mercoledì 17 giugno 2015

Ma è chiarissimo che Marino è una persona perbene.

Mafia Capitale, il procuratore di Roma: "Negli anni della giunta Alemanno c'è stato l'apice dell'infiltrazione"

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PIGNATONE MARINO
“Massimo Carminati ha avuto un potere enorme nella giunta Alemanno”. Poi, con il cambio di giunta in Campidoglio, il Cecato è uscito di scena “e l’organizzazione criminale ha delegato a Buzzi, forte dei suoi contatti politici trasversali, il tentativo di infiltrare la giunta Marino”. Ma tra Alemanno e Marino, tra “il prima” e “il dopo”, la differenza sta in un articolo del codice penale. “La procura ha circoscritto l’aggravante mafiosa contestando il 416 bis a precisi comportamenti e determinati personaggi. Poi c’era un sistema corruttivo dilagante con cui l’organizzazione Mafia Capitale ha cercato di fare affari costruendo un sistema di potere”. Ma il sistema corruttivo è altra cosa rispetto all’organizzazione mafiosa. “Si tratta di due momenti separati che in certi momenti sono coincisi”.
Il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone parla per due ore davanti alla Commissione parlamentare sul fenomeno dell’immigrazione insediata all’inizio di maggio per cercare di fare luce sul fenomeno corruttivo che ha preso in ostaggio il sistema dell’accoglienza. Alla fine di un’audizione rigorosamente secretata e di cui Huffpost ha ricostruito i passaggi più importanti, resta la sensazione che il procuratore, seppur incalzato dalle domande dei commissari, stia dando una mano al sindaco Marino che proprio ieri ha ricevuto un avviso di sfratto dal premier Renzi (“oltre che onesti bisogna anche dimostrare di essere capaci, cosa che Marino deve ancora fare”)... 

La Commissione, presieduta da Gennaro Migliore (Pd) ha poteri di indagine (ha già acquisito numerosi atti sui centri di accoglienza) ma ha un mandato preciso: analizzare il fenomeno dell’immigrazione e il sistema di accoglienza. Non è, quindi, la commissione antimafia. Pignatone si è presentato con il sostituto procuratore Giuseppe Cascini, con Tescaroli, Ielo e l’aggiunto Prestipino il team di pm che stanno coordinando le indagini su Mafia Capitale.
“Non vi dirò una parola di più rispetto a quelle che trovate nell’ordinanza di custodia cautelare e nelle 35 mila pagine dell’inchiesta, tutto materiale già a disposizione delle parti” ha precisato il procuratore. E però si sa che a voce, di persona, tra una domanda e l’altra, due parole e un’espressione del volto valgono più di tante parole. Tutta l’audizione si è sviluppata tenendo ferma e ribadendo una distinzione: la contestazione del 416 bis. Sul Cara di Mineo Pignatone ha ad esempio declinato ogni dettaglio (“l’inchiesta è di Catania e del procuratore Salvi”) ma ha voluto precisare che “la procura di Roma arriva a Mineo seguendo i passi di Luca Odevaine, il suo ruolo di facilitatore tra l’amministrazione e i privati sul fronte dell’emergenza immigrati che con questi numeri è stata certamente redditizia”. 
Ecco che Roma mette gli occhi sui centri immigrati di Mineo, ma anche su Castenuovo di Porto e su S. Giuliano di Puglia cercando di ricostruire “il sistema Odevaine”. Sistema illegale, “corrotto e corruttivo”, nella parte in cui, ha ribadito il procuratore davanti ai commissari, “costruisce bandi su misura” come quello di Mineo che, per via della seconda cucina da campo nel raggio di 20 km dal centro, poteva essere vinto solo dal consorzio de La Cascina. Ma anche un sistema legale perché, come ha spiegato il pm Cascini, “le Associazioni temporanee d’impresa (ATI, ndr) sono consentite” ma quelle coinvolte in Mafia capitale erano nate per uccidere il mercato. “Servivano – ha detto Cascini - a creare cartelli d’imprese tra soggetti altrimenti concorrenti che in questo modo si mettevano d’accordo, escludevano ogni competizione nel prezzo e lo tenevano bloccato”. Una prassi illegale vestita legalmente che dovrebbe indurre il legislatore a riflettere.
Poi sono arrivate, inevitabili, le domande sulla giunta di Roma, il rischio delle infiltrazioni mafiose e il coinvolgimento o meno dello staff di Marino. “Non chiedete a me, io sono un magistrato e non un politico”. Il magistrato però ha riflettuto e fatto riflettere sul fatto che “Carminati, il cuore del sodalizio criminale, spadroneggia con Alemanno ma è costretto poi a passare la mano a Buzzi con l’arrivo di Marino in Campidoglio”.
Fonti della Commissione riferiscono che Pignatone avrebbe insistito sul fatto che “Mafia capitale ha l’apice della sua infiltrazione nell’amministrazione capitolina nell’era Alemanno”. L’ex sindaco amico di gioventù di Panzironi e degli altri dirigenti da lui nominati a capo di varie partecipate, è infatti indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. E con lui altre 17 persone nessuna delle quali però è stata nominata da Marino. Un’amministrazione, sarebbe la conclusione, vittima di una corruzione dilagante ma non mafiosa.
La parola di Pignatone sarà decisiva nella riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica che a fine luglio dovrà decidere se chiedere o meno lo scioglimento di Roma per mafia. Quello di oggi assomiglia molto ad un assist. “Non possiamo escludere che ci siano ulteriori sviluppi di indagine “ commenta a fine seduta il presidente Migliore. “L’organizzazione Mafia Capitale ha fatto il suo salto di qualità nell’amministrazione tra il 2011 e il 2012, in concomitanza con l’emergenza nordafrica. E – conclude Migliore – intorno alla parola emergenza si è costituito e sviluppato un sistema mafioso assai ramificato". Domani la Commissione ha convocato il prefetto Gabrielli, da ieri alle prese con le oltre mille pagine della relazione scritta dalla Commissione d’accesso e che daranno semaforo rosso o verde per lo scioglimento. Il 30 giugno sarà la volta di Marino.

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