giovedì 2 febbraio 2017

Ma che c'è da ridere. Cari grillini dovreste piangere altro che ridere.

Da ieri si è scatenato un grande giubilo tra i grillini sui social network per la sentenza della Corte dei Conti che ha dato ragione alla Raineri e torto a Cantone sulla nomina. Ma davvero ricordate com'è andata la storia e cos'ha detto la Raineri sulla giunta Raggi? E allora cosa avete da esultare di preciso?
ALESSANDRO D'AMATO
C’è molta confusione sotto il cielo a 5 Stelle. Ieri infatti si è diffusa la notizia di una “grande vittoria della Raggi” a causa della pronuncia della Corte dei Conti che non ha rilevato irregolarità sulla nomina di Carla Romana Raineri in Campidoglio: sono così partite una serie di scene di giubilo – di cui abbiamo testimonianze esilaranti anche nella pagina fb di neXt – insieme a una tesi di Ferdinando Imposimato di cinque mesi fa. Ora, non si capisce cosa ci sia da esultare per i 5 Stelle visto che Carla Raineri aveva definito l’amministrazione a 5 Stelle a Roma «un centro di malaffare» in un sms a Paola Taverna, ma forse è necessario riepilogare i fatti e le testimonianze intorno alla vicenda per far comprendere appieno a taluni la portata della decisione.
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La «grande vittoria della Raggi» su Raineri e Cantone

Tutto comincia in agosto quando i giornali pubblicano gli stipendi dello staff dei nominati da Virginia Raggi in Campidoglio: tra questi spicca l’emolumento lordo accordato a Carla Romana Raineri, già nella Giunta di Tronca e suggerita da Marcello Minenna – a sua volta indicato da Luigi Di Maio e Carla Ruocco – per il ruolo di capo di gabinetto: 193mila euro. La stessa Raineri in un’intervista al Messaggero dirà che il suo stipendio è giustificatissimo perché lei è una professionista e si trasferisce da Milano, quindi va pagata così. Nel frattempo nella giunta si formano due fazioni: una legata all’allora vicecapo di Gabinetto Raffaele Marra e che comprende i quattro amici al bar e l’altra, concorrente, formata da Raineri Minenna. Il capo di gabinetto non nasconde molte perplessità sull’operato del suo vice e ne contesta anche alcuni atti. E siamo al 31 agosto: nella notte Virginia Raggi convoca Carla Raineri e dice di aver ricevuto un parere dell’ANAC che giudica sbagliato il calcolo del suo stipendio; le due litigano pesantemente e alla fine la Raineri comunica le sue dimissioni alla sindaca, la quale, alle 4 del mattino, fa pubblicare su Facebook uno status nel quale afferma di averle revocato l’incarico.
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Lo status con cui Virginia Raggi annuncia la revoca di Carla Raineri
La Raineri in una nota stampa rilasciata all’ANSA la smentisce: «Le dimissioni non sono dovute a motivi retributivi o contrattuali: i motivi sono ben altri e saranno a breve resi noti». Non solo: nella stessa giornata la stessa Raggi si smentisce, visto che attraverso il Comune di Roma comunica di aver accettato le dimissioni della Raineri (quindi non è stata revocata dalla Raggi). Per l’addio di Raineri lasciano anche Minenna e Alessandro Solidoro, nominato da un mese amministratore unico dell’AMA e la Giunta Raggi va incontro alla ormai famosa “crisi dell’assessore al bilancio” che si protrarrà per mesi costando alla giunta l’immobilità.

Le denunce di Carla Raineri

Una settimana dopo le dimissioni la Raineri rilascia un’intervista a Repubblica nella quale spiega la sua verità sulle dimissioni.
Si è parlato a lungo del suo stipendio da 193.000 euro.
«Non nego fosse elevato. Ma in linea con quanto percepivo da magistrato. In ogni caso, l’ultimo mio atto in Campidoglio contiene la rinuncia a ogni compenso per l’attività svolta dal 22 luglio al 31 agosto. Piuttosto, sa da chi venne determinato il mio stipendio?».
Da chi? 
«Da Salvatore Romeo, capo della segreteria della sindaca. Fu lui a comunicarmi l’emolumento deciso».
Lo stesso Romeo con il quale si è più volte scontrata in queste settimane? 
«La delibera sulla sua nomina non ha il mio visto. E neppure quello di Laura Benente, dirigente capitolina delle Risorse umane. Hanno atteso che andasse in ferie per raccogliere il compiacente visto di un altro dirigente molto legato a Raffaele Marra (vicecapo di gabinetto, ndr). Quel diniego è costato il posto alla Benente, rispedita a Torino senza neanche il preavviso di 8 giorni che si dà ai domestici».
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Carla Raineri con Francesco Paolo Tronca
Per lei la nomina di Romeo non andava bene, perché? 
«Non per il suo stipendio triplicato ma per la procedura in sé: Romeo era già dipendente del Campidoglio e non poteva essere posto in aspettativa e contemporanemente riassunto dallo stesso ente».
Con Raggi ne ha parlato? 
«In un duro confronto, il 25 agosto, le dissi che me ne sarei andata se le cose non fossero cambiate. Per me, la presenza dell’ex assessore al Bilancio Marcello Minenna era la migliore garanzia della serietà delle intenzioni dei neo-eletti. Ma non si può restare in un luogo di lavoro dove si è avvertiti come una minaccia. Invitai la Raggi a riflettere. Le professionalità in campo non avrebbero avuto problemi nel bypassare personaggi del tutto mediocri: di fatto, però, il duo Marra-Romeo ha continuato a gestire il Campidoglio forte della protezione della Raggi e nell’indifferenza degli altri».
Il 18 ottobre arriva la bomba: la Raggi potrebbe essere indagata per abuso d’ufficio in relazione alla nomina di Salvatore Romeo, assunto in Comune e attivista a 5 Stelle, con stipendio triplicato: proprio la nomina contestata da Carla Raineri. La Giunta si affretta a rifare la nomina di Romeo (che spiegherà: «Nomine errate? Era agosto, faceva caldo, ci siamo sbagliati») e a tagliargli lo stipendio. A novembre si scopre che un memoriale della Raineri sulla vicenda è stato consegnato in procura ed è alla base dell’inchiesta sulle nomine che la procura sta conducendo con un faro su Raffaele Marra e Alfredo Romeo. Particolarmente interessante è il racconto degli incontri avuti con la sindaca alla fine di agosto, quando i nodi delle nomine stavano venendo al pettine:
Avrò visto Raggi complessivamente un paio d’ore in un mese e solo in occasione delle riunioni di giunta. Per contro lei era sempre chiusa nella sua stanza con Romeo e Marra, sempre informati in tempo reale».
«Chiesi un appuntamento a Raggi al ritorno dalle sue vacanze. Il 25 agosto, in occasione di un duro confronto, le riferii che me ne sarei andata se le cose non fossero cambiate». Le pose tre condizioni: allontanare Marra dal Gabinetto e nominare al suo posto un colonnello dei Carabinieri; rivedere la nomina di Romeo; restituire dignità all’ufficio di Gabinetto, limitando le interferenze. «Raggi rimase più che contrariata. Ricordo ancora il suo sguardo pieno d’odio».
Segue il drammatico racconto della notte del 31 agosto in cui, a seguito del parere reso da Anac sulla base di «un finto e strumentale quesito elaborato da Marra», fu convocata in Campidoglio e costretta a fare le valigie. «Un’iniziativa ritorsiva — scrive Raineri — concepita subito dopo il colloquio del 25 agosto, allorché la sindaco apprese la mia indisponibilità ad avallare la delibera di Romeo e trattenere Marra nel Gabinetto, e consumata in riunioni segrete con Marra e Romeo». Severa la richiesta alla Procura: valuti «il comportamento di Raggi, improntato dal preordinato intento di danneggiare la mia immagine e determinare le mie dimissioni».

Cosa c’è da esultare?

Non finisce qui. Arrivano le perquisizioni in Campidoglio per l’inchiesta, mentre si continua a parlare di un avviso di garanzia per Virginia Raggi sulla vicenda. Tanto per essere ancora più chiari sulla posizione della Raineri riguardo la Raggi, vengono pubblicati gli sms tra Paola Taverna e l’ex capo di gabinetto:
Raineri, 18.53: «Che vuoi che ti dica Paola. Ho letto sconcertata! Qualunque commento sarebbe offensivo e preferisco tacere!».
Taverna, 18.59: «Ti sei fatta la tua opinione per due righe di giornale». 19.00: «Ma cosa vuoi che ti dica. Va bene così». 19.01: «Pensa di me quello che vuoi. So di essere stata sempre una persona corretta». 19.15: «Io ho una responsabilità enorme nei confronti del Movimento 5S nazionale». 19.16: «Carla sono sufficientemente provata e penso anche tu. Lasciamo stare che è meglio». 19.17: «Mo la stronza sono io. Va beh meglio che taccia anch’io».
Raineri 19.22. «Direi che è proprio meglio lasciar stare. Mi chiedo soltanto perché ci avete così tanto voluti! (il riferimento è a lei e a Marcello Minenna ndr) Io non vi avevo mai cercati! Non si chiamano i magistrati e le persone oneste a condividere centri di malaffare!».
Taverna, 19.24 «Condividere i centri di malaffare?».
Raineri, 19.24: «Proprio così! Cara Paola dopo quello che è successo l’unica cosa decente da fare era prendere le distanze dalla sindaca non certo sostenerla!».
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Carla Raineri con Virginia Raggi
E arriviamo a ieri. La Corte dei Conti non rileva irregolarità nella nomina di Carla Raineri, smentendo così l’ANAC e Virginia Raggi che si era rivolta a Cantone. Lei rilascia questa dichiarazione: “Sono molto lieta per la pronuncia della Corte dei Conti, ma non sono affatto stupita. Mi aveva invece molto stupito, a suo tempo, il parere dell’Anac che sanciva la illegittimità della mia nomina e che ora il giudizio della Corte dei Conti ha definitivamente travolto, non senza sottolinearne la manifesta infondatezza e la intrinseca erroneità”. “Forse è stata colpa della fretta – ha aggiunto Raineri- con cui l’Anac ha reso il parere. Certo che se il presidente Cantone mi avesse sentita in contraddittorio, come sarebbe stato opportuno per la mia qualità di magistrato e necessario per quella di controinteressata, avrebbe evitato una cosi’ deplorevole censura”. L’ANAC risponde a sua volta con un comunicato stampa: “Il parere che l’Anticorruzione stese sull’inquadramento di Carla Raineri era meramente tecnico”, non prevedeva un contraddittorio ed è stato assunto da un’Authority che “svolge valutazioni prettamente giuridiche”. Anac fa notare innanzitutto che sul parere relativo all’inquadramento di Carla Raineri come capo di gabinetto c’è stato, come di consueto, un’istruttoria da parte degli uffici. Alla quale è seguita – anche in questo caso, come sempre – una valutazione collegiale del Consiglio dell’Anac, che ne rivendica la legittimità. Per l’Autorità non c’è quindi alcuna “manifesta infondatezza”, “intrinseca erroneità” né “deplorevole censura”, come afferma la diretta interessata, dal momento che le posizioni interpretative non sono univoche al riguardo: per il conferimento dell’incarico il Campidoglio non ha applicato sempre la stessa procedura (ed è proprio questo il motivo alla base del quesito posto all’Anac) e su casi analoghi la giurisprudenza non è univoca.Ferdinando Imposimato, vicino alla fazione di Minenna e Raineri, su Facebook cinque mesi fa infatti scriveva:
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Insomma, ricapitolando: il parere all’ANAC sullo stipendio della Raineri fu chiesto da Virginia Raggi e, sostiene la Raineri, con l’intenzione di ridimensionarla nella guerra tra fazioni scatenatasi nella giunta a causa di Marra e Romeo; la Raineri aveva evidentemente ragione nelle sue contestazioni visto che la Corte dei Conti ha confermato le sue tesi. La vicenda ha scatenato un terremoto nella Giunta, un’indagine sulle nomine e una serie di leaks nei quali Raggi, Taverna e tutti gli altri non ci fanno grandi figure. E quindi per cosa esattamente stanno esultando i grillini?

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