giovedì 11 aprile 2013

Come in un paese non normale un uomo ordinario e mediocre può diventare Einstein.


Casaleggio cazzia deputati e conforta imprenditori. E chi è, padre Pio?

Pubblicato il 11 aprile 2013 15.09 | Ultimo aggiornamento: 11 aprile 2013 15.14
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di Riccardo Galli

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ROMA – Incontra imprenditori perché, incredibile a dirsi e ascoltare, “è l’unico che li sa ascoltare”. Bacchetta, anzi striglia, anzi “cazzia” una deputata, o meglio la capogruppo M5S alla Camera dei Deputati, perché parla troppo. È Gianroberto Casaleggio, il guru, il deus ex machina, l’eminenza grigia, l’uomo ombra che dir si voglia del Movimento 5 Stelle. Del MoVimento più o meno si sapeva, che stesse diventando un’autorità, una porta cui bussare anche per la “società civile” questa è nuova ma in fondo non sorprende. nazionale e antica è la tendenza alla devozione e non c’è troppo da stupirsi se si sta formando un’aura, già quasi un culto: Casaleggio Padre Pio della crisi. Per ora solo oracolo, per le stimmate e la levitazione ci stiamo organizzando Però una sorta di “bilocazione” di Casaleggio c’è già, per ora solo politica, anche se non proprio come quella del frate di Pietrelcina: consigliere di imprenditori in ansia, controllore di parlamentari in fasce.
Un mare di definizioni, ognuna che racconta una spigolatura dell’uomo Casaleggio, ma che non bastano a definire chi Casaleggio è. Un’incredibile personaggio che la sera “cazzia” una deputata della Repubblica, per usare l’espressione adottata dalla diretta interessata Roberta Lombardi, perché parla troppo con i suoi colleghi di partito, e il giorno dopo si presenta a Torino per ascoltare il mondo dell’industria e dell’imprenditoria.
Chiacchiere e distintivo“, recitava Robert De Niro in una celebre interpretazione che, riadattata all’ineffabile Casaleggio, potrebbe suonare come “cazziate e parole”. Due retroscena, la cazziata prima e le parole poi, raccontanti entrambi da La Stampa.
La strigliata alla deputata/cittadina Lombardi è arrivata ieri (10 aprile), e lei stessa, involontariamente, l’ha resa pubblica. Dopo aver ricevuto la lavata di testa da parte del capo, il capo meno visibile, quello che non urla, la Lombardi ha comunicato via mail ai suoi che, testuale: “Casaleggio mi ha cazziata perché vi dico troppo”. Nelle intenzioni della deputata grillina la mail doveva restare probabilmente all’interno della cerchia dei parlamentari 5 Stelle, ma era questa una pia illusione. E non perché come lei ha poi detto ci sono anche tra i grillini soggetti affetti da manie di protagonismo ma perché, come anche un bambino sa, se tu dici un segreto a 160 persone quel segreto, inevitabilmente, smetterà di essere tale e diverrà di pubblico dominio.
Sia per eccesso d’ingenuità o per freddo calcolo lacazziata di Casaleggio è così diventata cosa nota. Ed altrettanto inevitabilmente è sorto un interrogativo: cosa vuol dire che la Lombardi dice troppo ai parlamentari 5 Stelle? Cosa intendeva Casaleggio? I chiarimenti della Lombardi sono vaghi e fumosi, mentre quelli di Casaleggio, come di consuetudine, non arrivano. La capogruppo alla Camera, raggiunta telefonicamente da La Stampa, dice:
“Certo che l’ho scritta quella mail. Ma è raccapricciante che sia uscita. Poi c’è qualcuno che si stupisce che abbia deciso di non dire a nessuno dove ci saremmo visti con Grillo”. Scelta sua? “Certo. Scelta mia. E la rivendico. Proprio perché di certe persone non ci si può fidare. Non penso che siano traditori. Di sicuro hanno smanie di protagonismo”. Forse. Chissà. Resta quell’incipit pericolosamente ambiguo: “Casaleggio mi ha cazziata perché vi dico troppo”. Ma troppo cosa? Troppo di che? E perché lei lo comunica? “Bisogna contestualizzare”. Contestualizziamo. “Quella mail è uscita dopo l’ennesima riunione fiume in cui c’eravamo detti un sacco di cose, come sempre. Dibattiti accesi. Differenze e decisioni prese a maggioranza. Avevamo parlato anche di comunicazione. Noi siamo liberi di fare quello che ci pare. Immaginiamo scenari, gestiamo i soldi e i collaboratori, ma per statuto la scelta della struttura che si occupa della comunicazione è lasciata alla Casaleggio”. Vabbè, ma che significa? “Che alcuni di noi si erano messi a fare commenti eccessivi sulle figure identificate. E Casaleggio si è limitato a ricordare il regolamento. Tutto qui”. Forse. A Casaleggio non piace che le sue scelte diventino oggetto di dibattito? È normale? Il Movimento della trasparenza ha pareti opache? “Solo per voi. Per noi sono luminose”.
Saranno anche luminose, ma che un cittadino elettore dica ad un cittadino dipendente, così si chiamano in casa Grillo, che non deve parlare più di tanto con gli altri dipendenti eletti è certamente una notizia. Anzi, una mezza notizia visto che l’altra metà della mela arriva, sempre grazie a La Stampa, da Torino.
Nel capoluogo piemontese è infatti previsto per il prossimo 15 aprile un incontro, rigorosamente a porte chiuse, tra Casaleggio e alcuni imprenditori del Nord Ovest. Incontro preceduto da altre occasioni simili, come la colazione milanese del 4 aprile a cui presero parte nomi di tutto rispetto dell’imprenditoria italiana come Silvio Santambrogio, presidente di Trep&Trepiù; Niccolò Branca, della storica famiglia che produce liquori; Elio Radice, general manager di Tech Value; Franco Molteni, leader delle rete dei piccoli imprenditori di Gallarate;Massimo Colomban di Confapri. Incontri a cui si avvicinano anche nomi come Luigi Capello, con un fondo di private equity da 110 milioni e Roberto Iseppi, presidente di Interpump, ma anche Antonella Nonino, erede della celebre famiglia dei produttori di grappa e Andrea Malagoli, direttore generale di Ima.
Imprenditori che, a sentir Santambrogio, vanno da Casaleggio perché lui “li sa ascoltare”. Racconta al quotidiano diretto da Mario Calabresi che “Casaleggio è stato uno dei pochi leader venuti ad ascoltarci. Lui arriva con un foglio, prende appunti, spiega le sue idee. A Milano mi colpì la prima cosa che disse, ‘primo nostro punto: noi crediamo nel made in Italy, e nella necessità di rilanciarlo, faremo una certificazione ed incentivi veri.’ Avrei voluto abbracciarlo”.
Ma a parte che per fare certificazioni e varare incentivi serve un governo, e sorvolando sul fatto che la frase “il made in Italy è una nostra priorità” l’ha detta per la prima volta un coevo di Giulio Cesare, rimane assai ambiguo e poco chiaro il ruolo di Casaleggio. Non candidato e quindi non eletto si arroga però il diritto di bacchettare deputati che parlano troppo e conforta umori degli imprenditori. Sembrerebbe proprio un politico qualsiasi, se non fosse per quella somiglianza con Patty Smith

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