mercoledì 26 agosto 2015

Certo non si può dire che la Macedonia o la Serbia o l'Ungheria siano mai stati accoglienti nei confronti dei migranti eppure i migranti sono anche lì. I leghisti potrebbero ogni tanto fare un'analisi seria di quello che sta accadendo?

Ora i migranti sono accampati a Belgrado

Sono le persone che prima erano a Kos e poi in Macedonia: aspettano di poter superare il confine con l'Ungheria, massicciamente protetto dalla polizia 

Migranti Serbia
Alcune migliaia di migranti sono accampati da alcuni giorni nel centro di Belgrado, la capitale della Serbia. I migranti si sono fermati in Serbia lungo il loro viaggio verso l’Unione Europea e hanno messo in piedi un improvvisato campeggio in alcuni parchi nel centro di Belgrado, dove le autorità locali hanno anche allestito un centro medico per offrire assistenza sanitaria ai migranti, tra cui ci sono diverse famiglie con donne e bambini anche molto piccoli. Le persone ferme a Belgrado arrivano per lo più da Siria e Iraq e sono in attesa di poter proseguire il loro viaggio attraverso l’Ungheria: l’attraversamento di ogni stato causa sempre un certo numero di problemi ai migranti in viaggio e il governo ungherese, che alcune settimane fa ha iniziato a costruire una recinzione per proteggere il suo confine con la Serbia, ha già fatto sapere di aver inviato 2.100 poliziotti per proteggere il confine.
Alcune delle persone accampate a Belgrado hanno detto alla CNN che fino a questo punto la Serbia è il posto dove sono state accolte meglio e con più umanità, dopo che in molti avevano raccontato di essere stati lasciati per diversi giorni senza cibo, acqua e assistenza sul confine tra Grecia e Macedonia. Il primo ministro serbo Aleksandar Vucic, già molto critico col progetto dell’Ungheria di costruire un muro lungo il confine, ha detto che prima dell’inverno verrà allestito un centro di accoglienza temporaneo per i migranti nel centro di Belgrado. Ogni giorno circa 3.000 persone attraversano il confine tra la Grecia e la Macedonia e si può stimare che sia simile il numero di persone che attraversano poi la Serbia per raggiungere l’Ungheria. Secondo alcune stime circa 10.000 migranti sono contemporaneamente presenti in Serbia, la differenza tra quelli che arrivano dalla Macedonia e quelli che riescono a ripartire attraversando il confine con l’Ungheria.
Nei primi sei mesi del 2015 in Grecia sono arrivati 124.000 migranti, 50.000 solo a luglio: il 750 per cento in più del numero arrivate in Grecia nello stesso periodo del 2014. L’arrivo di un così alto numero di migranti in Grecia ha fatto notevolmente aumentare la pressione sui confini dei paesi della penisola balcanica, quelli che i migranti devono attraversare prima di arrivare nei paesi più ricchi di centro e nord europa, come Austria, Germania e Svezia. Questa infografica del Washington Postmostra quali sono i percorsi dei migranti attraverso la penisola balcanica e quali sono i paesi che attraversano: Macedonia, Albania, Serbia, Croazia e Ungheria.
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L’Ungheria, a differenza di Serbia e Macedonia, fa parte dell’Unione Europea e aderisce quindi al trattato di Dublino, che prevede che siano i paesi di arrivo dei migranti a doversi fare carico della loro identificazione e delle loro eventuali richieste di asilo. Per evitare di farsi carico della gestione dei migranti che arrivano sul suo territorio, l’Ungheria ha iniziato a costruire una recinzione lungo il suo confine meridionale: la recinzione dovrebbe essere completata nelle prossime settimane. Negli ultimi giorni migliaia di persone sono riuscite ad attraversare il confine tra Serbia e Ungheria, passando dove la recinzione non è ancora stata costruita o dove non è ancora stata completata: oltre alla polizia, il Parlamento ungherese potrebbe decidere di impiegare anche alcuni reparti dell’esercito per proteggere il confine in attesa del completamento della recinzione. Martedì 25 agosto la polizia ungherese ha detto di aver fermato circa 2.500 persone che avevano attraversato illegalmente il confine con la Serbia e mercoledì 26 la polizia di confine ha usato gas lacrimogeno per fermare un gruppo di circa 200 siriani che stavano provando a lasciare un centro di identificazione nella città di Roszke, vicino al confine con la Serbia.
Nel corso delle ultime settimane si è parlato molto dell’arrivo di migliaia di persone a Kos, un’isola della Grecia molto vicina alla costa della Turchia che è diventata il primo punto di arrivo per i profughi in arrivo dalla Siria e dal Medio Oriente. Negli ultimi giorni ci sono poi state tensioni sul confine tra Grecia e Macedonia, quando la polizia macedone ha chiuso il confine e provato a respingere centinaia di migranti usando anche gas lacrimogeni e granate stordenti: dopo alcuni giorni bloccati sul confine migliaia di persone hanno infine superato il blocco della polizia per proseguire il loro viaggio. Migliaia di migranti si stanno spostando da sud verso nord attraverso la penisola balcanica, e quando per una ragione o per un’altra sono costretti a fermarsi, la loro presenza mette in luce l’incapacità di molti paesi di gestire la situazione. La Macedonia ha dichiarato lo stato di emergenza per via del numero di migranti arrivati nelle ultime settimane e la Grecia ha più volte chiesto aiuto all’Unione Europea, spiegando di non avere le risorse per poter fronteggiare la situazione.

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