Ma il giornalismo italiano ha fatto vincere Grillo
Scritto da Emilio Fabio Torsello il 8 marzo 2013 in Editoriale
Invece di inchiodare i politici e i comici al loro futuro, il giornalismo italiano ha passato il tempo a inseguire le dichiarazioni, chiedere commenti, impressioni e smerciare sondaggi basati sul poco o nulla. Dall’altra parte, proprio chi taccia i media di complottismo ha saputo usarli alla perfezione: Grillo non ha avuto bisogno di andare in televisione a traballare sulle proposte inapplicabili contenute nel suo programma cui l’avrebbero inchiodato. Gli è bastato riempire le piazze, lanciare comunicati dal blog. Sapeva benissimo che i media avrebbero comunque parlato di lui. Ma non del programma bensì dei suoi attacchi vaffanculeschi – “siete circondati!” – che facevano notizia distogliendo l’attenzione dai numeri e dalle cifre di quanto propone di fare una volta al governo (sempre che voglia davvero andarci, l’impressione al momento è ben altra).
Ballarò, nella sua ultima puntata ha dimostrato come sia impraticabile il programma proposto dal comico. Ieri l’inchiesta dell’Espresso (che in realtà si era già occupato del Grillo) che sarà oggi in edicola e tratta del resort di Beppe Grillo. Il video della tenuta, ad esempio, era on line su Youtube da quattro anni. La domanda è: era così necessario inseguire le sparate berlusconiane per tutta la durata della campagna elettorale? Non si poteva andare a indagare la storia e i programmi dei candidati – nessuno escluso -, ignorando Imu e panzane varie?
Per tacer di Giannino: non fosse stato per Zingales, nessuno si sarebbe mai accorto dei suoi titoli di studio inesistenti. Si pensava all’Imu.
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