venerdì 14 febbraio 2014

In questo paese in mano a pregiudicati e urlatori talebani proviamo a far vedere all'europa di cosa sono capaci gli italiani veri.

SARÀ IL PIÙ GIOVANE PREMIER EUROPEO

L’azzardo di Renzi tra le stalle e le stelle

Il gesto di Renzi è quello di un pokerista ma è un rischio che un Paese nella palude deve correre
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PAROLE CHIAVE: 
Renzi / governo / riforme / Letta

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A Matteo Renzi piace la caccia grossa, non è una novità. Si è costruito una carriera politica così fin da quando era uno sbarbato presidente di Provincia a Firenze e disobbediva ai diktat nazionali di D'Alema e Rutelli per candidarsi contro ogni gerarchia di partito alla guida della capitale toscana (chiedere per credere al malcapitato Lapo Pistelli, peraltro amico storico di Enrico Letta). Su su fino alla presa del Pd, alla rottamazione dei dirigenti storici della sinistra italiana e, tra qualche giorno, alla conquista di Palazzo Chigi.
Quel che ha fatto ieri scacciando Letta è certamente un azzardo, una scelta avventata e di grande rischio per sé e il suo partito, che rischia di cannibalizzarsi per l'ennesima volta facendo il gioco del solito Berlusconi, ammaccato e condannato quanto si vuole ma pronto in riva al fiume ad aspettare il cadavere dell'avversario. Apre una grande crepa nel rapporto fiduciario che lui stesso si è sempre piccato di voler instaurare direttamente con gli italiani – mai a Palazzo Chigi attraverso rimpasti o manovre di palazzo, solo passando dalle urne.
Muro

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Ma non sono certo le ragioni (e i pregiudizi) che sbandierano molti commentatori a preoccuparci del suo gesto, anzi. Non c'è alcuna lesione istituzionale in quel che ha fatto il leader Pd, non ci sono profanazioni, non ci sono convenzioni dissacrate. Questo Paese sta morendo di inedia, immobilismo, palude, clientele e depressione collettiva. Le riforme sono attese da anni, abbiamo i populismi alle porte e la marea grillina fa proseliti. Non ci stupiamo certo se qualcuno vuol provare a scassare tutto restando dentro un alveo di sistema. Senza il coraggio di Renzi non ci sarebbe la placida navigazione del lettismo di governo, in primavera ci troveremmo Grillo alle stelle.
Nemmeno ci stupisce il delitto politico consumato ai danni di Letta. Solo in Italia ci eravamo anestetizzati alle battaglie cruente dove si mettono in campo, ambizioni, cinismi, talento, coraggio e giochi di potere. Questa è la politica a tutte le latitudini. Nella Prima Repubblica ogni dieci mesi andava in onda un siparietto del genere, solo che i pugnali volavano dietro le tende mai alla luce del sole. Cos'è peggio? Cos'è meglio?
Nemmeno condanniamo l'interruzione della mitica stabilità spesso invocata, il tran tran alla camomilla di questo governo. Lo abbiamo sempre scritto: le formule tecnico-politiche sono utili se fanno quelle cose che altrimenti non si farebbero, se tirano a campare non vanno più bene. E sul punto il governo Letta è stato decisamente insufficiente. La stabilità non è un mantra, si giustifica se produce riforme e cambiamento.

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Altre sono le cose che ci preoccupano: Renzi avrà le capacità, la forza, la visione e l'umiltà di essere all'altezza dell'azzardo che ha compiuto? Perché se si rompe l'osso del collo questa volta se lo rompe anche il Paese. Sarà in grado di costruire una squadra di primo livello mettendo da parte un carattere irascibile da one man show? Imparerà a fidarsi della gente circondandosi dei migliori senza paura che gli facciano ombra? Avrà la pazienza di studiare e di metter su un po' di muscoli per non fare la meteora sul ring dei leader del mondo? Avrà la forza di resistere alle sirene dell'establishment esanime e fallimentare di questo Paese già salito sul suo carro e pronto a blandirlo? Avrà la forza di rottamare corporativismi, clientele, inciuci e incrostazioni senza cercare scorciatoie o comodi appeasement? Queste sono le cose che ci interessa capire su cui misureremo la sfida renziana. Naturalmente ce lo auguriamo.
In questi giorni Linkiesta ha pubblicato molte analisi sull'azzardo di Renzi. C'è chi è favorevole e lo spinge e chi, invece, è convinto che si stia facendo rovinare dalla fretta e dall'ambizione. In ogni punto di vista ci sono pezzi di verità, con Renzi non si gioca mai una partita tutta bianca o tutta nera. Per molti versi non passare dal voto tradisce lo spirito originario che piace alla gente; il sindaco rischia di passare per un traffichino che fa le scarpe al suo premier ed è probabile che sul breve termine pagherà nel consenso con gli italiani il prezzo di questa grande bugia. In più dovrà formare un governo da manuale Cencelli senza poter controllare del tutto i gruppi parlamentari espressione della vecchia maggioranza Pd.
Matteo Renzi

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Per altri versi Renzi era nell'angolo. Lo stavano cuocendo a fuoco lento, costretto a muoversi in un campo non suo. Ha intuito che la legge elettorale rischiava il tiro al bersaglio dei franchi tiratori e di arrivare al voto europeo senza niente in mano da offrire agli elettori. Un bagno di sangue elettorale sarebbe stato mortale. Così ha deciso con coraggio e alla luce del sole di accelerare e travolgere Letta e tutte le convenzioni.
La verità è che era inevitabile e giusto finisse così. Il destino di Letta era segnato dal giorno in cui il sindaco di Firenze ha stravinto le primarie Pd. C'è un'inerzia, un dinamismo, una velocità, un'ossessione così vorace nella sua ambizione di mordere il Paese che non si poteva più frenare e contenere. Una bulimia che è insieme speranzosa e inquietante. Dipenderà dalla sua maturità e da chi gli sta intorno incanalare questa energia in riforme per tutti e non disperderla.
Matteo Renzi

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Dalla settimana prossima, quando si sarà insediato nel luogo che più voleva al mondo comincerà una partita senza paracadute. Renzi si è talmente esposto da essere schiavo della sua scelta estrema. Sa bene che verrà vivisezionata ogni cosa che farà e dirà. In sei mesi si gioca tutto: se non vuol finire subito nel cestino dovrà essere coerente con quel che sbandiera. Cambiare l'Italia. Cambiare metodo. Cambiare soprattutto interlocutori portando alla luce e valorizzando quell'Italia laboriosa che nessuno rappresenta. Una nuova generazione di idee, punti di vista, sensibilità. Lo capiremo presto se il suo è solo il gesto di un pokerista spregiudicato oppure qualcosa che somiglia ad un capolavoro politico. Per essere concreti: come si comporterà sulle nomine delle controllate pubbliche, confermerà i soliti manager “di relazione” alla Scaroni o aprirà a nuove competenze? Come si comporterà sulla vicenda Mps? E con le grandi fondazioni bancarie che atteggiamento avrà: rottamerà o farà inutili appeasement? E con la Cgil: rientrerà all'ovile del conformismo vetero Pd o spingerà il sindacato sul sentiero dell'innovazione senza più collateralismi? Sono tutte risposte in cerca d'autore, sospese tra le stelle e le stalle, appunto. Ma arriveranno presto.
Anche se la sfida più delicata sarà proteggere Renzi dal renzismo. Dalle paillettes del consenso facile e fugace. Dal narcisismo di piacere a tutti i costi. Da un certo americanismo alla Alberto Sordi. La probabilità di partorire un Cassano della politica è alto ma è un rischio che un Paese malato come l'Italia deve saper correre ed è giusto che corra. Non abbiamo alternative. Sotto il filo dell'equilibrista Renzi, se cade lui, c'è il burrone per tutti... 

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