“Occuperemo l’emiciclo di Montecitorio leggendo stralci del regolamento e della Costituzione fino alla mezzanotte e un minuto di domani”. Vito Crimi e Roberta Lombardi sono netti: quella di domani sarà la prima iniziativa del Movimento 5 stelle contro lo stallo dell’attività parlamentare. Verrà accompagnata da un presidio in piazza Montecitorio dalle 18.00 fino almeno alle 22.00, come annunciato dal coordinamento romano dei grillini.
“Il problema delle Commissioni che non si insediano è legato solamente alla designazione delle presidenze, un problema di poltrone dunque”, ha commentato Lombardi. La capogruppo ha spiegato che di volta in volta saranno prese altre iniziative per sbloccare l’impasse. La prima delle quali potrebbe essere la proposta di istituire una commissione di inchiesta sulla crisi, argomento oggi affrontato dai parlamentari che parteciperanno alle commissioni Bilancio, riuniti a Palazzo Madama insieme all’economista Loretta Napoleoni.
È stato giovedì scorso – subito prima dell’incontro con Beppe Grillo – che l’assemblea dei deputati ha deliberato iniziative che Matteo Incerti, del gruppo della comunicazione del Senato, definisce “simili a quel che facevano i Radicali anni fa contro il sistema della partitocrazia”.
Una proposta lanciata dal deputato laziale Alessandro Di Battista, che – al netto di astenuti ed assenti – ha ottenuto circa sessanta voti favorevoli contro una ventina di contrari. Numeri che, scremati da quelli dei senatori, ripropongono perfettamente la divisione tra ‘ortodossi’ e ‘dialoganti’ già fotografata nei giorni scorsi. Dunque anche sull’operazione ‘occupy Montecitorio’ si è riproposta la divisione già emersa nelle scorse settimane, e ancora una volta ha prevalso la linea più intransigente a scapito dell’ala che vorrebbe aprirsi al dialogo. Un dibattito per il momento solo acceso e vivace, ma che potrebbe diventare esplosivo.
Per tutto il giorno – per esempio – si sono diffuse voci che volevano Tommaso Currò avviarsi a larghe falcate in direzione del gruppo Misto. Eventualità definitivamente smentita nel tardo pomeriggio da un collaboratore del deputato siciliano tramite sms: “Mai detto né pensato alcun passaggio al gruppo Misto”. Ma che ha messo in luce la difficoltà di alcuni deputati ‘dialoganti’, rimbrottati da Lombardi per interposto Currò: “Se ha qualcosa da dire non capisco perché lo deve fare tramite i giornali e non nelle nostre assemblee”.
Il perché lo spiega all’Huffpost un collega di Currò: “Dopo tante settimane che niente di quel che proponiamo emerge nelle decisioni del gruppo è ovvio che ci sentiamo un po’ stranieri in patria, nonostante si continui a vivere spalla a spalla con i nostri colleghi”. Per disinnescare la miccia di una spaccatura, la inaspettatamente lunga conferenza stampa dei due capigruppo sembra rientrare in una più ampia strategia di ridefinizione della comunicazione messa a punto da Claudio Messora e benedetta da Grillo. Più comunicazione con la stampa, più dialogo con chi anima la vita del Parlamento, evitare di chiudersi a riccio. “Sono state decise formule nuove”, sintetizza un collaboratore di Messora.
Tra alcuni senatori continua intanto a circolare l’ipotesi di mediazione lanciata sabato scorso da Marino Mastrangeli di un referendum tra gli iscritti per fare il punto sulla linea politica da seguire. “È l’Abc della democrazia diretta” ribadisce Mastrangeli. Che trova il sostegno da parte del collega Fabrizio Bocchino, che spiega all’HuffPost: “Sono d’accordo con Mastrangeli, perché non porre la questione agli iscritti. A patto che venga posta una domanda chiara che permetta una risposta altrettanto chiara e non fraintendibile”.