lunedì 24 novembre 2014

Una poltrona per un sindacalista è per sempre. Povera Italia.

Nei sindacati una poltrona è per sempre
Da decenni le solite facce negli apparati
aspettando una bella poltrona in politica


Stefano Sansonetti
Sindacalisti da almeno 35 anni, a volta addirittura da 40. Un’intera carriera trascorsa all’interno delle Confederazioni, ai cui vertici alla fine arrivano gli uomini delle cordate, quelle che spesso si costruiscono intorno ai vertici precedenti. Un rete che poi, sembra quasi una regola, apre le porte a qualche bella poltrona parlamentare o addirittura ministeriale. E il ricambio? Può tranquillamente attendere. La realtà è che il sindacato italiano è in mano sempre alle stesse persone. Gli esempi sono a dir poco numerosi.
I CASI. Da ieri Carmelo Barbagallo è ufficialmente al vertice della Uil. Sessantasette anni, quindi non proprio giovanissimo, il nuovo leader è nato a Termini Imerese e ha passato praticamente tutta vita nel sindacato. Al punto che nei primi anni ‘90 già era a capo della Uil Sicilia. Per carità, territorio difficile nel quale Barbagallo ha lavorato sodo. Ma basti considerare che il suo ingresso nella segreteria confederale risale al 2000, 14 anni fa, proprio quando il suo predecessore Luigi Angeletti diventò segretario generale. Ed esattamente quando il ruolo di tesoriere venne affidato all’inamovibile Rocco Carannante, ancora oggi imbullonato alla stessa poltrona. Ebbene, in tutti questi anni Barbagallo è stato segretario organizzativo. Significa che con Carannante ha manovrato le leve che contano del sindacato. Il fatto che adesso ne diventi segretario non cambia praticamente nulla. E che dire della Cgil? Quando nel 2010 Susanna Camusso ne prese le redini, si enfatizzò il fatto che fosse la prima donna. Vero. Ma si dà il caso che la Camusso, 59 anni, già nel 1975 conquistò il ruolo di coordinatrice per Milano delle politiche di formazione della Fim, allora categoria unitaria dei metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil. Al 2001 risale l’ascesa al vertice della segreteria generale della Cgil Lombardia. Nel 2008, infine, il passaggio alla segreteria confederale. Lo stesso Maurizio Landini, 53 anni, che ieri è finito nella bufera per aver sostenuto che Matteo Renzi non ha il sostegno delle persone oneste, sin da ragazzo ha scalato le gerarchie Fiom prima a Reggio Emilia e poi in Emilia Romagna. Fino a essere eletto nel 2005 nella segreteria nazionale della stessa Fiom.
LA REGOLE.  E che dire di Annamaria Furlan, 56 anni, fresca segretaria generale della Cisl? Ha iniziato a occuparsi di attività sindacale a Genova nel 1980 come delegata del Silulap (lavoratori postali). Nel 2002, ben 12 anni fa, il grande salto con l’elezione alla carica di segretario confederale. Insomma, facce solo apparentemente nuove, nella realtà rappresentazione plastica di apparati cristallizzati. E dopo? Nessuno può sapere cosa faranno Camusso, Barbagallo e Furlan un domani. Ma i sindacati qualche esempio lo hanno fornito: Giorgio Airaudo, ex Fiom, oggi è un deputato di Sel; Giorgio Santini, ex segretario confederale Cisl, ora è un senatore del Pd; Pier Paolo Baretta, già segretario generale aggiunto della Cisl, è sottosegretario dell’Economia; Adriano Musi, ex segretario aggiunto Uil, è un ex deputato ed ex senatore del Pd; Cesare Damiano, ex capo Fiom in Piemonte, è stato  ministro del lavoro e oggi è un deputato Pd; Sergio D’Antoni, ex segretario Cisl, è stato viceministro per lo Sviluppo. E che dire delle carriere politiche di Sergio Cofferati e Guglielmo Epifani, entrambi ex segretari generali della Cgil? Sindacato come trampolino di lancio.
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