domenica 12 ottobre 2014

Il M5S é stato il fenomeno politico più virtuale e inutile degli ultimi 100 anni. Oggi é diventato un postificio per la peggiocrazia italiana.

Italia 5 stelle è flop. Gli organizzatori: "Siamo 4mila". E Grillo invoca Renzi: "Distruggi il paese, così andiamo noi al governo"

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"Quando ho incontrato Renzi, perché mi avete obbligato, ho agito male, d'istinto. Adesso lo prenderei per la testa e gli direi: 'Matteo, fai presto a distruggere il Paese, sii più veloce. Sei lento, abbiamo bisogno di uno shock'". Per due volte dal palco del Circo Massimo Beppe Grillo ripete lo stesso concetto. Un augurio al contrario: quello che l'Italia fallisca in fretta per dare la spinta decisiva verso Palazzo Chigi al Movimento 5 stelle. Quella che l'ex-comico puntasse allo sfascio per lanciare definitivamente la sua creatura è una sensazione che in tanti hanno messo in questi mesi nero su bianco. Ma è la prima volta che viene pronunciata senza ambiguità proprio dal leader.
La piazza lo applaude, così come si spella le mani quando attacca il Jobs act di Matteo Renzi e i "finti amici della sinistra": "Preferisco uno come Berlusconi che combatte per le sue aziende, un nemico dichiarato,a quelli che per 20 anni hanno fatto i cazzi loro". Tra gli strali non mancano di certo quelli diretti al Quirinale: "A Bagarella e Riina l'Alta Corte ha impedito di assistere alla testimonianza di Napolitano: gli hanno tolto questo sacrificio. Era troppo sopportare la testimonianza di Napolitano dopo il 41 bis".
Non ci sono novità sostanziali nell'effluvio di Grillo, che recita su un canovaccio a lui congeniale. Davanti non una semplice piazza, come era accaduto a Genova per il V-Day, ma una distesa di 199 gazebo. Tra i palco e i tendoni, uno spiazzo dove si ammassa qualche migliaio di persone per ascoltare il proprio leader. Difficile tenere il conto, per la disposizione dei punti informativi, che lasciano l'area interna del Circo Massimo vuota e aiutano a disperdere la folla. Gli organizzatori, in un improvviso harakiri comunicativo, spiegano al Fatto quotidiano che "siamo in 4mila". Numeri che impressionano se paragonati alla potenzialità attrattiva di Grillo del recente passato.
Di certo c'è che le persone accorse sono sensibilmente meno di quelle che avevano affollato il capoluogo ligure, "ma è venerdì, il clou sarà tra sabato e domenica", spiegano. L'happening è festoso. Tanti i giovani, molti anche i meno giovani, poche le famiglie. Affollano gli stand dei portavoce regionali e comunali (anche se un quarto dei gazebo a fine serata era rimasto ancora inutilizzato) e quello dei parlamentari, mentre i due tendoni degli europarlamentari rimangono semi deserti dopo il caos della comunicazione consumatosi nei giorni scorsi. 
La distribuzione geografica dei gazebo non segue perfettamente il profilo dell'Italia che dovrebbe ricostruire. Ma, quando si incrocia il banchetto della Calabria collocato in Puglia, il senatore Nicola Morra (calabrese) non si scompone: "Ma lo sai che fino al X secolo la Calabria si chiamava Apulia e la Puglia Calabriae e invertirono il nome per un errore di un cartografo?", spiega rispolverando il professore di filosofia che è in lui. In giro eletti di ogni ordine e grado incontrano attivisti e simpatizzanti, mettendoli in guardia dalla stampa. "Ti credo che non andiamo in tv, perché parli tre minuti e poi ti tagliano anche quelli", spiega la senatrice Barbara Lezzi a un capannello di persone. "Con quelli lì non parlate, sono giornalisti", spiega Riccardo Fraccaro ai suoi.
Sparsi qua e là punti ristoro che offrono cibo e birra in cambio di una libera offerta ("Di tre euro", comunicano i ragazzi dietro al bancone quando gli chiedi una media), spazi dedicati alle magliette (anche in questo caso donazione a discrezione dell'attivista), e un affollatissimo stand dove si può assistere a una dimostrazione pratica di come funzionano le stampanti 3D.
Tra gli stand gli echi delle linee di frattura che serpeggiano all'interno del Movimento, tra discussioni sull'irrilevanza politica degli ultimi mesi e simpatizzanti pro e contro Pizzarotti. L'indirizzo politico della kermesse, da quest'ultimo punto di vista, è netto. È Max Bugani, bolognese e storico avversario del sindaco di Parma, il presentatore sul palco, dove si alternano gruppi che alternano "dimmi perché tu non hai votato Rodotà" a canzoni contro X-Factor, "perché ci ha esclusi parlando noi di musica e non leccando il culo a nessuno" (per inciso: X-Factor è il talent dove giudice è Fedez, autore dell'inno della tre giorni).
Lo stesso Grillo, poco dopo aver girato per il Circo Massimo in Grillomobile accanto a un Gianroberto Casaleggio visibilmente provato, ha lanciato dal palco una frecciata velenosa: "Abbiamo decine di sindaci, alcuni buoni e altri meno buoni". Domani il primo cittadino parmese arriverà a Roma. Le reazioni al suo arrivo a Roma (il "Pizzarometro", come l'hanno definito alcuni meetup) daranno il polso di quanto la questione di leadership e contenuti siano sentite all'interno del Movimento.

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