Aggiornamento delle ore 15.40. Il voto sulla legge elettorale da parte dell'aula della Camera inizierà martedì prossimo, 18 febbraio, nel pomeriggio. Lo ha stabilito la conferenza dei capigruppo della Camera.
Non c'è il salva Lega. È questa la principale novità negli emendamenti presentati da Francesco Paolo Sisto, presidente forzista della commissione Affari costituzionali di Montecitorio ma anche relatore dell'Italicum in aula. Colui che dovrebbe dare corpo agli emendamenti condivisi dal Pd, da Forza Italia e dal Nuovo centrodestra per cambiare il testo base licenziato una manciata di giorni fa.
Sisto si è a lungo intrattenuto ieri con Maria Elena Boschi, responsabile di via del Nazareno per le Riforme. E in serata ha presentato tre modifiche complessive al testo. Tutto come da preventivo: la soglia per accedere direttamente al premio di maggioranza viene alzata dal 35% al 37% sia alla Camera che al Senato. Alla coalizione che vincesse al primo turno verrebbero attribuiti 340 seggi a Montecitorio e 170 a Palazzo Madama. Qualora nessuno superasse l'asticella, si dovrà ricorrere al ballottaggio. In questo caso la coalizione vincente si aggiudicherebbe rispettivamente 321 e 161 scranni.
Oltre ad una complessa e articolata definizione dell'attribuzione dei seggi collegio per collegio, l'altra novità rilevante (recepita dall'accordo fra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi) è l'abbassamento della soglia d'ingresso per i partiti coalizzati. Basterà infatti il 4,5% - e non più il 5% - per far parte della XVIII legislatura.
Rimangono invariate la soglia del 12% per le coalizioni e quella dell'8% per i partiti non coalizzati. E proprio quest'ultima cifra che ha generato i mal di pancia che hanno portato ad un atteggiamento di estrema cautela nei confronti della modifica che favorirebbe il Carroccio. "Su questo punto le perplessità sono ancora monto forti", spiegano esponenti sia della minoranza del Pd che del partito di Angelino Alfano. Sono proprio questi ultimi a viaggiare con il freno a mano tirato. "È inconcepibile che un partito che si presenta da solo debba ottenere l'8% sull'intero territorio nazionale e agli uomini di Salvini basti conseguirlo in sole tre regioni".
Stand by. Ma l'opzione non va del tutto scartata, anzi. Alla fine è possibile che si trovi un accordo su uno degli emendamenti presentati dai leghisti e dagli azzurri. I primi prevedono che acceda al Palazzo quel partito coalizzato che ottenga almeno il 7% in minimo tre /massimo sette circoscrizioni elettorali (leggi Regioni) che rappresentino almeno il 20% della popolazione italiana. I secondi condividono l'impostazione, alzando la soglia di un punto percentuale.
Il tempo per ragionarci e trovare un'intesa non manca. Lo stesso Renzi ha chiesto qualche giorno in più di riflessione, spostando l'inizio delle votazioni a dopo la direzione Pd del 13. Così è assai probabile che il tanto atteso arrivo dell'Italicum in aula previsto per martedì pomeriggio slitti di qualche giorno.
Gli emendamenti sull'Italicum condivisi da Forza Italia e Partito Democratico
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