglio - giungesse qui una spedizione di marziani, e alcuni di loro venissero da noi... Marziani, no? Verdi, con quel naso lungo e le orecchie grandi, come vengono dipinti dai bambini. E uno dicesse: 'Voglio il Battesimo!'. Cosa accadrebbe?".

L'esempio è utilizzato da Papa Francesco per attualizzare la "crisi interna" vissuta dalla Chiesa antica quando si pose il problema di battezzare i gentili, cioè le persone che chiedevano di diventare cristiani senza essere stati ebrei e circoncisi. All'epoca passò la linea dell'apertura, voluta da San Paolo, ma non senza difficoltà e opposizioni. Lo smarrimento davanti a una situazione nuova, osserva il Pontefice, è comprensibile.

Ma "lo Spirito - prosegue Francesco - soffia dove vuole. E una delle tentazioni più ricorrenti di chi ha fede è di sbarrargli la strada e di pilotarlo in una direzione piuttosto che un'altra. Una tentazione non estranea nemmeno agli albori della Chiesa, come dimostra l'esperienza che vive Simon Pietro nel brano degli Atti degli Apostoli proposto dalla liturgia di oggi: una comunità di pagani accoglie l'annuncio del Vangelo e Pietro è testimone oculare della discesa dello Spirito Santo su di loro. Ma prima esita ad avere contatti con ciò che aveva sempre ritenuto impuro, poi subisce dure critiche dai cristiani di Gerusalemme, scandalizzati dal fatto che il loro capo abbia mangiato con i 'non circoncisi' e li abbia persino battezzati".

San Pietro, ricorda il Papa, "comprende l'errore quando una visione gli illumina una verità fondamentale: ciò che è stato purificato da Dio non può essere chiamato 'profano' da nessuno. E nel narrare questi fatti alla folla che lo critica, l'Apostolo rasserena tutti con questa affermazione: 'Se dunque Dio ha dato loro lo stesso dono che ha dato a noi, per avere creduto nel Signore Gesù Cristo, chi ero io per porre impedimento a Dio?'".

Sulla stessa linea vuole porsi ora Francesco. Dopo aver fatto diffondere un questionario all'intera Chiesa Cattolica, il Papa ha chiesto ai vescovi di esprimersi nei prossimi due Sinodi sul problema dell'ammissione ai sacramenti dei divorziati risposati e di un diverso approccio pastorale alle coppie di fatto.

"Quando il Signore ci fa vedere la strada - chiede ancora il Pontefice -, chi siamo noi per dire: 'No Signore, non è prudente! No, facciamo cosi?'. Pietro in quella prima diocesi prende questa decisione: 'Chi sono io per porre impedimenti?'. Una bella parola per i vescovi, per i sacerdoti e anche per i cristiani. Ma chi siamo noi per chiudere porte?".

Proprio in vista del sinodo sulla famiglia, il segretario generale della Cei Nunzio Galantino ha rilasciato un'intervista a QN in cui vede in Papa Francesco "un'occazione straordinaria per la Chiesa italiana di riposizionarsi rispetto alle attese spirituali, morali e culturali".

"Il mio augurio per la Chiesa italiana - dichiara Galantino, entrando nel merito - è che si possa parlare di qualsiasi argomento, di preti sposati, di eucarestia ai divorziati, di omosessualità, senza tabù, partendo dal Vangelo e dando ragioni delle proprie posizioni".

"In passato - ricorda il segretario della Cei - ci siamo concentrati esclusivamente sul no all'aborto e all'eutanasia. Non può essere così, in mezzo c'è l'esistenza che si sviluppa. Io non mi identifico con i visi inespressivi di chi recita il rosario fuori dalle cliniche che praticano l'interruzione della gravidanza, ma con quei giovani che sono contrari a questa pratica e lottano per la qualità delle persone, per il loro diritto alla salute, al lavoro".

Sulla riforma dello Statuto Cei, "non so se approveremo le nuove regole già nella prossima assemblea - spiega galantino -. Il Santo padre ci ha chiesto di ragionare sulla modalità di elezione del presidente da parte dei vescovi, così come accade nel resto del mondo. Sembra che l'orientamento maggioritario all'interno dell'episcopato sia quello di coinvolgere la base nella scelta del vertice, lasciando però al Pontefice la prerogativa di nomina sulla base di una rosa di candidati".