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ROMA 
- Oltre due ore per tre emendamenti. Bocciati, tra l'altro. Poi lo stop alla seduta: si riprende domani alle 9:30. L'ostruzionismo di M5S, Sel e altre opposizioni fa effetto sulle prime votazioni sulle riforme costituzionali nell'aula del Senato. Dichiarazione di voto su ogni articolo, richiesta di votazione per parti separate, verifica del numero legale, dichiarazioni in dissenso dal gruppo (per le quali i senatori hanno a disposizione un minuto di tempo). Ogni tattica possibile per rallentare all'infinito i lavori. Per i primi due emendamenti sono state necessarie oltre due ore per arrivare al voto.

Napolitano contro l'ostruzionismo. Il presidente Napolitano, dopo il monito di ieri, è tornato nuovamente a spingere per le riforme: in un incontro serale con il presidente del Senato Grasso, che ha fatto notare al Colle "le gravi difficoltà rappresentate da un ostruzionismo esasperato tradottosi in un numero abnorme di emendamenti", Napolitano ha "insistito sul grave danno che recherebbe al prestigio e alla credibilità dell'istituzione parlamentare il prodursi di una paralisi decisionale su un processo di riforma essenziale". Lo rendono noto fonti del Colle interpellate sull'incontro odierno.

Il Pd contro Grasso.
 Il Pd non ci sta e attacca il presidente del Senato, Pietro Grasso: "E' un'ora e mezza che stiamo discutendo e abbiamo votato un solo emendamento", ha dichiarato il dem Luigi Zanda poco prima dello stop alla seduta di oggi. "Il presidente Grasso ha parlato di armonizzazione o di altra pratica. Ci dica se dobbiamo procedere con questo ritmo di lavori. Su una questione di questa rilevanza soffermarsi un'ora e mezza ci dice molto sul nostro futuro".

Il M5S: "Un'ora per emendamento è normale". "Il capogruppo del Pd Luigi Zanda si lamenta perché ci è voluta più di un'ora per votare un solo emendamento. A lui e a tutto il suo gruppo rispondiamo: è la democrazia, bellezza", ha affermato in una nota il capogruppo del Movimento 5 stelle in Senato, Vito Petrocelli.

VIDEOBLOB - L'OSTRUZIONISMO DEL M5S IN AULA



Renzi: "I frenatori non ci fermeranno".
 E Matteo Renzi come ha reagito allo stallo in Senato? Secondo quanto si è appreso in serata, il premier sa che i "frenatori" delle riforme sono preoccupati perché "stiamo riuscendo davvero a farle". Renzi, secondo quanto si apprende, avrebbe scherzato con i suoi: "Uno spot migliore non ce lo potevano fare". Riguardo a possibili "concessioni" o "compromessi" sulle riforme, Renzi avrebbe inoltre ricordato che il quadro delle riforme deve essere "unitario" e "condiviso", non deve snaturare l'impianto secondo il solito principio: quello che si tocca deve essere deciso insieme.

Il voto segreto. Nell'empasse, è stato comunque scelto il voto segreto su alcuni 'temi' del ddl Boschi, come quelli che riguardano i diritti civili e le funzioni delle Camere. Lo ha ammesso, parlando all'Aula del Senato alla riapertura pomeridiana dei lavori, il presidente Pietro Grasso, basandosi sui principi dell'articolo 113 del regolamento di Palazzo Madama. Il voto segreto "è sempre ammissibile", precisa la seconda carica dello Stato, "laddove si faccia riferimento alla tutela delle minoranze linguistiche". Voto non palese anche "sui soli emendamenti riferiti alle funzioni delle Camere, presentati agli articoli 1 e 18 del ddl Boschi, e non al procedimento legislativo (art.10)".

Grasso: "Ostruzionismo senza precedenti". In tutto sono state 920 le richieste di voto segreto avanzate dalle opposizioni - in primis M5s, Sel e Forza Italia - "un numero che non ha precedenti nella prassi parlamentare", ha commentato Grasso. Che poi ha precisato: "Sull'opportunità di voto non palese i gruppi si sono divisi: le opposizioni, compresa Forza Italia, hanno detto sì. La maggioranza aveva perplessità". E ha concluso: "Abbiamo stabilito un principio per materia, in base al quale di volta in volta si potrà stabilire quali emendamenti saranno oggetto di voto segreto. Gli uffici stanno preparando un elenco che sarà distribuito".

Il caso del voto segreto nel M5S. A questo proposito, si è aperto un caso nel Movimento 5 Stelle. Il componente grillino nella Giunta del Regolamento, Maurizio Buccarella, ha annunciato, al termine della riunione, che "pur essendo noi favorevoli al voto palese, in questo caso, a Regolamento vigente, ci siamo espressi a favore della possibilità del voto segreto". Una mossa per catturare quanti più voti contrari possibili alla riforma del governo Renzi, ma, contestualmente, una presa di posizione avversa ai principi del Movimento, che si è sempre schierato per quello palese. Tanto che poco dopo è intervenuto il leader Beppe Grillo, a smentire: "Il M5S è da sempre per Il voto palese", ha scritto sul suo blog, "in data 17 settembre 2013 il Movimento ha depositato una proposta di modifica del regolamento del Senato atta a prevedere il voto palese per ogni tipo di deliberazione"

Blog - Quando per Grillo il voto segreto era un "abominio" (di Marco Bracconi)

Renzi: "Non ci fermeranno". In mattinata Matteo Renzi a Bergamo, inaugurando la nuova autostrada A35 Brebemi (Brescia-Bergamo-Milano), ha ironizzato sulla lentezza dell'esame del ddl costituzionale al Senato: "Possono rallentarci, ma non fermarci - ha affermato il premier - Vorrà dire che quest'estate lavoreranno in molti". "Non mollo, vado avanti senza paura", ha assicurato Renzi, che sembra aver risposto indirettamente all'esortazione dell'ad Fiat Sergio Marchionne a "tener duro". I 'frenatori' delle riforme costituzionali potranno "fare qualche scherzetto sul voto segreto al Senato - ha continuato il presidente del Consiglio - ma andremo alla Camera e cambieremo il testo". In serata poi, secondo quanto si apprende, il premier avrebbe scherzato con i suoi: "I 'frenatori' uno spot migliore non ce lo potevano fare".

Vendola: "Stop ostruzionismo, se...". Tuttavia, Vendola, che nel pomeriggio è stato ricevuto da Napolitano, ha dichiarato di valutare il ritiro degli emendamenti qualora il governo dimostrasse "buona volontà". Sel chiede che il governo interrompa "l'ostruzionismo" sulle riforme e avverte che, se arriveranno segnali, ci sarà spazio per ridurre il numero degli emendamenti. Due, in particolare, i temi sui quali Vendola chiede segnali: "Il numero di firme per il referendum e per le leggi di iniziativa popolare. Noi - ha spiegato - vogliamo discutere nel merito".

La "mediazione" di Calderoli.
 Al termine della Giunta, è spuntata una proposta di mediazione, di cui si è fatto portavoce Roberto Calderoli, relatore del ddl assieme ad Anna Finocchiaro: "I relatori hanno già predisposto delle proposte - ha spiegato l'esponente del Carroccio - Se il governo le fa proprie, le riforme vengono approvate in una settimana". Tra i punti al centro della proposta l'ipotesi di diminuire le firme per la raccolta dei referendum e di modificare le modalità per l'elezione del presidente della Repubblica; possibilità di cambiare le competenze del Senato in materia di leggi di bilancio.

SCHEDA - IL NUOVO SENATO NELLA RIFORMA DEL GOVERNO

Intanto non si placano le polemiche sul calendario dei lavori a tappe forzate approvato ieri a Palazzo Madama. E sulla minaccia, ventilata dal premier, di un ritorno alle urne nel caso le riforme vadano a monte. Da un lato Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia al Montecitorio, ha attaccato su Twitter: "Non si fa la riforma del Parlamento sotto il ricatto delle elezioni anticipate. Ha niente da dire Napolitano? Chi è che scioglie le Camere? Napolitano o Renzi?". Dall'altro, il senatore dissidente del Pd Corradino Mineo su Facebook ha criticato il calendario: "Ieri la conferenza dei capigruppo non se l'è sentita di imporre la ghigliottina al dibattito sulle riforme, sarebbe stata una primizia assoluta, ma ha condannato l'aula di Palazzo Madama a qualche settimana di lavori forzati".

Berlusconi scettico. "Ci sono tempi e modi" per fare le riforme e il "brandire la spada" di certo non aiuta. Secondo quanto risulta all'Ansa, è un Silvio Berlusconi a dir poco scettico, quello che, da Palazzo Grazioli, assiste all'accendersi del dibattito sulle riforme. L'ostruzionismo al Senato, i "diktat" del governo, lo stesso atteggiamento del Pd non passano inosservati. Tanto che, da qualche ora, torna ad emergere l'ipotesi di un contatto 'chiarificatore' tra il leader di FI e il premier Matteo Renzi.

Mentre il deputato Pd e fedelissimo di Renzi Ernesto Carbone si è rivolto all'opposizione intervenendo su Raitre ad Agorà Estate: "Vorrei che Sel, Fratoianni piuttosto che il M5S prendessero una, due, tre, quattro, cinque, dieci modifiche a questa legge costituzionale e facessero le loro proposte, si tratti e si vada avanti. Presentare 6mila emendamenti a cosa serve? Lo capiscono anche i bambini che è una manovra per disturbare". Ma Fratoianni, sempre ad Agorà: "I seimila emendamenti di Sel rappresentano uno strumento legittimo di battaglia parlamentare dell'opposizione. Poniamo semplicemente una questione generale sugli effetti di legge elettorale/riforma costituzionale che rischiano di alterare gli assetti democratici delle Istituzioni".

Un invito al dialogo è arrivato anche da Ncd, per bocca di Maurizio Sacconi, capogruppo al Senato: "Il dialogo tra il governo e i gruppi parlamentari deve continuare ma nella consapevolezza che l'ostruzionismo deve avere un limite". E sul blog di Beppe Grillo è comparso un fotomontaggio che ritrae Maria Elena Boschi in versione Maleficent, la strega de 'La bella addormentata' interpretata da Angelina Jolie. In un post a firma di Aldo Giannuli si insiste sul rischio di una "svolta autoritaria", insito nel ddl presentato dal ministro.