martedì 25 novembre 2014

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Astensione: perché votare una Regione ladra e che non passa la stecca?

La foto di di Mino Fuccillo

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ROMA – Ci sono una cinquantina di motivi e ragioni che hanno spinto e convinto il 60 e passa per cento degli aventi diritti al voto a non esercitarlo, a non votare per le regionali in Emilia e Calabria. Tra questi cinquanta quelli indicati e dibattuti sui giornali, in televisione, a Montecitorio, Palazzo Madama, sulle agenzie di stampa e nei tweet giornalistico-politici occupano le posizioni che vanno dal quarantesimo al cinquantesimo posto in ordine di importanza. Sì, il Jobs Act e l’Italicum, le sofferenze del vecchio Berlusconi, il dissidio Renzi-Landini, il Camusso rancore, il boicottaggio Fiom al voto Pd, lo sfinirsi di Fitto alla ricerca di Forza Italia perduta, il negarsi di Grillo alla campagna elettorale…Sì, ci sono anche queste ragioni e motivi nel grande astensionismo e occupano in ordine di importanza tra la quarantesima e la cinquantesima posizione.
Nelle prime dieci posizioni, top ten quanto a capacità di determinare, causare il fenomeno astensione di massa c’è altro. In primo luogo la rottura, rottura con astio, del patto sociale. Meglio, la rottura del patto tra società e politica, tra cittadini e governanti a qualsiasi titolo, tra elettori ed eletti. Insomma la rottura del patto tra gente e politici. Il patto c’era, c’è stato. Eccome se c’era, eccome se c’è stato: l’astio di cui è intrisa la rottura testimonia, attesta, perfino documenta la stizza, lo sdegno, il rimpianto iroso per il patto che non c’è più. Stizza, sdegno, rimpianto, ira da parte dei cittadini, degli elettori: sono loro che si sentono orfani del patto. Loro più dei politici, più dei partiti.
E qual era il patto tra società tutta e politica tutta, praticamente nessuno escluso né da una parte né dall’altra? Il patto era che ai politici, ai partiti, alla politica l’opinione pubblica e l’elettorato italiani consentiva e in effetti ha consentito di tutto e di più. I patiti e la politica hanno potuto senza danno e senza sanzione sociale governare l’intero paese all’insegna della bancarotta. La creazione del debito pubblico secondo sul pianeta è stata l’equivalente di un saccheggio della cosa e della cassa pubblica. Ma la politica in Italia non è stata per questo condannata o almeno fermata dalla pubblica opinione o dall’elettorato, anzi. Saccheggio del territorio e dell’ambiente. Smontaggio sistematico della scuola e dell’università, della scienza e del metodo e cultura scientifici. Polverizzazione della legalità, grande e piccola legalità tutte sbriciolate in polveri sottili. Scelta cosciente della politica non spettacolo, ma della politica avanspettacolo che cercava e trovava applausi e fischi plebei.
E ancora: selezione a rovescio del ceto politico, ceto politico infarcito di macchiette umane come il panettone di uva passa. Inefficienza programmatica dei servizi pubblici, tassazione alta e soprattutto inutile se rapportata ai servizi pubblici reali e al risanamento finanziario. La clientela come forma dominante del rapporto tra umani e ancora, ancora…Tutto questo, tutto e di più l’opinione pubblica e l’elettorato italiani hanno consentito alla politica e ai politici perché c’era il patto. Perché e fino a che ha funzionato il patto. Il patto che alla gente che oggi non vota stava bene, eccome se stava bene. Il patto diceva: tu politica resta pure, diventa pure sempre più meschina, misera, corrotta e bugiarda. Fai pure, alla sola condizione che pompi soldi nelle tasche o nelle aziende o nei negozi o nelle garanzie o nei diritti acquisiti di noi che te lo permettiamo di essere così pessima. Te lo permettiamo perché in fondo noi società tutta siamo educati, convinti e sicuri che la politica una sola cosa abbia da fare su questa terra e in questo mondo: stampare e distribuire denaro pubblico.
La politica, i partiti, i politici, le elezioni, gli eletti, i consiglieri, gli assessori, i governatori e anche i deputati e senatori e ministri e presidenti del Consiglio sono stati per due/tre decenni forme incarnate di una sola funzione e di un solo strumento: il bancomat. Il bancomat del denaro pubblico era la politica. Questo, soprattutto e fondamentalmente questo per volere e consenso dell’elettorato tutto, nessuno escluso. L’unica legittimità riconosciuta da elettorato e pubblica opinione alla politica era appunto quella di pompare soldi sul territorio, sulla categoria, sul settore…E la polirtica, fino a che ha potuto, questo ha fatto.
Si sentivano legittimati i politici a fare questo…e altro. Se porto ai cittadini del mio territorio o categoria o settore un bel paccone di milioni di euro di soldi pubblici   che sarà mai se mi pago con i soldi pubblici i miei privati ristoranti? Per molto tempo il patto prevedeva anche questo. E funzionava il patto. Poi cominciano ad accadere cose turche. Il bancomat chiude, non eroga più moneta pubblica. O ne eroga molta di meno, a giorni alterni, non si sa a che ora. Allora la gente che regolarmente andava al bancomat si turba, si interroga, si infuria, si dispera e alla fine in fila davanti al bancomat non si mette più. Se il bancomat non eroga più moneta pubblica che senso ha andare a votare. Votare per cosa se la funzione principe, l’unica riconosciuta come legittima della politica è parzialmente o totalmente inibita?
Non solo, votare per la Regione? Regione, Regioni al plurale ormai sinonimo di festino con soldi pubblici nell’appartamento dietro le mura del bancomat sportello chiuso. Regioni che tassano a più non possono, Regioni i cui consiglieri gozzovigliano con i vitalizi. Regioni dove gli eletti di ogni colore si rimborsano spese, vizi e tic privati con i soldi pubblici. Con i soldi pubblici che il bancomat politica non eroga più. Regione dunque ladra e che per di più e soprattutto non passa quasi più “stessa” alla società, ai territori, categorie, settori, clientele, elettorati”di riferimento”.
Eccoli i motivi e le ragioni che tra i cinquanta che fecero il grande astensionismo stanno tra la prima e la decima posizione in ordine di importanza. E non son nemmeno cosa nuova quei motivi e ragioni. Per trovarli e leggeri basterebbe seguire la lunga traccia dei delusi. In origine furono i delusi da Romano Prodi. Quelli che scoprivano che, pur governando la sinistra, il capitalismo non veniva abolito e soppiantato a vantaggio di un sistema dove…ognuno come gli pare e da ognuno se gli va. Poi furono i delusi da Berlusconi (e da Bossi). Quelli che scoprirono che sì insomma si può evadere il fisco, giocare a tre carte con l’Europa, produrre in nero, fregarsene delle leggi, organizzarsi in gruppi di “furbetti”…Tutto bello però cosa è questa storia dell’imprenditoria tecnologicamente più arretrata del continente e questa della bassa produttività e quest’altra del nessuno ci vuole mettere un euro, un dollaro o uno yen in Italia? Un complotto! Ecco, deve essere un complotto. Però Berlusconi ci aveva garantito più o meno l’equivalente delle sette vergini a testa, magari non tutte e sette e non tutte vergini. E invece…Che delusione!
E vennero con parossistica avvicendarsi i delusi di Grillo e ora anche i delusi di Renzi. E’ tutto un affastellarsi e fondersi e mischiarsi e scomporsi e ricomporsi di tribù di delusi, è tutta una gran schiuma di delusione. Comprensibile, è un quarto di secolo che il patto veniva rinnovato e riproposto con la garanzia per elettorati e pubblica opinione che mai e poi mai si sarebbe chiuso il bancomat o peggio e men che mi che per riaprirlo il bancomat bisogna studiare meglio, lavorare meglio, produrre meglio…Meglio e di più. Per non rompere il patto questo non è mai stato detto: non da Prodi che pure ci andò vicino ma la voce gli fu spezzata in gola dai Bertinotti. Non d Berlusconi, non da Grillo. E neanche da Renzi che continua a coccolare con la bugia: italiani, non è colpa vostra, è colpa di chi non ha saputo e voluto…
I delusi ci indicano la netta e chiara traccia che porta allo “sciopero del voto”: bancomat che non eroga più, Regione ladra che non passa la stecca, che voto a fare?
La si vede, la si dovrebbe vedere chiara e netta e pure luminescente la traccia. Nonostante i banchi di aria fritta cucinata intorno: il chi ha vinto e chi ha perso pesati e narrati con la logica, gli strumenti e il linguaggio di una giornata del campionato di calcio. Da una settimana all’altra da brocchi a campioni e viceversa e sempre l’assoluta necessità di un titolo. Un titolo che sia, neanche più ad effetto. E inoltre l’inconscio retaggio di misurare e pesare come quando vittoria e sconfitta elettorale si misuravano e pesavano con il bilancino della proporzionale. Dunque, avanza di tre punti quindi vince. Fa nulla se è arrivato terzo, ha vinto lo stesso. L’aria fritta del Renzi ha perso, no ha vinto, no ha vinto Salvini e hanno perso Grillo e Berlusconi, no guarda solo Berlusconi…

Qui ti hanno detto che se non riapre il bancomat loro non sanno che farsene della Regione, della politica e dello Stato  e neanche puoi dargli tanto torto dopo 20/30 anni che gli racconti e mostri che la Regione, la politica e lo Stato sono i soldi pubblici al territorio, corporazione, clientela, elettorato, organizzazione, settore, categoria. Chi glielo dice agli astensionisti, alla grande astensione montante che se vuole il bancomat riaperto deve aprire prima lo sportellino dietro e metterci dentro le banconote, i soldi suoi?

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