mercoledì 15 ottobre 2014

C'è sempre chi si attarda. Non tutti sanno leggere il mondo futuro.

E i vescovi si dividono sulla «svolta» gay 

Al Sinodo molti prelati preoccupati per le fughe in avanti della Relazione INTERVISTA/1 Archetti: «Fedeltà al Papa però sono deluso» INTERVISTA/2 Ciccarelli: «Ok al confronto ma non sui valori»

papa
Qualcuno ieri nei sacri palazzi dev’essere saltato sulla sedia nel leggere i resoconti e i commenti dei quotidiani di tutto il mondo sulla «relatio post disceptationem» del Sinodo dei vescovi, il documento che ha sintetizzato il dibattito della prima settimana di lavori. Al punto che il segretario, il cardinale Baldisseri, ha concordato una breve dichiarazione ufficiale con il direttore della sala stampa, padre Lombardi, per ribadire che «tale testo è un documento di lavoro» e che «il lavoro dei Circoli minori verrà presentato all’Assemblea nella Congregazione generale di giovedì mattina».
Eppure, l’interpretazione che è stata data alla relazione, pur riconoscendo che non si tratta di un documento definitivo, è stato unanime: un’apertura a omosessuali, divorziati, conviventi. Non solo da parte dei mass media di tutto il mondo («non abbiamo sognato», ha detto ieri un collega francese) ma anche di molti padri sinodali che negli interventi liberi di lunedì mattina (la sintesi è stata resa nota ieri) hanno sollevato molte perplessità, per non dire critiche, alle aperture contenute nella «relatio». Tanto da suggerire «alcune riflessioni aggiuntive: ad esempio, fermo restando che la Chiesa deve accogliere chi si trova in difficoltà, sarebbe bene parlare più diffusamente anche delle famiglie che restano fedeli agli insegnamenti del Vangelo, ringraziandole e incoraggiandole per la testimonianza che offrono. Dal Sinodo dovrebbe emergere con più chiarezza che il matrimonio indissolubile, felice, fedele per sempre, è bello, è possibile ed è presente nella società, evitando quindi di focalizzarsi principalmente sulle situazioni familiari imperfette». Il cardinale Filoni, prefetto di «Propaganda Fide», nel consueto briefing in sala stampa, ha usato l’analogia dei genitori che si preoccupano di più per un figlio malato ma non per questo amano di meno gli altri, mettendo in guardia da una «gelosia che non va bene».
Anche per quanto riguarda i gay, il porporato ha ammesso che «il testo ha suscitato problemi», che il lavoro dei circoli minori servirà a proporre integrazioni, modifiche ed emendamenti. E gli stessi interventi nella congregazione generale di lunedì mattina hanno evidenziato «la necessità di accoglienza, ma con la giusta prudenza, affinché non si crei l’impressione di una valutazione positiva di tale orientamento da parte della Chiesa». Esattamente quello che è accaduto. La stessa attenzione «è stata auspicata nei riguardi delle convivenze».
C’è poi il capitolo dei divorziati e della «gradualità». Molti padri hanno sottolineato che il tema «può essere all’origine di una serie di confusioni. Per quanto riguarda l’accesso ai sacramenti per i divorziati risposati, ad esempio, è stato detto che è difficile accogliere delle eccezioni senza che in realtà diventino una regola comune».
Infine, «è stato pure rilevato che la parola "peccato" non è quasi presente nella Relatio. Come pure è stato ricordato il tono profetico delle parole di Gesù, per evitare il rischio di conformarsi alla mentalità del mondo presente».
Perché in fondo il punto centrale è proprio questo. L’accoglienza, la comprensione, il rispetto per la dignità della persona, la necessità di evitare ogni giudizio o pregiudizio nei confronti di chi vive situazioni di sofferenza, siano essi gay, divorziati o conviventi, è doveroso. Ma bisogna stare attenti a non dimenticare il Vangelo. È vero che Gesù non condannò l’adultera, ma le disse anche di non peccare più.
Andrea Acali

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