giovedì 10 marzo 2016

Così lontani, così vicini. L’amore impossibile tra Lega e Cinque Stelle

Il leader padano Matteo Salvini lancia le candidate grilline di Roma e Torino. «Al ballottaggio voterei per loro». Tanto basta per riaprire l'antica suggestione, sempre smentita, di un'intesa tra Carroccio e M5S. Ma tra tante affinità, pesano ancora le divergenze

GABRIEL BOUYS/AFP/Getty Images

10 Marzo 2016 - 14:20
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Un matrimonio non potrà mai esserci. Forse è difficile che si arrivi persino a un fugace incontro fra amanti. Ma un amore platonico fra Lega e Movimento Cinque Stelle è nell’ordine delle cose. Soprattutto dopo che Matteo Salvini, imprevedibile più che mai nel cammino verso le Comunali di giugno, ha espresso parole di stima per le candidate grilline a Roma e a Torino, lasciando immaginare che in una storia diversa le avrebbe scelte lui. Secondo il leader leghista, Virginia Raggi e Chiara Appendino sono due che «hanno le idee chiare su quello che bisogna fare». Di più: «Se nelle due città ci fosse un ballottaggio tra Pd e Grillo - ha detto Salvini - voterei certamente per i candidati M5S». Al netto di spericolate ipotesi giornalistiche, non c’è alcun accordo in vista. Eppure le parole del segretario padano riaprono uno degli scenari politici più suggestivi degli ultimi mesi.
I retroscena di Palazzo si sono spesso nutriti di voci su un accordo fra Lega e Cinque Stelle. Una tacita intesa contro il nemico comune, Matteo Renzi. Le indiscrezioni si sono sprecate e sono sempre state smentite. Ma tra i due movimenti ci sono molte affinità e diversi punti di contatto. I grillini e il Carroccio si presentano come due forze anti-sistema, due offerte politiche che strizzano l’occhio al populismo, simili nella scelta di un linguaggio poco ortodosso e nella forza carismatica dei rispettivi leader. Sono anche - lo dicono i sondaggisti - le due realtà che più hanno suscitato attenzione da parte dell’opinione pubblica, almeno nel recente passato.
I retroscena di Palazzo hanno spesso raccontato l’accordo fra Lega e Cinque Stelle. Una tacita intesa contro il nemico comune, Matteo Renzi. Le indiscrezioni si sono sprecate e sono sempre state smentite
In Parlamento hanno talvolta combattuto sullo stesso fronte. Insieme nell’ostruzionismo al governo, unite nel lasciare l’Aula quando si è trattato di salire sull’Aventino. I cronisti ricordano ancora gli scontri con l’esecutivo durante l’approvazione dei decreti Imu-Bankitalia e svuotacarceri. Ma anche la lunga partita della riforma costituzionale. Una comunità d’intenti - bisogna dire - giustificata dal comune ruolo all’opposizione, più che da vicinanze programmatiche. Anche a Bruxelles, Lega e Cinque Stelle sono separati ma pur sempre vicini, in opposizione ai gruppi Popolare, Socialista e Liberale che “governano” insieme. I salviniani sono nello schieramento anti-euro capeggiato da Marine Le Pen. I parlamentari M5S siedono nell'altro gruppo euroscettico, in scia all’Ukip di Nigel Farage. E non è difficile immaginare che Salvini e Grillo staranno probabilmente dalla stessa parte quando il 23 giugno i cittadini della Gran Bretagna voteranno sulla permanenza nell'Ue.
In Lombardia, la Regione più popolosa, Lega e Cinque Stelle si combattono, ma su alcune questioni collaborano da tempo. Il governatore leghista Roberto Maroni ha potuto far approvare dal Consiglio regionale la proposta di referendum consultivo sulla maggiore autonomia solo grazie ai voti decisivi dei nove consiglieri grillini. Appena pochi giorni fa, invece, la richiesta dei Cinque Stelle di istituire una commissione regionale d'inchiesta sui conti dell'Expo (anche in chiave anti-Sala, il candidato sindaco renziano a Milano che è stato commissario dell'Esposizione universale) ha ricevuto subito il sostegno della Lega e del resto del centrodestra. Lo stesso Maroni ha colto una suggestione grillina, avviando un percorso che porterà a una legge regionale con alcune misure che richiamano il reddito di cittadinanza.

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