mercoledì 10 maggio 2017

Ecco a voi Vladimir Di Stefano, l’acrobata filoputiniano dei Cinquestelle

ContRomano
putin_grillo
Copre la sua simpatia per il regime di Mosca strumentalizzando Mattarella
 
Non è una novità che il Movimento Cinque Stelle abbia sviluppato una miracolosa capacità di sostenere tutto e il contrario di tutto, spesso nel giro di pochi giorni. Da ultimo è accaduto sui vaccini e sulla moneta unica.
Ma Manlio Di Stefano rischia di superare ogni mirabolante virtuosismo nella specialità grillina del capovolgimento di tesi.
Solo nelle ultime 72 ore si è prodotto nello spettacolo di ospitare sul proprio profilo Facebook le tesi di gruppi antisemiti, condite da liste di proscrizione contro giornalisti italiani di religione ebraica, e solo giorni dopo (e soltanto perché sollecitato dalla riprovazione generale) di prenderne le distanze.
Oggi il capolavoro, a proposito della celeberrima vicinanza sua e del Movimento Cinque Stelle alla Russia di Putin.
Stanco di essere raffigurato come vicino al Cremlino, il Di Stefano ha preso carta e penna e ha vergato una nota nella quale si paragona nientepopodimenoche al Presidente della Repubblica.
Perché la sua posizione sulla Russia, scrive Di Stefano sul blog di Grillo, “è la posizione ufficiale del Movimento Cinque Stelle, ed è sempre stata chiara: (…) questa è realpolitik, questo è anche quello che va ripetendo il capo dello Stato Sergio Mattarella, che ha di recente incontrato proprio Vladimir Putin”.
Tra l’altro, aggiunge Di Stefano, lui è “andato a Mosca in due sole occasioni, la prima per incontrare l’Istituto Commercio Estero italiano …, la seconda per assistere al congresso di Russia Unita, il principale partito di governo”.
Ci saremmo forse sbagliati? Avremmo forse equivocato la presenza di Di Stefano a Mosca, quando si sarebbe limitato ad “assistere” al congresso del partito di Putin (di fatto il partito unico del potere russo)? La risposta è sullo stesso blog di Grillo, anzi sulla stessa medesima pagina del blog dove viene pubblicata la nota di Di Stefano.
Là, pochi centimetri più a sinistra, si trova il video dell’intervento che il deputato Cinque Stelle lesse nel giugno 2016 alle assise di Russia Unita.
E possiamo quindi ascoltare dalla sua stessa voce l’argomentazione delle tesi più gradite al Cremlino sulla crisi ucraina, la vicenda da cui sono originate le principali tensioni tra la Federazione Russia e la comunità internazionale.
Secondo Di Stefano la crisi in Ucraina sarebbe stata provocata dalla “ingerenza esterna di Unione Europea e Stati Uniti”, “un golpe per portare la Nato più vicina ai confini della Russia e facilitare l’approvazione del TTIP”, che avrebbe trasformato l’Ucraina “in uno Stato fallito tenuto in vita dai soldi dei contribuenti europei”.
Perché secondo la sua raffinata analisi la questione fondamentale del confronto tra la Russia e la comunità internazionale sarebbe nel fatto che “la Nato sta avanzando con aggressività e sta alimentando sui media una ondata di russofobia allo scopo di facilitare l’ingresso di nuovi Stati dell’Europa orientale nell’Unione europea e nella Nato”.
Parole non proprio ispirate dall’equilibrio e dal senso di responsabilità mostrati nei confronti della Russia dal Presidente della Repubblica, al quale Di Stefano oggi si paragona.  Perché i fatti, al solito, sono molto testardi. E quelli che riguardano Di Stefano, il Movimento Cinque Stelle e la Russia di Putin sono molto distanti da quelli che lo stesso Di Stefano oggi racconta.
Se almeno ci fosse il coraggio di difendere le tesi sostenute con piglio dinanzi ai maggiorenti di Russia Unita, potremmo almeno discuterne nel merito. Ma neanche quello è possibile. Perché quello che ieri era l’ossequio M5S alle tesi di Putin sulla crisi ucraina, oggi vorrebbe essere coperto con una riverniciata di postura quirinalizia.

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