martedì 31 gennaio 2017

Travaglio, il Direttore di bronzo che prima esalta e poi denigra Marra

Il Fattone
Travaglio
Ora lo paragona a Craxi ma ieri era una specie di eroe 
 
Tutto il bronzo della galassia non basterebbe a comporre la faccia di Marco Travaglio, fino a ieri sponsor numero uno, santo protettore e fedele servitore di Raffaele Marra e oggi, siccome l’ex braccio destro di Virginia Raggi è finito a Regina Coeli, allegramente in prima fila a sputargli addosso.
In attesa che il Fatto pubblichi le riflessioni che i “quattro amici al bar” (Raggi, il vicesindaco Frongia, Marra e il capo della segreteria Romeo) si scambiavano sull’impegno e la dedizione di Travaglio nel rendere presentabili al pubblico grillino i loro intrighi, è utile rileggere il brogliaccio di un’intercettazione agli atti dell’inchiesta: “Salvatore (Romeo) – scrivono i carabinieri – dice che ha notato Virginia (Raggi) molto forte e molto incazzata […]. Marra dice che è lui che è andato da Grillo e aggiunge che un giorno gli racconterà tutto. Salvatore dice che anche lui deve parlargli, ma non per telefono. Salvatore ha sentito Marco Travaglio e dicono che ha fatto un bel lavoro. Marra dice che lui non può chiamare Travaglio”.
In effetti Travaglio ha davvero fatto un “bel lavoro”: il 17 settembre aveva scritto in un vibrato e vibrante editoriale che “Raffaele Marra, ex finanziere plurilaureato, ha collaborato con le giunte Alemanno e Polverini, come pure con Zingaretti e Marino, almeno finché non lo cacciavano, il che avveniva regolarmente perché troppo ‘giacobino’ (parola di Alemanno), cioè perché denunciava un sacco di porcherie in procura”.
Povero Marra, povera Raggi. “Appena la Raggi l’ha chiamato come vicecapo di gabinetto – proseguiva il Direttore di Bronzo –, Marra è diventato il paria, l’appestato, l’uomo nero. Per smorzare la tensione, la sindaca l’ha spostato al Personale. Invano: Marra continua a occupare ogni giorno una o due pagine dei giornaloni”.
Meno male che oltre ai “giornaloni” c’è anche il Fatto, pronto a ristabilire la verità, cioè a coprire con una fitta cortina fumogena e una buona dose di balle spaziali le malefatte, gli intrighi e gli imbrogli dei “quattro amici al bar”: “Marra – scrive il Direttore di Bronzo nell’editoriale dell’8 settembre – è dipinto come l’uomo nero di Alemanno, mentre da dirigente pubblico ha sempre denunciato in Procura le illegalità in cui si imbatteva, inimicandosi la destra alemanniana come la sinistra piddina”.
Insomma, un eroe: tanto da meritarsi un’intervistona il successivo 5 novembre, sapientemente intitolata “Parte del M5s attacca me per colpire la Raggi”. Complotto, complotto!
Il “bel lavoro” di Travaglio – lo spirito è forte ma, si sa, la carne è debole – s’interrompe tuttavia quando il plurilaureato campione della moralità pubblica finisce in galera per una presunta tangente di 367mila euro.
Se la Raggi se la cava spiegando in conferenza stampa che quel certo Marra appena arrestato “è soltanto uno dei 23mila dipendenti comunali”, il Direttore di Bronzo non riesce a trattenersi e oggi, al termine di un confuso editoriale in cui propone di risolvere il sovraffollamento carcerario riempiendo gli stadi di detenuti (un po’ come nel Venezuela di Pinochet tanto caro al suo amichetto Di Maio), lancia la condanna definitiva, la peggiore, l’immedicabile: Marra è come Craxi.
E bravo Travaglio! Non vediamo l’ora di leggere il suo editoriale a commento della chat che parla anche di lui e che, quando diventerà pubblica, ci aiuterà a capire i veri rapporti fra il Direttore di Bronzo, la giovane assistente dello studio Previti e l’uomo che “ha sempre denunciato in Procura le illegalità in cui si imbatteva”.

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