Interviste sotto l'occhio attento del personale della comunicazione, deputati controllati a vista nei corridoi dallo staff del gruppo parlamentare. La mail circolata l'altro ieri tra gli onorevoli del Movimento 5 stelle ha destato un mare di polemiche. Le quali, a loro volta, hanno scatenato la reazione poco ortodossa dei comunicatori grillini della Camera, guidati dal giornalista Nicola Biondo, che su Twitter hanno usato un linguaggio da bar: "Oggi si fanno i cazzi nostri, le linee guida interne della comunicazione, non certo gli interventi in aula di ieri".
 
M5S Montecitorio
Oggi si fanno i cazzi nostri, le linee guida interne della comunicazione, non certo gli interventi in aula di ieri (ora tutti)
Della serie: chi controlla i controllori? Tanto che alcuni eletti incrociati in Transatlantico liquidano così la questione: "Noi con quelli non vogliamo avere nulla a che fare".
Stesso concetto, espresso con toni relativamente più morbidi, espresso da Claudio Messora. Che, oltre ad essere un blogger da anni vicino al M5s, di Biondo è l'omologo al Senato: "La nostra gestione è totalmente differente - spiega ad HuffingtonPost il responsabile della comunicazione M5s a Palazzo Madama - I senatori sono stati eletti dal popolo, e hanno il diritto e la libertà di parlare dove vogliono, quando vogliono e con chi vogliono".
Per capire la questione occorre fare un passo indietro. Secondo il Codice di comportamento degli eletti a 5 stelle, ogni gruppo parlamentare, in quanto associazione privata, ha la facoltà di gestire in proprio il personale che assume, senza la necessità di interfacciarsi tra le due ali del Parlamento. Manca, insomma, un coordinamento politico: "È una questione che esiste - dice Messora - e quella di dotarsi di un coordinamento politico è un'ipotesi ragionevole, che qualcuno da tempo sta ventilando e continua a richiedere con maggior insistenza. Per ora siamo legati al Codice - conferma - che prevede una gestione separata dei gruppi di comunicazione".
Per questo, pur avendo il blogger idee radicalmente diverse dai suoi colleghi di Montecitorio, ammette: "Non ci allineeremo mai, ma non ho nessuna possibilità di intervenire su quel che fanno alla Camera, non posso interferire con il loro lavoro". Tuttavia Messora non si nasconde dietro un dito: "Io e Biondo veniamo da storie diverse, abbiamo impostazioni differenti. Ci sentiamo, affrontiamo alcuni problemi insieme, ma su molte questioni è difficile trovare una conciliazione, non si può andare d'accordo su tutto". Il punto, aggiunge il responsabile della comunicazione a Palazzo Madama, è che noi "rispettiamo la stampa, cerchiamo un rapporto di collaborazione evitando inutili conflittualità. Siamo impegnati semplicemente a veicolare al meglio le iniziative dei nostri senatori e non vogliamo avere con i nostri eletti un'impostazione di tipo aziendalista e dirigista".
Una soluzione potrebbe arrivare da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio? Messora lo esclude: "Solitamente loro non si occupano di queste vicende, non vogliono interferire". Come si dipana il bandolo della matassa? "Potrebbero farlo solo i deputati. Magari facendo riferimento all'articolo 67 della Costituzione". Quello della libertà di vincolo di mandato. O, se preferite, quello contro il quale si scagliò Grillo.Appena tre mesi fa.