domenica 30 novembre 2014

Ma perché non chiediamo queste regioni?

Partecipate regionali più in rosso che mai
Perdite milionarie e incarichi ai soliti noti
La Corte dei conti boccia le aziende dei governatori


di Carmine Gazzanni
Probabilmente, a leggere gli allegati della Corte dei Conti all’audizione tenuta tre giorni fa alla Camera, l’idea che le partecipate siano dei carrozzoni non può essere intesa come semplice “vulgata populista”. Troppo sbrigativo. Perché dietro ci sono numeri, dati, conti clamorosamente in rosso, investimenti sbagliati, poltronifici e chi più ne ha più ne metta. Un usus, peraltro, che accomuna grossomodo tutte le regioni. Da Nord a Sud.
TRASPARENZA ADDIO
Prendiamo ad esempio la Basilicata. Secondo quanto affermano i magistrati contabili, gli organismi partecipati sono formalmente fuori legge. Il motivo va ritrovato nel fatto che manca la delibera regionale tramite la quale si autorizza il mantenimento delle stesse partecipate. Nonostante la legge preveda nazionale proprio questo. Basta così? Certo che no, dato che mancano anche le procedure per verificare se queste rispettino le norme “tese al contenimento e alla razionalizzazione della spesa pubblica”. La Basilicata, però, non è l’unica a non aver presentato nulla di nulla. In Piemonte, ad esempio, la giunta guidata ora da Sergio Chiamparino non ha consegnato nulla, dato che manca totalmente “la definizione dei rapporti finanziari con le società partecipate”. E sulle isole? Prendiamo la Sardegna. Qui, scrivono i magistrati, “si evidenzia la mancanza di un immediato controllo sugli organismi partecipati e risulta non più procrastinabile un intervento di riordino e monitoraggio”, tra cui proprio gli obblighi di informazione e trasparenza. E così, nel silenzio di tutti, capita pure che alla società Fluorite di Silius, nonostante sia in liquidazione dal 2009, la Regione abbia concesso un incremento di spesa di 3,71 milioni. Singolare anche il caso della Valle D’Aosta. Per la partecipata Casinò de la Vallée la Regione ha acquistato per 74 milioni un hotel. Un regalo niente male di cui però non si sa nulla dato che la società non ha presentato bilancio. Senza specificarne i motivi.
BUIO PROFONDO
Ovviamente, però, il capitolo più clamoroso è quello delle perdite. Sconvolgente la situazione calabrese, dove le 22 partecipate (valore complessivo delle quote detenute pari a 72 milioni) sono in rosso costante, tanto che “i flussi finanziari erogati dalla Regione rappresentano interventi di mero sostentamento all’esistenza delle società, e non già la remunerazione degli oneri di servizio”. Ma andiamo al Nord. In Friuli, ad esempio, sono stati 138 i milioni versati nel 2013 alle 17 partecipate regionali che, però, hanno registrato perdite per 37,4 milioni, 36 dei quali solo la finanziaria regionale Friulia spa. Briciole in confronto ai 159 milioni di perdite delle 8 partecipate al 100% della provincia di Bolzano. Una montagna di debiti? Niente affatto. C’è chi ha fatto ancora peggio. A Trento le 4 società in house hanno raggiunto perdite per 1.304 milioni.
AGGIUNGI UN POSTO A TAVOLA
E, alla fine, l’unica utilità di tante e tante società è che offrono poltrone a riciclati e trombati. Che, ovviamente, godono di stipendi d’oro. Prendiamo Fincalabra, la finanziaria calabrese. Oggi presidente è Luca Mannarino (90mila euro), coordinatore regionale dei Club Forza Silvio. Fino a ieri a presiedere l’ente era lo stampatore Umberto De Rose, amico del senatore Antonio Gentile (Ncd), tanto da impedire al quotidiano L’ora della Calabria di non uscire in edicola perchè pubblicava la scomoda notizia delle indagini a carico del figlio del senatore. Ma, a quanto pare, le finanziarie funzionano così. Tanto che in Finlombarda troviamo tra i consiglieri Marco Flavio Cirillo, trombato alle politiche del 2013 ed ex sottosegretario (nominato) del governo Letta. La leghista Tiziana Bembo, invece, è riuscita a trovare spazio come presidente di Concessioni Autostradali Venete, nella Regione guidata dal compagno di partito Luca Zaia. C’è da stupirsi? Forse no, dato che in Umbria, Regione guidata da Catiuscia Marini (Pd), presidente di Centralcom è Brunello Castellani (50mila euro). Pd anche lui. Guarda caso.

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