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ROMA - Con 166 sì, 112 no e un astenuto, l'aula del Senato ha votato la fiducia al governo sul Jobs Act, approvando definitivamente in terza lettura la delega per la riforma del mercato del lavoro nella stessa versione licenziata dalla Camera. Il sì alla fiducia chiude l'iter parlamentare del ddl delega, che diventa così definitivo. Ora sarà il governo a emanare i relativi decreti delegati.

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Stamani era stato il ministro Giuliano Poletti a porre in aula la questione di fiducia. Lo stesso ministro stasera ha chiosato: con l'ok definitivo, il parlamento "ci consegna un testo significativamente cambiato e migliorato". Ora si dovrà procedere "speditamente" ai decreti attuativi, partendo da quelli per la introduzione del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti che vogliamo rendere operativo da gennaio".

Una volta approvato il ddl, è stato Francesco Nicodemo del Pd a twittare, tra i primi, il risultato della votazione.

A ruota, la soddisfazione del premier che scrive: "L'Italia cambia davvero. E noi andiamo avanti".


Elsa Fornero, già ministro del Lavoro durante il governo Monti, nel pomeriggio come voto gli aveva appena dato un 6 meno. Ad affibbiargli un 6 meno meno, invece, subito dopo era stato Cesare Damiano, che il medesimo dicastero l'ha guidato durante l'ultimo governo Prodi. Un giudizio che riguarda una delle riforme chiave dell'esecutivo a guida  Matteo Renzi su cui lo scontro con i sindacati è già stato decisamente aspro e che nel Partito democratico ha contribuito ad acuire le divisioni già note.

Dinanzi alla fiducia, però, la minoranza Pd aveva subito preso posizione e fatto sapere che avrebbe votato sì ma solo per "senso di responsabilità". Insomma, una sorta di un via libera con riserva. L'annuncio l'aveva dato Federico Fornaro, parlando a nome di 27 senatori della minoranza dem, eccezion fatta per Corradino Mineo che si era smarcato pochi minuti dopo.

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"Abbiamo rilevato che il testo ha avuto alcuni miglioramenti - aveva spiegato Fornaro - pur rimanendo però tante criticità. Ma voteremo la fiducia anche con la consapevolezza che un comportamento diverso avrebbe determinato una crisi di governo. Perché il mancato voto alla fiducia ha un peso maggiore rispetto ad uscire dall'aula sul voto del provvedimento". Però, assicura, "saremo vigili sui decreti attuativi".

Questa, invece, la presa di posizione di Mineo: "Non voterò la fiducia sulla legge delega" perché "il governo sta abusando in modo grave di questo istituto - vale a dire la fiducia - e non la voterò per una questione di merito".

Ma le proteste sui banchi di Palazzo Madama non sono mancate. Dopo la dichiarazione di voto contrario annunciata dal senatore Giovanni Barozzino, i parlamentari di Sel hanno esposto dai banchi alcuni cartelli con questi slogan: "Jobs Act: ritorno all' 800", "Art.1: l'Italia è una Repubblica affondata sul lavoro", e "Statuto dei lavoratori" listato a lutto. E Nichi Vendola sintetizza: "Smantellano la civiltà del lavoro e lo chiamano Jobs Act". Poi twitta:

La seduta a metà giornata era stata sospesa per la conferenza dei capigruppo che avrebbe dovuto stabilire il nuovo calendario: l'approvazione della tempistica, però, non è avvenuta all'unanimità e pertanto dovrà essere posta all'esame dell'aula.

Tutto si è svolto mentre, fuori, il corteo organizzato dal laboratorio nazionale per lo sciopero sociale sfilava per le strade del centro di Roma. Obiettivo dei manifestanti: raggiungere Palazzo Madama per ribadire il no alla riforma del lavoro. Tensione e lancio di uova contro le forze dell'ordine in corso Vittorio Emanuele davanti al dipartimento della Funzione pubblica. Accesi anche fumogeni.

Siamo "rispettosi  - erano state le parole pronunciate in aula da Poletti riferendosi ai sindacati - della responsabilità che ognuno assume nel proprio ruolo" ma il governo ha il "dovere" di prendere le sue decisioni. "E' importante che si tenga in considerazione" quanto dicono le organizzazioni dei lavoratori, "ma - aveva poi rivendicato - governo e parlamento hanno il dovere di assumere le proprie decisioni e compiere le scelte a loro demandate ed essere in grado di portarle a compimento perchè queste sono le scelte che servono al Paese".

Il ministro aveva detto ancora: "E' chiaro che non saranno le norme" del disegno di legge delega "a produrre posti di lavoro". Questa "è una discussione priva di fondamento. Le regole sono il quadro, la condizione in cui i soggetti agiscono. Poletti aveva quindi ricordato l'ammontare delle risorse e fatto notare che se da una parte c'è l'intenzione "di realizzare" l'estensione della platea dei soggetti interessati dall'altra c'è la stretta sulla cassa integrazione in deroga: "Credo che le risorse nella legge di Stabilità siano fondamentalmente vicine alle esigenze per affrontare il tema che abbiamo di fronte" per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali.