venerdì 24 maggio 2013

Riceviamo e pubblichiamo. Non abbiamo voluto modificare il testo del post per rispetto dell'autore.


Coglioni a 5 Stelle - Parma: La giunta grillina vuole costruire un terzo impianto "biologico". Mentre gli altri sono fermi

Parla-rifiuti
Espresso
Sui rifiuti Parma la grillina ricomincia da tre. Non bastava il termovalorizzatore, che svetta sulla pianura padana alle porte della città. E neanche l'impianto di compostaggio, realizzato solo sette anni fa ma inutilizzato dal 2008. La giunta di Federico Pizzarotti vuole una sua fabbrica dell'immondizia, un impianto ovviamente verde, da costruire nel prossimo futuro.
Una «questione di coerenza», spiegano dal municipio. E anche una scelta paradossale: due o tre strutture per trattare rifiuti, in un comune di soli 180 mila abitanti che potrebbe diventare una capitale dell'immondizia. Ma la mossa è strategica dal punto di vista politico.
Un anno esatto fa i cinquestelle hanno conquistato il municipio insistendo sulle scelte disastrose dell'amministrazione di centrodestra: l'inceneritore è stato il simbolo del male, bersaglio prediletto della loro campagna. Beppe Grillo in persona otto mesi fa aveva proclamato sulla piazza principale che per fare partire il forno si sarebbe dovuto passare sul cadavere del primo cittadino. Ma non sono riusciti a fermarlo: l'impianto da 192 milioni e mezzo di euro è stato acceso.
La resistenza prosegue, tra ricorsi e lettere in procura. E intanto la giunta stellata è passata al piano B, anzi Tmb, varato nello scorso ottobre: un macchinario per il trattamento meccanico biologico dell'immondizia, in sigla Tmb. È stato lanciato un avviso pubblico alle aziende interessate alla costruzione, raccogliendo tre proposte che ora sono al vaglio della Regione, a cui spetta definire il piano di gestione rifiuti dell'Emilia Romagna. Gli amministratori grillini sono convinti che con la soluzione futura si risolverà il problema «senza emissioni in atmosfera e spendendo di meno». Il prezzo? Ben 11 milioni di euro.
Sulla questione dei costi però è già battaglia. Perché sulle casse parmensi pesa l'eredità delle follie del centrodestra: un fardello di debiti da circa 600 milioni di euro. E anche se l'impianto sarebbe a carico di aziende private, toccherebbe ai cittadini pagare il rientro dell'investimento attraverso la tariffa rifiuti. Come accade a livello nazionale, l'avversario principale dell'iniziativa è il Pd, che invoca una linea di realismo. «Non capisco il progetto di un impianto simile», attacca l'assessore provinciale all'Ambiente Giancarlo Castellani, Pd, «che si andrebbe ad aggiungere al termovalorizzatore. Un trattamento meccanico biologico esiste già a monte di quella struttura. Inoltre non si tratterebbe di un impianto di smaltimento e occorrerebbe trovare una discarica per il residuo».
Rincara il capogruppo Pd in consiglio comunale Nicola Dall'Olio: «Un'amministrazione invece di fare una guerra unilaterale all'inceneritore dovrebbe confrontarsi con i dati di realtà: l'impianto c'è, e fare una battaglia legale non consente di trovare punti di negoziazione sulla riduzione dei costi di smaltimento, oppure sulla chiusura di contenziosi che vanno a irrigidire il bilancio».
Fra la società energetica Iren, costruttore del termovalorizzatore, e il Comune è infatti in corso un contenzioso da 28 milioni di euro, anche in questo caso strascico di vecchie scelte. Una diatriba che si inserisce in un groviglio di azioni legali e contestazioni amministrative, inclusa la richiesta di sequestro avanzata dalla procura e sui si deve pronunciare la Cassazione. Non solo: una quota dell'Iren appartiene anche alla stessa Parma. E si è scoperto che i rappresentanti designati dal municipio nel vertice di Iren hanno stipendi non in linea con il pauperismo grillino: 123 mila euro lordi l'anno al vicepresidente Lorenzo Bagnacani e 55 mila più rimborsi spese a Raphael Rossi, presidente della controllata Iren Ambiente.
Non è l'unico spreco. Nel 2006 il Comune ha inaugurato un altro impianto per il compostaggio dei rifiuti, costato 5 milioni di euro e chiuso dopo due anni per problemi tecnici. Sorge nel centro confinante di Mezzani e risulta inattivo: è stato ceduto alla solita Iren, che doveva modernizzarlo, ma è rimasto prigioniero della burocrazia. L'obiettivo era di usarlo proprio per il trattamento biologico di parte dei rifiuti destinati all'inceneritore.
Sommando i costi di questo centro, del termovalorizzatore e del nuovo progetto si arriva a una spesa che sfiorerà i 210 milioni di euro, senza che finora nulla sia operativo.
«Noi non siamo un'azienda privata che vuole rendere l'impianto il più remunerativo possibile. Noi siamo un'amministrazione pubblica e decidiamo per il bene del territorio e dei cittadini», dichiara l'assessore all'Ambiente Gabriele Folli (...estikatzi....) E spiega come le offerte arrivate siano convenienti prevedano «costi di conferimento di 60-90 euro a tonnellata contro i 168 ipotizzati dal gestore dell'inceneritore». Ma se mai il percorso iniziato dal Comune dovesse portare alla realizzazione dell'impianto Tmb, ancora non si sa quali rifiuti verrebbero bruciati nell'inceneritore, quali trattati nell'impianto di Mezzani e quali dal nuovo macchinario. «Sì, potrebbe crearsi il paradosso di due impianti per una città», conclude Folli, «ma siamo intenzionati ad andare avanti».
(di Francesca Lombardi - l'Espresso)

1 commento:

Unknown ha detto...

Pubblchiamo un articolo dell'Espresso settimanale da leggere spesso.

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