giovedì 11 maggio 2017

Reggio Calabria, il grillino “certificato” finisce in carcere per associazione mafiosa

M5S
panetta
Michele Panetta, ex candidato al consiglio comunale per il M5s, era legato ai boss più importanti della città. Faceva campagna elettorale al grido di “Onestà!”
 
Alcuni giorni fa un’operazione di polizia chiamata “Eracle” ha fatto scattare a Reggio Calabria 15 arresti per associazione mafiosa, traffico di droga e armi, estorsioni e corse clandestine di cavalli. Sono finiti in manetta i rampolli dei più importanti casati mafiosi della città dello Stretto, alcuni esponenti della comunità rom di Arghillà e il branco che, nelle ultime estati, frequentava i lidi del lungomare per spacciare cocaina.
Tra loro, come fa notare un articolo del Corriere della Calabria, “c’è un politico, o almeno uno che a Reggio Calabria avrebbe voluto fare il politico di professione, che ha svelato l’ombra dei clan di Archi sulla movida reggina estiva. Si tratta di Michele Panetta, ex candidato al consiglio comunale per il M5s, non più tardi di una settimana fa finito in manette per associazione mafiosa, lesioni personali, porto illegale di pistola e altri reati”.
“Per gli inquirenti – prosegue l’articolo firmato da Alessia Candito – si tratta di uno dei più fidati luogotenenti di Domenico Nucera, il ‘capo’ della squadra di buttafuori che per conto del clan Condello vigilavano sulla movida estiva, forse anche per questo autorizzato a far girare droga nelle notti reggine e ligio al dovere quando c’è stato da ‘vendicare’ l’affronto a uno dei gestori del Niù con un’aggressione terminata con una gambizzazione”.
Ancor più interessante è l’autodifesa degli attivisti grillini che sostengono come “all’epoca della candidatura non potevamo sapere che sarebbe stato arrestato”, facendo notare che “come tutti ha dovuto presentare il casellario giudiziale e il certificato carichi pendenti”. Peccato che “nessuno dei due sia in grado di svelare se un soggetto sia indagato e per quale reato. Allo scopo è necessaria la cosiddetta certificazione delle iscrizioni nel registro delle notizie di reato (più nota come certificato 335 c.p.p ), ottenibile riempiendo un semplice modellino da consegnare poi nell’apposito ufficio in Procura, senza neanche apporre una marca da bollo”.
“Un’accortezza – fa notare il Corriere della Calabria – che nel caso di Panetta sarebbe stata quanto meno consigliabile. Dall’ordinanza che lo ha spedito dietro le sbarre emerge infatti che l’ex candidato grillino vanta una recidiva semplice infraquinquennale per reati di mafia, di droga e di porto di pistola e una specifica, dunque aggravata, per quello di lesioni. Traduzione, negli ultimi cinque anni Panetta era già finito nei guai per aver aggredito o picchiato qualcuno”.
Inoltre “l’aspirante consigliere, in qualità di partecipe dell’associazione, svolgeva compiti operativi ed esecutivi, coordinando e partecipando alle attività dei ‘buttafuori’, attuando ritorsioni violente contro coloro che mettevano in dubbio la forza e l’attuale operatività del sodalizio, costringendo al silenzio le persone informate sui fatti, cedendo sostanza stupefacente per conto della cosca e ponendosi stabilmente a disposizione di Nucera Domenico”. Il tutto “con condotta permanente sino al settembre 2016″. Ovverosia, presumibilmente incluso nel periodo in cui tentava di approdare in Consiglio comunale sotto le bandiere dei Cinque Stelle”. Un uomo molto conosciuto a Reggio Calabria, insomma.
Circostanze che rendono quanto meno paradossale la sua presenza in una lista – certificata con tanto di bollino della Casaleggio associati – che ha fatto l’intera campagna elettorale al grido di «Onestà».
La sua bacheca Facebook è il classico manifesto del grillismo. Post e video del Movimento Cinque Stelle, Luigi di Maio e Beppe Grillo, condivisioni del senatore calabrese Nicola Morra, infografiche e meme che mostrano Renzi e Verdini, la solita sequela di  insulti a corredo. E poi deliranti appelli a scendere in piazza, “bruciare i palazzi del potere”, “creare il panico” e “mettere a soqquadro le città”, addirittura la minaccia di andare alle urne elettorali con il kalashnikov anziché con la matita. Insomma, un grillino certificato. Finito in manette per associazione mafiosa.

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