lunedì 5 gennaio 2015

Riceviamo e pubblichiamo.

Alexis Tsipras libro intervista: "Attenti italiani la troika distrugge tutto, la perseguiremo anche penalmente"

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ALEXIS TSIPRAS

Nelle prossime tre settimane, il leader di Syriza Alexis Tsipras sarà il protagonista indiscusso della campagna elettorale greca. Il suo partito ha un vantaggio che va dai tre ai cinque punti percentuali sul più diretto concorrente, il centrodestra di Nuova Democrazia. L’Huffington Post, è in grado di anticipare in esclusiva parte del libro intervista del giornalista Teodoro Andreadis Synghellakis, “Alexis Tsipras, La mia Sinistra”, in libreria dal 15 gennaio per le edizioni Bordeaux con la prefazione di Stefano Rodotà. 
Il quarantenne leader della sinistra greca conferma il suo stile diretto e non reticente, dichiarando che “la Sinistra non arriva sul proscenio per servire gli interessi dei potenti, ma per puntare all’equità sociale”, promettendo, allo stesso tempo, di dimostrarsi capace di mantenere i conti in ordine. Alexis Tsipras vuole “dare la sveglia all’ Europa”, per riuscire a “svegliare il sonnambulo che si sta dirigendo verso il dirupo”. 
Il leader di Syriza, inoltre, si dice meravigliato della posizione di Eugenio Scalfari che si era augurato – anche se come estrema ratio – un possibile commissariamento dell’Italia da parte della Troika. “Si tratta di funzionariucci mediocri, con una cultura economica di medio livello”, sottolinea Tsipras, che non esita a rivelare di essere convinto che si debba perseguire, anche in sede penale, questo organo extra-istituzionale.
Ci ha detto che Syriza non intende tornare alle politiche di creazione di deficit del passato, malgrado il fatto che nel programma voi abbiate dato enfasi alla politica sociale e al sostegno di coloro che si sono trovati ai margini, senza più alcuna sicurezza, a causa della crisi. Il riuscire a coniugare questi due obiettivi costituisce la sfida principale e più difficile per la Sinistra?
Il riuscire a proseguire tenendo come punto fermo il pareggio di bilancio è realmente un punto nodale della nostra strategia, perché ci dà la possibilità di trattare da una posizione di forza. Malgrado ciò, però, dobbiamo dire che pareggio di bilancio non significa, per forza, dover ricorrere all’austerità. La sostanza della nostra politica si trova nella giusta divisione dei vari pesi, in una redistribuzione vera, nel sostegno ai più deboli. È una questione di priorità e di scelte politiche. La Sinistra non è arrivata sul proscenio per servire gli interessi dei potenti, ma per essere capace di attuare una politica socialmente giusta. Anche io concordo con il fatto che la grande sfida è provare che tutto ciò che stiamo dicendo a parole siamo pronti a realizzarlo anche nei fatti. E a questa sfida noi siamo pronti a rispondere. 
Membri dell’attuale governo greco hanno dichiarato che se Syriza dovesse arrivare al potere, avrebbe solo due scelte: o imporre nuove tasse o chiedere nuovi prestiti. Cosa ha in mente di fare per cercare di smentirli? Non teme un aumento improvviso dello spread?
Inizio da quest’ultimo punto: sappiamo che i mercati non si batteranno certo a nostro favore, e che c’è la possibilità che nel periodo iniziale mostrino una certa aggressività nei confronti di un governo della Sinistra. Ma la cosa non ci incute nessun tipo di timore. I mercati ti concedono prestiti a tassi tanto più alti, quanto più hai bisogno di soldi. La risposta a tutto ciò, quindi, si trova nei bilanci in pareggio, così da limitare fortemente i bisogni di contrarre prestiti. Oltre a ciò, per quanto riguarda l’atteggiamento dei mercati, è di fondamentale importanza la questione della trattativa sul debito. 
In ogni caso, quello che costringe un’economia a ricercare continuamente nuovi prestiti, o ad imporre nuove tasse, è il circolo vizioso dell’austerità, nel quale oggi siamo intrappolati. I membri del governo a cui lei si riferisce, in realtà, stanno parlando della via senza uscita della loro politica, che sta sottraendo continuamente liquidità all’economia e alla società, in nome di politiche di bilancio con obiettivi scriteriati. Noi sosteniamo che debba avvenire esattamente il contrario. Che la principale priorità debba essere riuscire a rimettere in moto l’economia, collegando a questo risultato gli obiettivi delle politiche di bilancio. Una politica di questo tipo ha spazi di autonomia molto maggiori, sia per quel che riguarda le tasse, sia per la richiesta di prestiti. 
Una parte della stampa italiana ha scritto che mentre, ufficialmente, dichiara di volere la Conferenza sul Debito, nel corso di incontri riservati con leader europei minaccia che il paese possa in realtà uscire dall’Euro, una mossa che potrebbe trascinare nel suo effetto domino la Spagna e l’Italia. Esiste davvero uno scenario del genere? E come intende reagire se dovesse essere comunque riprodotto per lungo tempo sulla stampa europea e internazionale?
La Grecia si trova, ormai, alla vigilia di un grande cambiamento politico ed è normale che ci siano diversi scenari e ipotesi. Questo conferma, d’altra parte, la valutazione che questo cambiamento avrà un impatto molto forte a livello europeo. Non è possibile, tuttavia, correre dietro ad ogni articolo, scritto o meno in buona fede. Abbiamo chiarito che non intendiamo ricattare nessuno e non intendiamo neanche presentarci alla trattativa indossando una cintura esplosiva. Le nostre carte sono tutte ben visibili sul tavolo, per nostra chiara volontà. Riteniamo che la Conferenza Europea sul Debito costituisca oggi per il nostro continente la sola via d’uscita dalla rovinosa, sciagurata politica di austerità. Cercheremo di lasciarla alle nostre spalle, creando delle alleanze che dovranno essere le più ampie possibili. Siamo convinti che un’iniziativa che vada in questa direzione troverà un’importante collaborazione, sia a livello dei governi, sia della società europea.  
Credo che la Grecia sia stata scelta come cavia della crisi, ma tutto ciò è accaduto perché coloro che si sono trovati al governo del paese nei momenti più delicati, hanno permesso che potesse diventare una cavia. Se non ci fosse stata la Grecia, forse avrebbero dovuto inventarla, in modo da trovare uno spauracchio anche per gli altri popoli. Per usarla come esempio negativo e poter dire “guardate cosa vi può succedere se non vi adeguate anche voi”. Ma tutto ciò è stato possibile grazie o a leadership che non avevano consapevolezza di ciò che stava accadendo – cioè erano incapaci – o non avevano il coraggio di difendere interessi sociali e nazionali di fondamentale importanza per il nostro paese.
E cosa farete se doveste andare al governo?
Se dovessimo andare al governo, come ha detto il filosofo Slavoj Zizek, daremo la sveglia all’Europa.
Oserete rispondere alla cancelliera Merkel?
L’Europa è come un sonnambulo che sta procedendo verso il dirupo, e noi saremo la sveglia del sonnambulo. Daremo a tutti i popoli l’occasione di comprendere che non solo non stiamo uscendo dalla crisi, ma stiamo cadendo ancora più in basso. E questo risveglio può offrire l’occasione per un percorso alternativo più generale, che non riguardi solo la Grecia, ma tutta Europa. E questo perché, facendo una valutazione complessiva, io credo che il modello che ho descritto prima – il Sud in deficit e il Nord in surplus – non costituisca un esempio attraente neanche per i popoli del Nord Europa. Presuppone, infatti, che gli stipendi debbano smettere di crescere per un tempo piuttosto lungo. Allo stesso tempo, questa logica di iper-accumulo della ricchezza (che viene accumulata nei risparmi ma non investita) costituisce un pericolo enorme per l’economia europea e per quella di tutto il mondo. Accumulando la ricchezza, si accumula la crisi che sarà destinata a scoppiare domani. 
Con questa strategia, l’Europa è destinata a non sfuggire al suo cammino recessivo, la recessione tornerà presto, e questo vuol dire che viene avvelenata l’acqua dell’economia di tutto il mondo. Vediamo, infatti, che l’Europa esporta recessione nel resto dell’economia mondiale e credo che sia proprio ciò che fa innervosire enormemente gli americani. Non dobbiamo scordarci che per riuscire ad affrontare la crisi, gli americani hanno seguito una politica economica totalmente diversa, una politica espansiva. Ma il problema è che di fronte a sé, l’America trova le coste di un continente fermo, quello europeo che, esattamente come uno scoglio, blocca la possibile ripresa mondiale. 
In Italia si è sviluppata una grande discussione pubblica sull’opportunità o meno di un commissariamento del paese da parte della Troika. Il tutto è partito da un editoriale del fondatore de La Repubblica, Eugenio Scalfari, il quale qualche mese fa ha scritto di ritenere questa strada quasi inevitabile, poiché l’economia non riesce a riprendersi. Cosa ha da dire agli italiani? 
In molti non hanno una conoscenza approfondita di cosa significhi la Troika, e c’è chi sostiene quello che inizialmente si poteva sentir dire anche in Grecia: “che vengano loro, almeno metteranno le cose in ordine”. Mi meraviglio che Scalfari abbia preso questa posizione. È proprio per il fatto che l’economia italiana non si è ripresa, che la Troika non deve arrivare ed insediarsi nel vostro paese. La Troika distruggerebbe tutto, poiché si tratta di funzionariucci di medio livello, con una cultura economica mediocre, che, nell’ambito di un’impresa privata, potrebbero solo avere l’autorizzazione necessaria per accendere e spegnere il computer… Li ho conosciuti, ed è un’idea che mi sono formato direttamente. Hanno adottato questa posizione e mostrano questa boria, solo per il fatto di avere acquisito il ruolo del creditore, perché ci prestano i soldi. Credono, cioè, che ogni stupidaggine che ci vengono a dire, possa costituire un dogma. 
La Grecia l’hanno rovinata ed insistono nell’applicare le loro ricette distruttive. Sono dell’avviso che a in certo punto dovrà essere condotta una vasta indagine, a livello mondiale, che riguardi le conseguenze e le ricadute di queste scelte economiche. Credo anche che i nostri paesi dovranno chiedere – nei fori internazionali preposti – di essere risarciti. Mi riferisco ad un risarcimento prima di tutto morale, ma anche materiale, per il comportamento e l’azione criminale di un organo extra-istituzionale che ha imposto le sue ricette assurde a dei governi democraticamente eletti. Anche se si tratta di governi che hanno fornito, comunque, il loro assenso. Quando ad un certo momento, in Grecia, cercheremo di arrivare alla fase di attribuzione delle responsabilità, non ci limiteremo a quelle dei governi, ma arriveremo a quelle di chi ha insistito e imposto – in modo ricattatorio – che venissero applicate delle ricette disastrose.
Quindi manda agli italiani il messaggio “no alla Troika”…
Ovviamente. Ma non dico solo di no, dico che li dobbiamo perseguire anche penalmente…

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