giovedì 15 settembre 2016

Un piccolo fact checking delle affermazioni del vicepresidente della Camera durante l'intervista a Politics. Stranamente il conduttore che buttava fuori i politici nello spot non si è accorto di nulla
ALESSANDRO D'AMATO
Ieri Luigi Di Maio si è finalmente presentato a Politics da Gianluca Semprini dopo la grande fuga della settimana precedente in conseguenza del Mailgate sull’indagine Muraro. Al netto delle battute sul “La telefono”, l’intervento di Di Maio sulle faccende romane è stato un florilegio di affermazioni curiose che però non sono state in alcun modo confutate dal conduttore. Isoliamo un paio di domande sulla questione dell’assessora Paola Muraro per far notare tutte le lievi inesattezze pronunciate dal vicepresidente della Camera, inesattezze che fanno comprendere non certo la malafede di Di Maio (perché è evidente che lui crede davvero che quello che dice sia vero) ma la sua incapacità di comprendere i veri termini della questione.
Tutto nasce dall’indagine sull’assessore Muraro. Il 19 luglio lei ha avvertito la Raggi. Lei quando è stato avvertito?
I primi giorni di agosto, e come ho spiegato in quei giorni l’ex amministratore delegato dell’azienda dei rifiuti di Roma aveva annunciato 14 denunce all’assessore Muraro. L’ex amministratore delegato dell’AMA era una persona voluta dal PD che stava andando via su nostra richiesta e che prima di andare denuncia l’assessore Muraro. Quando io vengo a sapere dell’ipotesi di iscrizione nel registro degli indagati la ricollego a uno del PD che aveva denunciato. E’ come se io denunciassi lei e poi venissi a dire che lei è indagato.
La frase di Di Maio, che potete riascoltare nel video, è completamente sbagliata. Innanzitutto non è vero che Daniele Fortini, presidente del CdA di AMA, abbia mai annunciato di aver fatto quattordici denunce nei confronti di Paola Muraro. Si tratta invece di 14 esposti che Fortini ha presentato in procura nel periodo in cui ha ricoperto la carica; soltanto alcuni, come detto dallo stesso Fortini, si riferiscono al ruolo della Muraro e molti sono stati presentati prima che la Muraro divenisse assessora della giunta Raggi. In ogni caso non si tratta di denunce dirette contro la Muraro. È anche falso che Fortini stesse andando via su richiesta del M5S. La Raggi ha invece confermato dapprima i vertici di tutte le municipalizzate e delle aziende partecipate del Comune di Roma, che si sono presentati con le dimissioni in tasca nel primo incontro avuto con la sindaca dopo le elezioni. È vero quindi il contrario di quanto affermato da Di Maio: con un gesto di cortesia istituzionale – tra l’altro imposto dal loro mandato – Fortini, Rettighieri e gli altri (compresi i vertici di ACEA, che non a caso sono ancora lì nonostante le idee bellicose della sindaca in campagna elettorale) hanno presentato le dimissioni e il M5S, responsabilmente, ha deciso di confermarli fino alla fine del mandato. Poi è arrivato lo scontro con Fortini in seguito al patto segreto per l’immondizia a Roma e a quel punto lo stesso Fortini si è presentato dimissionario all’assemblea dei primi di agosto, venendo successivamente sostituito da Stefano Bina e Alessandro Solidoro che nel frattempo ha lasciato la municipalizzata dopo le dimissioni di Minenna da assessore al bilancio. Di Maio in realtà sembra scambiare la vicenda Fortini con quella dell’esposto presentato il giorno prima della fine della campagna elettorale da Renato Ienaro, presidente del Circolo romano sanità e ambiente del Partito democratico e presidente dell’associazione nazionale libertà e progresso (Anlep), poi archiviato. Vediamo adesso il secondo botta e risposta:
Voi non avete detto una piccola bugia in questa questione tra indagato e avviso di garanzia?
Il diavolo si annida nei dettagli. Quando a settembre un famoso quotidiano italiano titola con uno scoop “Muraro indagata da aprile” – beh, quello non era collegabile a Fortini che aveva denunciato la Muraro perché era un’indagine precedente, tanto che avevamo saputo che la procura l’aveva nascosta…
A cosa si sta riferendo Di Maio? A un articolo pubblicato dal Corriere della Sera il 4 settembre, ovvero il giorno prima dell’udienza di Muraro e Raggi in commissione ecomafie. Ma c’è un dettaglio: nell’articolo non si dice proprio per niente che la Muraro era indagata da aprile.
luigi-di-maio-politics
La circostanza dell’indagine nata ad aprile è venuta invece fuori durante l’audizione di Muraro e Raggi alla commissione Ecomafie, e più precisamente all’inizio, quando il presidente della Commissione Alessandro Bratti ha letto una comunicazione della procura. Ma soprattutto: l’indagine sulla Muraro scaturisce anche (ma non solo) dai dossier di Fortini in procura, quindi Di Maio, che dice che l’indagine non era ricollegabile alle denunce di Fortini, sbaglia ancora, anche se si tratta soltanto di un’imprecisione:
Nella delega consegnata al Noe i magistrati chiedono di controllare, per ogni anno, i quantitativi di spazzatura trattati e prodotti. Il motivo è ben spiegato nell’ordinanza di custodia cautelare che nel 2014 fece finire agli arresti lo stesso Cerroni per l’accusa di traffico illecito di rifiuti e fece emergere i problemi legati agli impianti Tmb (Trattamento meccanico biologico). Il provvedimento specificava che l’allora prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro aveva mandato i carabinieri a controllare il funzionamento dei Tmb di Malagrotta accertando che «uno funzionava soltanto al 23 per cento del potenziale e l’altro al 57 per cento». Non solo. Scriveva il gip: «La cosa interessante è vedere come, dei 4 impianti, i due di proprietà dell’Ama lavorano rispettivamente al 60 per cento e a pieno regime, mentre i due di proprietà di Cerroni fino a poco tempo fa lavoravano uno al 60 per cento, mentre l’altro era spento». Ed è questa circostanza ad aver alimentato il sospetto che si fosse deciso di andare a ritmo «ridotto» proprio per favorire una vera e propria spartizione. (Fiorenza Sarzanini, Corriere della Sera, 5 settembre 2016)
Insomma, un paio di inesattezze che non testimoniano la malafede di Luigi Di Maio, ma il suo pressappochismo nell’approcciare i dossier di cui si dovrebbe occupare. Più che altro quello che balza agli occhi non è tanto Di Maio – che in quanto politico ha tutto il diritto di ricordare male, diciamo – ma il fatto che Gianluca Semprini, ovvero quel Gianluca Semprini che alla vigilia di Politics faceva girare uno spot in cui mostrava un politico defenestrato perché non rispondeva alle domande, quando è finita la magia delle favole della pubblicità non abbia avuto il coraggio o la competenza di correggere le inesattezze di Di Maio, che non si fondavano mica sulla conoscenza di dossier segreti, ma semplicemente sulla lettura dei giornali. Evidentemente la pubblicità era una buffonata. E Semprini è davvero l’erede di Vespa, come diceva chi l’ha scelto.

Nessun commento:

dipocheparole     venerdì 27 ottobre 2017 20:42  82 Facebook Twitter Google Filippo Nogarin indagato e...