sabato 23 marzo 2013

Come si può leggere il problema delle fondazioni non era limitato a MPS. E se si va avanti se ne scopriranno di belle.


Finanza territoriale sotto accusa

Svalutazioni e derivati, la nuova Mps sta a Cuneo?

Lunedì il bilancio Fondazione Cassa di risparmio di Cuneo. Le richieste del ministero dell’Economia
Una Mps alla bagnacauda. È ciò che rischia la fondazione Cassa di risparmio di Cuneo, tra gli azionisti forti di Ubi Banca con una quota del 2,23 per cento e al 15% della Bre, controllata dall’istituto di credito lombardo. I fatti riguardano la più classica delle malversazioni: affari in palese conflitto d’interesse tra membri degli organi dell’ente. Vicende che non hanno mai turbato i sonni del ministero dell’Economia e della Consob. Almeno fino a qualche mese fa. Secondo quanto risulta a Linkiesta, lo scorso novembre gli uomini del V ufficio della IV Direzione del Dipartimento del Tesoro, che si occupa di vigilanza sulle fondazioni, hanno infatti chiesto alla fondazione di produrre le sue controdeduzioni in merito ad alcune segnalazioni giunte sul tavolo del dicastero di via XX Settembre in merito alle suddette operazioni. Se le controdeduzioni non saranno ritenute soddisfacenti, potrebbe scattare l’ispezione.
Per capire come mai, seppure in forma “soft”, la vigilanza abbia finalmente deciso di muoversi – giova ricordare che le fondazioni sono azioniste di Cassa depositi e prestiti, controllata dal Tesoro – è necessario un passo indietro. Esattamente al marzo 2010, quando Pietro Bortolotto, nominato da qualche settimana presidente del consiglio di gestione della fondazione, viene sostituito con Gianluigi Gola, membro del consiglio di gestione di Ubi banca nonché editore del dorso locale de Il Giornale di Paolo Berlusconi. Il motivo dietro alla promozione, come ricostruisce La Repubblica, sono 200mila euro complessivi con cui nella primavera del 2009 la Piemonte advisor building – società partecipata al 40% dalla Media Sas della moglie di Gola Roberta Carrara, e al 20% a Laura Dompè, dipendente fiduciaria di Gola – finanzia la Linea Computer, soceità di cui il presidente della fondazione, Ezio Falco detiene il 33 per cento. Iniezione di liquidità tramite cui la Piemonte advisor building diventa socia al 33% dell’azienda di Falco. Un anno dopo, previa cessione della sua quota nella Media Sas, Gola sale ai vertici della fondazione. 
Non basta: un altro socio di Gola nella Piemonte advisor building – e in altre tre società – è il costruttore Giuseppe Ferrero, che si è aggiudicato, sempre nel 2009, un appalto da 1,2 milioni per il riammodernamento della ex Sala Contrattazioni di Via Roma nella nuova “Sala Fondazione CRC 1855”. Senza gara. Niente di illegale: le fondazioni non sono enti pubblici e dunque non sono tenute a rendere pubblici gli appalti. Tuttavia, a quanto risulta a Linkiesta, alcuni membri degli organi sociali avrebbero sollevato delle perplessità, lo scorso gennaio, sul rispetto del codice etico all’organismo di vigilanza dell’ente, con particolare riferimento all’appalto. 
I comportamenti del management sono stati oggetto di atti di sindacato ispettivo e interrogazioni parlamentari da parte del senatore ex Dc ed ex primo cittadino di Cuneo Giuseppe Menardi, che a Linkiesta denuncia «lo stato di omertà» dei vertici della fondazione. Ai suoi rilievi, lo scorso 7 giugno, ha risposto il sottosegretario all’Economia, Gianfranco Polillo prendendo per buone le dichiarazioni della fondazione stessa la quale «ha precisato, inoltre, che dagli atti in possesso non sono emersi elementi dai quali desumere che siano state effettuate dazioni di denaro o altra utilità da parte del signor Giuseppe Ferrero a favore del Presidente della Fondazione o a società allo stesso facenti capo, né che vi siano situazioni di conflitto di interessi, che possano aver influito sul corretto svolgimento della procedura competitiva».
La questione sarà lunedì sul tavolo del consiglio generale dovrà approvare il consuntivo 2012. Un’assise che si preannuncia a dir poco infuocata. E non soltanto per l’affaire Gola. Il convitato di pietra sono i derivati. Il loro ammontare, secondo alcuni consiglieri, non è chiaro, così come le eventuali perdite o gli utili. Secondo quanto trapela si tratta di opzioni call e put su titoli in portafoglio come Enel o Telecom. Funziona così: se ne giro di sei mesi il titolo dell’ex monopolista, ad esempio, passa da 10 a 11 euro, e l’opzione vale 10,50, l’ente guadagna 50 centesimi, che vanno a finire nel calderone degli utili da negoziazione. Se va male, la minusvalenza rimane in portafoglio, ma non emerge a conto economico. Fortunatamente, stando all’ultimo bilancio disponibile, l’utile da negoziazione di strumenti non immobilizzati derivati è salito a 1,2 milioni di euro da 924mila del 2010. 
Per ora, come si legge nei conti 2011, di svalutazioni sul portafoglio degli investimenti finanziari nemmeno l’ombra, nonostante le minusvalenze latenti siano a quota 220 milioni di euro. «Il valore di mercato della partecipazione alla chiusura dell’esercizio 2011 è pari ad Euro 63,7 milioni; il rapporto con il valore contabile evidenzia un decremento di valore di oltre il 66% corrispondente a circa Euro 128,3 milioni. Tale minusvalenza latente rispetto al valore contabile non è stata rilevata a Conto Economico», recita la nota di bilancio.
Una situazione che nel 2012 non è migliorata: in Piazza Affari Ubi ha perso l’11% da un anno a questa parte, Enel il 5% e Telecom il 32 per cento. Torna così in auge la vecchia idea di fonderla con la fondazione Crt, azionista di Unicredit ed espressione del vicepresidente di Piazza Cordusio, Fabrizio Palenzona. D’altronde, le due sono già socie di Perseo – finanziaria di cui Crt possiede il 40% circa al fianco di Mediobanca, Generali, Aviva Italia e fondazione Crc – che nel 2011 ha chiuso in perdita per 96 milioni di euro. 


Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/fondazione-cuneo-derivati-mps#ixzz2ONdzK2Ty

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