giovedì 9 gennaio 2014

Dedichiamo questo articolo a quegli imbecilli che quando parlano di pakistani o di mussulmani li descrivono tutti uguali. Sono proprio come noi. Ci sono infatti tra noi i fessi e le persone intelligenti. Mai ci sogneremo di dire che gli italiani sono tutti fessi perché vi è qualche fesso.

pakistan
— MONDO

Il ragazzino morto per fermare un kamikaze in Pakistan

Aitzaz Hassan Bangash aveva 14 anni e ha bloccato un attentatore suicida diretto alla sua scuola

Lunedì 6 gennaio Aitzaz Hassan Bangash, un ragazzino pakistano di 14 anni, è morto nel tentativo di fermare un attentatore suicida diretto alla scuola superiore Ibrahimzai nella città di Hangu, non lontano dal confine con l’Afghanistan. La zona è caratterizzata da tempo da violenze tribali e scontri tra sciiti e sunniti, ed è considerata un rifugio per i talebani e i miliziani di al Qaida. La storia di Aitzaz Hassan Bangash in questi giorni è stata molto discussa e commentata sulla stampa pakistana.
Aitzaz, che secondo altre fonti avrebbe 15 anni, stava andando a scuola, frequentata da circa duemila studenti, insieme al cugino. Si trovava non lontano dall’entrata principale quando un ragazzo con l’uniforme si è avvicinato per chiedergli dove fosse la scuola. I due ragazzi si sono insospettiti e Aitzaz ha cercato prima di fermarlo lanciandogli un sasso – ha raccontato il cugino – e poi lo ha afferrato. A quel punto l’attentatore, preso dal panico, si è fatto saltare in aria. Il ragazzo è stato gravemente ferito ed è morto dopo essere arrivato in ospedale. La polizia pakistana ha aperto un’indagine sull’attentato, che è stato nel frattempo rivendicato dal gruppo radicale islamico Lashkar-e-Jhanvi, che mira a trasformare il Pakistan in uno stato sunnita (la regione è a maggioranza sciita).
Il gesto di Aitzaz ha probabilmente salvato la vita a molti ragazzi – circa mille di loro erano radunati per l’assemblea mattutina – e sta ricevendo molta ammirazione sui giornali e in rete. Il padre, che ha 55 anni, ha detto: «sono felice che mio figlio è diventato un martire, sacrificando la sua vita per una nobile causa. Molte persone stanno venendo a farmi visita per esprimermi vicinanza, ma io gli dico invece di congratularsi con me dato che sono diventato il padre di un martire. Sarò ancora più felice se anche l’altro mio figlio sacrificherà la sua vita per il suo paese». Aitzaz aveva un fratello più grande e tre sorelle.
Molti abitanti della zona hanno paragonato Aitzaz a Malala Yousazfai, la ragazzina pakistana che nel 2012 era stata gravemente ferita dai talebani per aver difeso l’istruzione di ragazze e bambine. I giornali pakistani lo hanno definito un eroe, esaltando il suo sacrificio di fronte all’inettitudine dei politici. Dawn, il quotidiano in inglese più letto in Pakistan, ha scritto: «C’è dolore e rabbia perché una nazione che può produrre questi leoni non merita di essere guidata da questi agnelli». Su Twitter molti stanno commentando la storia con gli hashtag #onemillionaitzazs e #aitzaz, chiedendo che gli venga consegnato un riconoscimento postumo per il suo coraggio, e l’ex ambasciatrice pakistana negli Stati Uniti Sherry Rehman ha scritto: «Il martire di Hangu Aitzaz Hasan è l’orgoglio del Pakistan. dategli almeno una medaglia. Un altro giovane con un coraggio che stringe il cuore. #AitzazBraveheart».

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