sabato 6 dicembre 2014

Non è solo la politica corrotta. Quante caste in questo paese. Quanti privilegi.

Mafia Capitale. Poliziotti, 007, giudici e commercialisti: l'altra rete di protezione della cupola

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MAFIA CAPITALE
Ci sono i due poliziotti che la mattina del 4 ottobre 2013, più di un anno fa, dicono al Pirata, al secolo Massimo Carminati: “Te stai sotto indagine, devi evità, devi evitare” e poi lo salutano dicendo: “Massimè, è sempre un piacere”.
C’è l’ex maresciallo dei carabinieri Lucio che non è chiaro se vuole infiltrarsi oppure diventare organico alla banda, di cui però Carminati diffida perché “è un altro che c’ha la lingua lunga e poi, sai com’è, so’ di quelli che mutuano, un po’ so’ guardie e un po’ so’ ladri”. Nell’incertezza del ruolo, passa molte ore al distributore Eni di Corso Francia, punto di riferimento per la logistica di Mafia Capitale. C’è anche Salvatore la guardia, ex poliziotto in pensione che dal 2011 mette a servizio conoscenze e servigi, dal rifacimento dei passaporti ad alcune presupposte visite mediche.
C’è Federico, sbirro, carabiniere o 007, che Carminati definisce “forte ed esperto” nonché “perfettamente a conoscenza della sua identità” e che si mette a disposizione (“qualunque cosa io sto a disposizione”) e avverte su come fare ad evitare di essere intercettati. E anche Lucio Plesinger, appuntato scelto in forza al Nucleo operativo presso la compagnia di Trastevere è tra “i carabinieri amici” di Mafia Capitale. 
Gli investigatori del Ros dedicano un intero capitolo e una sessantina di pagine al tema “I rapporti con gli appartenenti alle forze dell’ordine”. Considerate le precauzioni adottate da Carminati e soci per evitare di essere ascoltati o seguiti, pare un miracolo che i servizi di osservazione e di ascolto abbiano individuato addirittura sei tra poliziotti e carabinieri eppure “vicini” – diranno le indagini fino a che punto – all’organizzazione. E se e quanti altri uomini in divisa siano coinvolti.

Il dato certo è che Mafia Capitale cerca e vanta coperture non solo in politica e nella pubblica amministrazione. Il reticolo di relazioni riguarda anche ambienti investigativi e ambienti giudiziari. Del resto Carminati viene a sapere più di un anno fa che c’è un’inchiesta che lo riguarda: “Una cosa mostruosa, ne hanno più di settanta sotto…”. E se qualcuna di queste conoscenze sembra destinata più a favori ancillari – Massimetto la guardia sembra l’addetto ai gadget elettronici, iPhone e iPad e tv di cui fa smercio al distributore di Corso Francia – gli altri sembrano vere e proprie talpe in grado di proteggere l’organizzazione da brutte sorprese. 
Un filone di indagine destinato a crescere. Come quello che porta ancora più in alto. Direttamente nei tribunali e negli ambienti giudiziari. Nelle informative finali occupano un corposo capitolo avvocati penalisti e commercialisti di fama destinatari di incarichi prestigiosi e delicati, curatele, liquidatori di società e amministratori giudiziari direttamente nominati dai Tribunali. Due nomi su tutti gli altri: l’avvocato Giampaolo Dell’Anno e il professore commercialista Luigi Lausi. 
“L’attività investigativa – scrivono gli investigatori del Ros - ha potuto evidenziare come il rapporto tra il sodalizio indagato e lo studio legale Dell’Anno – e anche con altri legali non appartenenti a quello studio – esulasse dal mero rapporto professionale”. Un’intercettazione captata il 29 aprile 2014 tra Fabio Gaudenzi (ex Nar e storico sodale di Carminati) e Filippo Macchi, è da questo punto di vista esemplare. Dice Gaudenti: “Massimo due volte ha preso 30 anni e poi in Cassazione è stato annullato. Condannato per il processo Andreotti e poi in Cassazione…Così la storia de caveau (furto a piazzale Clodio, ndr): alla fine la condanna è stata ridicola, due anni. Quindi fondamentale è l’avvocato… se si sa muovere”.
Sanno certamente “muoversi” Giampaolo Dell’Anno, 50 anni, figlio del giudice di Cassazione che era nello stesso collegio di Carnevale; Michelangelo Curti, 43 anni e Domenico Leto, il più giovane (36), tutti titolari dello studio legale in via Nicotera 29 “osservato” e “ascoltato” dagli investigatori da oltre un anno. “Lo sviluppo di tali rapporti – scrivono i carabinieri – evidenzia da parte dei legali profili di consapevolezza e volontà nel fornire un contributo causale alla conservazione e al rafforzamento dell’associazione criminale”. Cioè non più e solo la doverosa assistenza legale ma un ruolo specifico nell’organizzazione (Dell’Anno è indagato per associazione mafiosa). 
Dell’Anno diventa legale di Riccardo Mancini, amministratore delegato di Eur spa(joint venture pubblica di Ama e Acea) quando viene arrestato la prima volta il 25 marzo 2013 per una tangente da 700 mila euro per i filobus Breda. Non è una sua scelta. Bensì una decisione di Carminati terrorizzato dal fatto che Mancini possa parlare. “In quell’ambiente loro non hanno l’obbligo di prendersela nel culo, capito? Nel mio ambiente io invece ho l’obbligo…” di coprire gli altri.
Gli investigatori riassumono così varie intercettazioni: “È interesse primario di Carminati assicurarsi l’omertà di Mancini circa i rapporti e gli interessi di Mafia Capitale”. Una settimana prima di essere arrestato (i primi arresti erano di gennaio 2013), Mancini va anche ad un incontro con Buzzi che gli spiega: “Qualsiasi cosa succeda, devi tacere. Altrimenti non c’è posto in cui te potrai andà a nascondere”. Quando poi lo arrestano, Buzzi fa in modo, grazie alle sue conoscenze in carcere, che pur detenuto, Mancini “possa trovare amicizia e calore”. 
Mancini uscirà dopo appena un mese e chiuderà la faccenda restituendo 80 mila euro a Breda Menarini. Veloce e indolore. Nel frattempo Carminati briga e ottiene che l’avvocato Dell’Anno sia nominato nel cda di Ama in modo che insieme con Pucci (un altro dirigente a libro paga, 5 mila euro al mese e 15 mila una tantum, ndr) continuino a far assegnare gli appalti alle cooperative di Salvatore Buzzi (Eriches e 29 giugno, ndr). “La scelta di Dell’Anno, inizialmente perplesso di ricoprire quell’incarico, rientra nella comune strategia a cui aderiva ogni sodale di concorrere al fine di individuare quei soggetti che con il proprio operato contribuivano al buon andamento degli affari dell’organizzazione”. 
Il ruolo dello studio legale è anche quello di fornire un luogo sicuro e protetto per passare informazioni. Non solo tra i sodali di Mafia Capitale ma anche con i responsabili di altre organizzazioni criminali presenti a Roma. Ecco che nello studio di via Nicotera s’incontravano anche Enrico Diotallevi, ex banda della Magliana, Michele Senese, boss dell’omonino clan camorrista e Giovanni De Carlo, 39 anni, astro nascente – secondo le indagini – di quella mafia dai colletti bianchi che ha ereditato il ruolo che fu di Pippo Calò nella Capitale. 
Ma tutto questo ancora non basta per avere le spalle coperte e le dritte giuste per fare affari nel mondo, ad esempio, dei fallimenti e dei concordati. Un altro personaggio che emerge dalle carte è quello del professore commercialista Luigi Lausi. Lausi, un curriculum di altissimo livello pur avendo solo 48 anni, risulta liquidatore della società Marco Polo (Acea, Ama, Eur spa) e amministratore giudiziario, su incarico del Tribunale penale di Roma, del Gruppo INFA group, di Paradiso immobiliare, di AXOA spa, di numerose società immobiliari e commerciali riconducibili alla famiglia Frisina (Gallico) sequestrate dalla Dia in una grossa operazione anti ‘ndrangheta nonché del sequestro Fasciani, oltre 30 imprese. Si tratta di beni legati a clan della camorra e dell’ndrangheta. E fa comodo a molti, a cominciare da Carminati, che Lausi, detto il Nanetto, sia l’amministratore giudiziario nonché liquidatore.
C’è un capitolo nelle migliaia pagine dell’indagine che s’intitola: “La forza d’intimidazione del sodalizio verso la pubblica amministrazione: le figure di Salvatore Buzzi, Carlo Pucci, Luigi Lausi e Riccardo Mancini”. Sono stati documentati numerosi incontri nei bar all’Eur tra Carminati, Pucci, Buzzi, Lausi e Franco Testa (sotto processo per corruzione internazionale con Lavitola in uno dei filoni Finmeccanica che spesso intrecciano questa inchiesta). Il ruolo di Lausi, liquidatore della Marco Polo, sembra essere quello di velocizzare i pagamenti a Buzzi. Si parla di “strumentalità di Lausi all’interno di Eur spa per gli interessi del sodalizio indagato”. Lausi, indagato per associazione mafiosa, era “al servizio” dell’organizzazione in una posizione e con un ruolo nei Tribunali certamente strategico. 

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